16 indicatori per illustrare l’ambiente nel nostro Paese

2679

Fra i documenti presentati il 3 giugno con la partecipazione del Presidente del Parlamento Europeo, del Presidente del Consiglio, del Ministro dell’Ambiente di altre autorità, vi l’edizione 2019 del “Rapporto Ambiente SNPA“.

Si tratta della terza edizione di questo documento, dopo quelle del 2018 e del 2017) che fornisce una conoscenza ambientale del nostro Paese basata su informazioni oggettive, affidabili e confrontabili, che gli con- sente di raggiungere gli obiettivi prefissati e di vincere le ulteriori nuove sfide che si presenteranno.

Il Rapporto Ambiente SNPA è lo stadio conclusivo e qualificante di un intero processo conoscitivo, costruito e aggiornato dall’attività ordinaria del Sistema, che parte dal flusso dei dati reperiti tramite il monitoraggio e controllo e termina con un complesso lavoro di reporting al quale hanno partecipato ISPRA e tutte le ARPA/APPA. Il documento fornisce anche una panoramica sulle attività svolte nel Sistema, attraverso l’analisi di studi, ricerche e progetti ritenuti particolarmente rilevanti per il SNPA, la cui descrizione può essere di interesse per la collettività.

Il fine, dunque, di questo documento è certamente quello di essere di supporto alle politiche, ma anche di esortare il confronto tra esperti della materia e cittadinanza, e di stimolare la collettività a modificare i propri comportamenti in grado di produrre effetti sulla quantità e qualità del capitale naturale e in particolare degli ecosistemi.

Il Rapporto è articolato in due parti. La prima descrive le realtà regionali attraverso l’analisi di 16 indicatori, ed è su questa prima parte che ci soffermiamo in questo articolo. La seconda è composta da brevi articoli che riguardano specificità regionali e/o attività SNPA particolarmente rilevanti e di interesse per la collettività, di cui parleremo nelle prossime settimane/mesi su AmbienteInforma.

I 16 indicatori del Rapporto Ambiente SNPA

Controlli SNPA (AIA e Seveso)

Controlli SNPA presso stabilimenti AIA e Seveso. Anni 2017-2018
Controlli SNPA presso stabilimenti AIA e Seveso. Anni 2017-2018

Nel 2018 il numero dei controlli ambientali presso gli impianti AIA non si discosta molto da quanto effettuato nel 2017. Nello specifico l’attività di controllo del Sistema presso gli impianti AIA è consistita in 2.281 visite ispettive ordinarie e straordinarie AIA regionali e 100 AIA statali (2.407 visite AIA regionali e 76 visite AIA statali nel 2017). Per le verifiche ispettive Seveso di soglia superiore gestite a livello statale si registra una lieve flessione (143 e 187 verifiche ordinarie e straordinarie rispettivamente nel 2018 e 2017).


Emissioni di gas serra

Gas serra: distribuzione delle emissioni per settore. Anno 2017
Gas serra: distribuzione delle emissioni per settore. Anno 2017

In Italia, nel 2017, le emissioni totali di gas serra, espresse in CO2 equivalente, sono Le emissioni totali di gas a effetto serra si riducono nel periodo 1990-2017 del 17,4%, passando da 517,7 a 427,7 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Nell’ultimo anno, tra il 2016 e il 2017, si registra una riduzione pari a un punto percentuale. L’andamento complessivo dei gas serra è determinato principalmente dal settore energetico e quindi dalle emissioni di CO2 che rappresentano poco più dei quattro quinti delle emissioni totali lungo l’intero periodo 1990-2017.


Particolato (PM10)

PM10: percentuale delle stazioni di monitoraggio che nel 2018 hanno superato il limite di Legge

L’andamento decrescente dei livelli atmosferici di PM10 prosegue, coerentemente con quanto osservato in Europa nell’ultimo decennio, come risultato della riduzione congiunta delle emissioni di particolato primario e dei principali precursori del secondario (ossidi di azoto, ossidi di zolfo, ammoniaca). Tuttavia, avendo come orizzonte temporale il 2020, in riferimento all’esposizione a breve termine della popolazione, oltre al lontanissimo obiettivo di raggiungere i livelli raccomandati dall’OMS (nel 75% dei casi si registrano oltre tre superamenti della soglia di 50 μg/m3 per la media giornaliera), anche rispettare l’obiettivo previsto dalla normativa (non più di 35 superamenti della soglia di 50 μg/m3 in un anno) su tutto il territorio nazionale sembra piuttosto difficile: nel 2018 non è stato rispettato nel 18% dei casi.


