Polveri (PM10 e PM2,5)

Il materiale particolato aerodisperso viene definito come una sospensione di particelle solide o liquide relativamente stabili nell’aria circostante (aerosol). Questa sospensione può essere costituita da una varietà di particelle di diversa dimensione e composizione in funzione della loro origine.

filtri con polveri

Le particelle emesse direttamente nell’atmosfera sono dette primarie, mentre quelle che si formano in atmosfera sono dette secondarie.

Le principali sorgenti antropiche di particelle primarie sono, i processi di combustione negli impianti domestici di riscaldamento alimentati a biomassa legnosa, i veicoli dotati di motore a combustione interna e le attività industriali.

Le particelle nell’intervallo di diametro tra 0,01 e 100 μm sono quelle che rivestono un maggior interesse data la possibilità di essere inalate.

L’intervallo dimensionale compreso tra 0,01 e 0,1 μm viene definito come “modo ultrafine”. Le particelle in questo intervallo sono numericamente prevalenti, sebbene contribuiscano in modo poco rilevante alla massa complessiva dei campioni di particolato rilevabili in aria.

Le particelle comprese tra 0,1 e 2,5 μm sono note come “fini”. La loro formazione avviene per coagulo delle particelle ultrafini (UF) e attraverso i processi di conversione gas-particella. Queste, insieme alle particelle di dimensioni maggiori, contribuiscono alla gran parte della massa di particolato, sebbene numericamente rappresentino una quota minoritaria, rispetto alle particelle ultrafini.

Le particelle nell’intervallo dimensionale 2,5 – 100 μm vengono dette “grossolane”. Queste sono prevalentemente prodotte da processi meccanici (macinazione, erosione, risospensione meccanica, fenomeni di attrito nei trasporti su strada quali usura dei freni, dei pneumatici e abrasione delle strade). Anche materiale biogenico, come pollini e spore fungine aerodisperse ricade in questo intervallo dimensionale. Il loro contributo alla massa è variabile in dipendenza del prevalere dei meccanismi di formazione e diffusione di questa frazione rispetto alla frazione fine nella zona in esame, mentre il contributo al numero totale di particelle è minimo.

EFFETTI SULLA SALUTE

Vari studi epidemiologici sugli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico da particelle, hanno evidenziato associazioni tra le concentrazioni in massa del PM10 e un incremento sia di mortalità che di ricoveri ospedalieri per malattie cardiache e respiratorie nella popolazione generale. I soggetti ritenuti maggiormente esposti a tali effetti sono in particolare, gli anziani, i bambini, le persone con malattie cardiopolmonari croniche e affette da influenza o asma; su di essi si concentrano incrementi di mortalità e seri effetti patologici a seguito di esposizioni acute a breve termine. Ulteriori evidenze sono emerse considerando gli effetti sanitari a lungo termine conseguenti all’esposizione a basse concentrazioni di PM10. Tali effetti riguardano la mortalità ed altre patologie croniche come la bronchite e la riduzione della funzione polmonare.

VALORI LIMITE E VALORI DI RIFERIMENTO OMS

I valori limite del particolato PM10 nell’aria ambiente definiti dalla normativa insieme ai valori di riferimento OMS sono riportati nella Tabella.

tabella tratta dal primo Rapporto SNPA sulla qualità dell’aria

PM10 – SINTESI DEI DATI SU SCALA NAZIONALE PER IL 2019

Le stazioni di monitoraggio, gestite dalle ARPA/APPA, che hanno misurato e comunicato dati di PM10 nel 2019 sono 521.

Il valore limite giornaliero (50 μg/m3, da non superare più di 35 volte in un anno) è stato superato in 115 stazioni, pari al 22% dei casi. Il valore di riferimento OMS giornaliero (50 μg/m3, da non superare più di 3 volte in un anno), è stato superato in 395 stazioni (76% dei casi).

Nel 2019 i superamenti del valore limite giornaliero hanno interessato 24 zone su 81 distribuite in 10 Regioni: Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Molise e Campania.

È stato registrato un solo superamento del valore limite annuale (40 μg/m3). Il valore di riferimento OMS annuale (20 μg/m3) è stato superato in 347 stazioni (65% dei casi).

nella mappa interattiva sopra PM10 media annua

PM10_SNPA_2019

PM10_Media_annuale_2019-2

Percentuale di stazioni di monitoraggio che, in tutta Italia, hanno superato negli anni il limite giornaliero per il PM10 (50 μg/m3)

Altri dati di dettaglio per gli anni 2015-2019 disponibili in “PM10: i superamenti del limite giornaliero fra il 2015 ed il 2019“.


PM2,5 – SINTESI DEI DATI SU SCALA NAZIONALE PER IL 2019

Le stazioni di monitoraggio che hanno misurato e comunicato dati di PM2,5 nel 2019 sono 298.

Il valore limite annuale del PM2,5 (25 μg/m3) è rispettato nella quasi totalità delle stazioni: sono stati registrati superamenti in 3 stazioni pari all’1% dei casi. Risulta tuttavia superato nella maggior parte delle stazioni di monitoraggio il valore di riferimento annuale dell’OMS (80% dei casi).

I superamenti del valore limite annuale hanno interessato 3 zone su 81 distribuite in 2 Regioni (Lombardia e Veneto).

sopra mappa interattiva media annuale PM2,5

PM25_2019-1



Il Rapporto SNPA sulla qualità dell’aria

Rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente sulla qualità dell’aria

Report di Ispra e delle Arpa/Appa sulla qualità dell’aria

Dati sulla qualità dell’aria pubblicati da Ispra e dalle Arpa/Appa

Notizie sulla qualità dell’aria

Notizie sulle polveri (PM10 e PM2,5)