Anche Arpal monitora e controlla con i droni

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La frana riattivata a Sant’Olcese (alle spalle di Genova) ha tenuto a battesimo la nuova squadra operativa nata in Arpal con il compito di realizzare monitoraggi e controlli attraverso l’uso dei droni.

Quattro operatori abilitati cro (operazioni in scenari critici) dispongono di un drone Mavic 2 Pro di ultima generazione e di un programma di elaborazione grafica Agisoft matashape, che permette di trasformare insiemi di immagini in fotomosaici georeferenziati, in sostanza di ricavare una nuvola di punti analizzabile ed elaborabile in ogni modo possibile.

Esempio di nuvola di punti ricostruita unendo una serie di immagini catturate dal drone

“Era un progetto a cui tenevo, che ho voluto personalmente – racconta Carlo Emanuele Pepe, direttore generale Arpal – perché ero e sono convinto sia indispensabile mantenere l’Agenzia al più alto livello tecnologico possibile. Questo nuovo strumento ci permette di stare al passo con le esigenze del territorio, estendendo il nostro raggio di azione anche sul fronte dei controlli, ad esempio nel campo dei rifiuti”.

Il volo inaugurale, avvenuto in settimana, ha concluso un lungo percorso sperimentale e formativo, realizzato anche in collaborazione con l’Università di Pisa e i colleghi di Arpa Valle d’Aosta, che dispongono anche di droni ad ala fissa. Il nuovo strumento targato Arpal, invece, è un quadricottero da 907 grammi, mezz’ora di volo fino a 70 km/h e sistema di rilevazione dell’ostacolo omnidirezionale. Il punto di forza è la fotocamera ad alta definizione da 20 MegaPixel che consente le più ampie possibilità di elaborazione e modifica delle immagini.

“L’attività è a supporto di tutta l’Agenzia – aggiunge il direttore scientifico Stefano Maggiolo – con lo scopo di aumentare la capacità investigativa, di monitoraggio e di documentazione anche nelle situazioni più complicate. Sono già state effettuate applicazioni sperimentali relative alle praterie di posidonia a San Michele di Pagana, per studiare gli effetti dopo la mareggiata del 2018, che aveva severamente colpito la prateria”.

Con il settore geologia sono stati concordati interventi per il dissesto idrogeologico, quali l’indagine sull’innesco di frane “veloci”, la ricostruzione della geometria della frana, la creazione di curve di livello, fratture, etc e per collaborare alla rete di monitoraggio dei versanti remover. Le immagini ottenute dal drone andranno a integrare le misure ricavate dai piezometri ed inclinometri automatici, contribuendo alla realizzazione di un modello tridimensionale del terreno abbastanza particolareggiato con precisione centimetrica.

Ma non solo. Oltre alle immagini utili per la comunicazione, con la possibilità di ottenere foto e filmati di ogni attività Arpal da punti di vista finora sconosciuti, il drone potrà essere usato per attività ispettive in cave e discariche, in abbinamento con il laser scanner, al fine di effettuare controlli, definire volumetrie e profilature.

Potrà essere utile all’idrologia, con misure di portata a fini documentativi, e attraverso stima del flusso idrico superficiale volando sulla verticale del fiume; servirà per la lettura di aste in situazioni critiche o per documentazione di aree post eventi alluvionali.

“Il fatto che Arpal abbia arricchito la sua strumentazione – osserva l’Assessore regionale all’ambiente Giacomo Giampedrone – con le possibilità di monitoraggio e controllo offerte dal drone, che vanno ad integrarsi alle conoscenze acquisite con il resto della strumentazione, dai satelliti alle centraline a terra, è indice della qualità del servizio della nostra Agenzia. Arpal infatti ha numeri contenuti, ma mantiene il passo di analoghi istituti più strutturati. È un prezioso supporto tecnico per Regione, perchè vigila sullo sviluppo del territorio senza scorciatoie ambientali”.

E in futuro ci saranno altre applicazioni, che richiedono attrezzatura supplementare: nel meteo, per lo studio dei profili verticali in sostituzione del radio sondaggio (consentendo un risparmio di un migliaio di euro a lancio); per la qualità dell’aria e le indagini nelle zone carsiche; per l’utilizzo come trasportatore di strumentazioni leggere…

1 commento

  1. Mannaggia al Titolo V, di cui i LEPTA sono figli, e comunque e soprattutto … “Perchè son in ARPA Campania?” ….

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