Aree di tutela ambientale

Biodiversità: Aree protette e ReteNatura2000

In Italia ad oggi, rispetto all’ultimo Elenco Ufficiale delle Aree protette (EUAP, 2010), si è verificato un incremento del numero di aree protette e superfici tutelate. In ambito terrestre sono state istituite 843 aree protette (alcune delle quali comprendono anche una parte a mare) per una superficie di oltre 3 milioni di ettari, pari a circa il 10,5% della superficie nazionale. L’ambito marino è invece tutelato da 39 aree protette, di cui 29 sono Aree Marine Protette, con una superficie marina tutelata che supera i 307.000 ettari. A queste si aggiungono il Santuario internazionale dei mammiferi marini e i due Parchi Archeologici sommersi di Baia e Gaiola.

La Rete Natura 2000, costituita da Zone di Protezione Speciale (ZPS), Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e Zone Speciali di Conservazione (ZSC), al netto delle sovrapposizioni è costituita da 2.613 siti, per una superficie totale netta a terra di 5.826.777 ettari, pari al 19,3% del territorio nazionale e da una superficie a mare di 587.771 ettari. Sono presenti 613 ZPS (335 delle quali coincidenti con SIC/ZSC) e 2.335 SIC/ZSC (di cui il 95% è designato come ZSC).


Aziende agricole che aderiscono a misure ecocompatibili e che praticano agricoltura biologica

Agricoltura biologica: superficie coltivata e operatori addetti

Nel 2018 la superficie coltivata secondo il metodo biologico o in conversione, in Italia, è pari a circa 1,96 milioni di ettari, con un incremento del 2,6% rispetto al 2017. I principali orientamenti produttivi riguardano le colture foraggere, i pascoli ed i cereali. Gli operatori del settore sono oltre 79.046, con un aumento del 4,2% rispetto al 2017. L’incidenza percentuale del biologico, rispetto ai dati nazionali (Istat, SPA 2016), è pari al 15,5% della SAU nazionale e al 6,1% delle aziende agricole del Paese.


Consumo di suolo

Suolo consumato a livello nazionale. Anno 2018

Il consumo di suolo in Italia continua a crescere. Nel 2018 le nuove coperture artificiali hanno riguardato, in linea con i dati del 2017, circa 5.100 ettari di territorio, ovvero, in media, circa 14 ettari al giorno con una velocità di tra- sformazione di circa 2 m2 di suolo che, nell’ultimo anno, sono stati irreversibilmente persi ogni secondo. Anche se la velocità sembra essersi stabilizzata è ancora molto lontana dagli obiettivi europei che prevedono l’azzera- mento del consumo di suolo netto (cioè il bilancio tra nuovo consumo e aree ripristinate a seguito della dismissione di cantieri e di altre aree che l’anno precedente appartenevano alla classe 12 – consumo di suolo reversibile) è circa pari a 4.800 ettari netti, equivalenti a 1,6 metri quadrati per ogni ettaro di territorio italiano.


Fenomeni franosi in Italia

Fenomeni franosi in Italia. Anno 2017

Le frane censite nell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia sono 620.808 e interessano un’area di circa 23.700 km , pari al 7,9% del territorio nazionale. Il censimento delle frane nell’Inventario IFFI è stato avviato dall’ISPRA e dalle regioni e province autonome nel 1999; l’intervallo temporale che intercorre tra la data di attivazione della frana più antica e di quella più recente contenute nell’Inventario va dal 1116 al 2017. Le tipologie di movimento più frequenti, classificate in base al tipo di movimento prevalente, sono gli scivolamenti rotazionali/traslativi (31,91%), i colamenti rapidi (14,95%), i colamenti lenti (12,73%), i movimenti di tipo complesso (9,53%) e le aree soggette a crolli/ribaltamenti diffusi (8,94%).


Indice di qualità stato chimico delle acque superficiali

Indice di qualità stato chimico delle acque superficiali

Sulla base dei dati trasmessi nel 2016 in Europa, attraverso il Water Information System for Europe – WISE, negli otto distretti idrografici nazionali, i corpi idrici superficiali interni identificati sono 7.841, di cui 7.494 fiumi e 347 laghi. A livello nazionale, il 75% dei fiumi è in uno stato buono, il 7% non buono e il 18% non è stato classificato. Per i laghi, l’obiettivo di qualità è raggiunto nel 48% dei corpi idrici.


Indice di qualità stato ecologico delle acque superficiali

Indice di qualità stato ecologico delle acque superficiali

Sulla base dei dati trasmessi nel 2016 in Europa, attraverso il Water Information System for Europe – WISE, negli otto distretti idrografici nazionali, i corpi idrici superficiali interni identificati sono 7.841, di cui 7.494 fiumi e 347 laghi. A livello nazionale, il 43% dei fiumi raggiunge l’obiettivo di qualità (38% buono e 5% elevato), il 41% è al disotto mentre il 16% non è stato classificato. Per i laghi, solo il 20% raggiunge l’obiettivo di qualità (17% buono e 3% elevato) mentre il 39% è di qualità inferiore.


