PM10: i superamenti del limite giornaliero fra il 2015 ed il 2019

Nel 2019 superamenti del limite giornaliero stabilito dalle norme nel 22% delle stazioni di monitoraggio italiane, e nel 76% del valore di riferimento OMS.

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L'aria nel Sacco
L'aria nel Sacco - Lazio - Aria - foto di Elisa Guerriero

Il PM10 (materiale particolato aerodisperso di dimensione inferiore a 10 μm), costituisce da sempre una delle componenti dell’inquinamento atmosferico sui cui si concentra l’attenzione, in quanto vari studi epidemiologici sugli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico da particelle, hanno evidenziato associazioni tra le concentrazioni in massa del PM10 e un incremento sia di mortalità che di ricoveri ospedalieri per malattie cardiache e respiratorie nella popolazione generale.

I soggetti ritenuti maggiormente esposti a tali effetti sono in particolare, gli anziani, i bambini, le persone con malattie cardiopolmonari croniche e affette da influenza o asma; su di essi si concentrano incrementi di mortalità e seri effetti patologici a seguito di esposizioni acute a breve termine.

L’indicatore relativo alla media giornaliera, per la quale è stata individuata la soglia di 50 μg/m3, serve a valutare l’esposizione acuta a breve termine. Ad essa fanno riferimento sia il valore limite di legge nazionale ed europeo (massimo numero di 35 superamenti annui del limite giornaliero) che il valore di riferimento proposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (non superare più di tre volte in un anno), fatto proprio anche dall’ONU (Agenda 2030) e dall’Unione Europea (Strategia “Aria pulita” per l’Europa”) come obiettivo cui tendere entro il 2030.

Recentemente l’Italia, anche per i superamenti del limite giornaliero (per gli anni dal 2008 al 2017) è stata condannata dalla Corte di Giustizia Europea (sentenza pronunciata il 10 novembre 2020).

Il rapporto sulla qualità dell’aria 2019 del SNPA, recentemente presentato, ha evidenziato come, per quanto riguarda il materiale particolato, si sia registrata una riduzione nel corso degli anni, anche se inferiore a quella verificatasi per altri inquinanti, quali ossidi di zolfo, ossidi di azoto e composti organici volatili. A rallentare i progressi nella riduzione complessiva delle emissioni di particolato sono le emissioni provenienti dal riscaldamento degli edifici, a causa della forte penetrazione nel mercato dell’uso di dispositivi alimentati a biomassa (legna o derivati, considerati fonti rinnovabili). Di seguito una sintesi del rapporto.

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I dati del PM10 registrati nel 2019, relativi a complessive 521 stazioni di monitoraggio (che hanno una percentuale di dati validi secondo i criteri di qualità definiti dal D.Lgs. n.155/2010), evidenziano che il valore limite giornaliero (50 μg/m3, da non superare più di 35 volte in un anno) è stato superato in 115 stazioni (22%), in larga prevalenza (100 stazioni su 115) nel bacino padano (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia).

Nell’andamento dei superamenti gioca un ruolo significativo la climatologia che accomuna analoghe situazioni sfavorevoli invernali che portano ad accumulo degli inquinanti nel bacino padano ed altre zone del Paese dove si registrano un maggior numero di superamenti (Valle del Sacco in provincia di Frosinone e, in parte, l’agglomerato di Napoli e Caserta).

Per quanto riguarda il valore di riferimento OMS giornaliero (50 μg/m3, da non superare più di 3 volte in un anno), è stato superato nel 2019 in 395 stazioni (76%). In questo caso il numero di superamenti riguarda gran parte delle regioni italiane, mostrando quanto sarà impegnativo raggiungere l’obiettivo al 2030 di rispettare i valori di riferimento raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Percentuale di stazioni di monitoraggio che, in tutta Italia, hanno superato negli anni il limite giornaliero per il PM10 (50 μg/m3)

Numero di stazioni di monitoraggio che hanno registrato un numero di superamenti del limite giornaliero di 50 μg/m3 maggiore di 35 (limite di legge)

REGIONE20152016201720182019
ABRUZZO21000
BASILICATA00000
CALABRIA00000
CAMPANIA191213108
EMILIA-ROMAGNA23827717
FRIULI VENEZIA GIULIA92413
LAZIO157344
LIGURIA00000
LOMBARDIA5551574040
MARCHE50101
MOLISE10001
PA BOLZANO00000
PA TRENTO00000
PIEMONTE222024811
PUGLIA11100
SARDEGNA42100
SICILIA21010
TOSCANA52211
UMBRIA76320
VALLE D’AOSTA00000
VENETO3028312529
ITALIA20014116799115
Sono compresi i dati relativi alle stazioni con almeno il 90% di dati validi al netto delle perdite 
dovute alla taratura periodica o alla manutenzione ordinaria
(in accordo ai criteri di qualità definiti nella normativa vigente, D.Lgs.155/2010)

Numero di stazioni di monitoraggio che hanno registrato un numero di superamenti del limite giornaliero di 50 μg/m3 maggiore di 3
(valore di riferimento Organizzazione Mondiale della Sanità)

REGIONE20152016201720182019
ABRUZZO65674
BASILICATA39659
CALABRIA1719161817
CAMPANIA2323302926
EMILIA-ROMAGNA3838383938
FRIULI VENEZIA GIULIA2523241724
LAZIO3130282729
LIGURIA8111274
LOMBARDIA6161636263
MARCHE788812
MOLISE42211
PA BOLZANO12310
PA TRENTO55532
PIEMONTE3434352926
PUGLIA4236223835
SARDEGNA1732141613
SICILIA1820202322
TOSCANA1924221922
UMBRIA1617121212
VALLE D’AOSTA44450
VENETO3333353436
ITALIA412436405400395

Numero di stazioni di monitoraggio che hanno registrato un numero di superamenti del limite giornaliero di 50 μg/m3 minore o uguale a 3
(valore di riferimento Organizzazione Mondiale della Sanità)

REGIONE20152016201720182019
ABRUZZO02433
BASILICATA61451
CALABRIA21311
CAMPANIA03020
EMILIA-ROMAGNA55545
FRIULI VENEZIA GIULIA222113
LAZIO710222220
LIGURIA1313121722
LOMBARDIA12122
MARCHE45335
MOLISE23120
PA BOLZANO43245
PA TRENTO11134
PIEMONTE24155
PUGLIA38251015
SARDEGNA24920811
SICILIA10000
TOSCANA119121512
UMBRIA65988
VALLE d’AOSTA00003
VENETO10021
ITALIA9586127127126

Per chi vuole approfondire

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