Indice di qualità stato chimico delle acque sotterranee (SCAS)

Acque sotterranee: stato chimico. Anno 2016

A livello nazionale sono stati classificati 869 corpi idrici rispetto ai 1.052 totali (copertura del 82,6%); in termini di superficie, i corpi idrici classificati equivalgono a 245.827 km2 che corrisponde a una copertura del 92,1% rispetto al totale (267.017 km2). La dimensione media dei corpi idrici sotterranei è pari a 254 km. Lo stato chimico è buono nel 57,6% dei corpi idrici sotterranei e scarso nel 25,0%; il restante 17,4% non è ancora classificato.


Stato ecologico delle acque marino costiere

Acque marino costiere: stato ecologico. Anno 2016

A livello nazionale più del 50% dei corpi idrici marino costieri (54,5%) è in buono stato ecologico e i distretti delle Alpi orientali, dell’Appennino Centrale e della Sardegna presentano un numero di corpi idrici in stato buono maggiore o uguale all’80%. Tuttavia paragonando i singoli distretti si osserva una certa disomogeneità che si esprime sia a livello di numero di corpi idrici identificati per distretto sia per classificazione ecologica.


Produzione Rifiuti urbani

Produzione rifiuti urbani

Nel 2018, la produzione nazionale dei rifiuti urbani si attesta a quasi 30,2 milioni di tonnellate, con una crescita del 2% rispetto al 2017. Dopo il calo rilevato nel 2017, il dato di produzione supera quindi nuovamente i 30 milioni di tonnellate, riallineandosi al valore del 2016. La crescita è ancora maggiore se si guarda al dato pro capite: +2,2%, che in termini di quantità è pari a poco meno di 500 chilogrammi per abitante. Raffrontando il dato 2018 con quello 2007 si riscontra una sostanziale riduzione della produzione (-7,3%).


Raccolta differenziata

Percentuale di raccolta differenziata sulla produzione nazionale

Si conferma il trend di crescita della raccolta differenziata anche nel 2018 con +2,6 punti percentuali a livello nazionale rispetto all’anno precedente; che raggiunge così il 58,1%. Nell’ultimo decennio la percentuale è aumentata di quasi 25 punti percentuali, passando dal 35,3% al 58,1%. In termini quantitativi da circa 9,9 milioni di tonnellate a 17,5 milioni di tonnellate.

Tra i rifiuti differenziati, l’organico si conferma la frazione più raccolta in Italia. Rappresenta il 40,4% del totale e nel 2018 registra un’ulteriore impennata con un +6,9% rispetto al 2017. Al secondo posto per quantità, carta e cartone (19,5% del totale), con 3,4 milioni di tonnellate e una crescita del 4,3% rispetto al 2017. Segue il vetro con oltre 2,1 milioni di tonnellate.


Superamenti dei valori di riferimento normativo per campi elettromagnetici generati da impianti per radiotelecomunicazione ed elettrodotti


Superamenti dei limiti normativi registrati nel corso delle attività di controllo. Anni 1999-settembre 2019

A livello nazionale, i casi di superamento dei limiti normativi registrati nel corso dell’attività di controllo effettuata dalle Agenzie, tra il 1999 e settembre 2019, sono stati: 672 per gli impianti RTV, 136 per le stazioni SRB e 65 per gli elettrodotti ELF. Tra luglio 2018 e settembre 2019, i casi di superamento dei limiti di legge sono aumentati sia per gli impianti RTV (+6%), sia per le SRB (+4%), mentre per le sorgenti ELF risultano sostanzialmente invariati (tale valutazione è riferita a 16 regioni che hanno fornito il dato sia per il 2018 sia per il 2019).


Sorgenti di rumore controllate e percentuale per cui si è riscontrato almeno un superamento dei limiti

Le sorgenti maggiormente controllate risultano, anche per il 2018, le attività di servizio e/o commerciali (60,4% sul totale delle sorgenti controllate), seguite dalle attività produttive (26,1%). Tra le infrastrutture di trasporto, che rappresentano il 9,4% delle sorgenti controllate, le strade sono quelle più controllate (6,5%).

Sorgenti di rumore maggiormente controllate. Anno 2018

Comunicazione ambientale

Si diffonde in modo crescente l’uso dei social media all’interno del SNPA.
I social media, rappresentano attualmente il modo più immediato per comunicare e informare il vasto pubblico, pertanto è interessante notare come le 17 realtà del SNPA utilizzatrici di Twitter abbiano incremento i followers rispetto al 2017 di oltre il 35% attestandosi a 86.400.

Nello stesso periodo l’ISPRA e le 8 agenzie che hanno una pagina facebook hanno registrato quasi 100.000 “mi piace” con un incremento del 92% rispetto al 2017.

SNPA e Social media. Anno 2019

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.