Risorsa idrica e cambiamento climatico, esperti al lavoro sulla neve

Esperti di neve e foreste di Valle d'Aosta, Trentino e Alto Adige, Lombardia si sono confrontati in campo sulle tecniche di determinazione del contenuto d'acqua della neve.

102

Sessanta esperti hanno lavorato per cinque ore alle misurazioni sulla neve.

Sonda, carotatore e dinamometro: sono gli strumenti utilizzati negli scorsi giorni da oltre 60 tra uomini e donne dei corpi forestali, tecnici e ricercatori provenienti da Alto Adige, Trentino, Valle d’Aosta e Lombardia. Suddivisi in 14 squadre gli esperti hanno effettuato una serie di rilevamenti nelle zone dello Ski Center Latemar a Obereggen (BZ), a Pampeago e Predazzo (TN).

Campionamenti effettuati durante l’interconfronto visti dal drone

“Obiettivo di questo quinto incontro fra esperti di diversi Enti è lo scambio fra tecnici, osservatori e scienziati che si occupano del tema Snow Water Equivalent (SWE)”, spiega Rudi Nadalet dell’Ufficio Idrografico dell’Agenzia per la Protezione Civile, che ha organizzato il V Interconfronto Snow Water Equivalent insieme all’Agenzia Regionale per la protezione dell’Ambiente della Valle d’Aosta e all’Istituto per l’Osservazione della Terra di Eurac Research.

Il bilancio della giornata parla di 29 aree analizzate, 79 settori analizzati e 6.952 altezze della neve rilevate con le apposite sonde.

“Questo appuntamento, avviato quattro anni fa su impulso dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Valle d’Aosta, si è svolto quest’anno in una località diversa dalle Alpi Occidentali” riferisce Umberto Morra di Cella, esperto dell’ARPA Valle d’Aosta, “ed ha l’obiettivo principale di consolidare le competenze specifiche sul tema, presenti nelle diverse realtà alpine, attraverso il confronto e lo scambio di tecniche di misura, modalità operative e con la condivisione delle soluzioni alle problematiche di monitoraggio tipiche delle nostre montagne”.

Umberto Morra di Cella (Arpa Valle d’Aosta)

Per la compagine valdostana, costituita da personale dell’ARPA VdA, del Corpo Forestale della Valle d’Aosta, dai tecnici della Compagnia Valdostana delle Acque SpA e da altri esperti, è un appuntamento oramai fisso che si incardina nelle attività di monitoraggio dello SWE condotte dall’Agenzia nell’ambito di un rapporto quasi decennale con il Centro Funzionale della Regione, la Compagnia Valdostana delle Acque Spa e il Centro Internazionale di Monitoraggio Ambientale (Fondazione CIMA).

Campionamenti effettuati durante l’interconfronto

Le misurazioni della neve in Valle d’Aosta

“In Valle d’Aosta, le misurazioni del manto nevoso” prosegue Umberto Morra di Cella “sono una componente fondamentale per le analisi idrologiche e climatologiche. Il Centro funzionale della Regione beneficia dell’attività di modellizzazione idrologica condotta dalla fondazione CIMA anche sulla base delle attività di monitoraggio dello SWE di ARPA VdA per la quale le misure in campo sono una parte insostituibile. La Regione, in tale tematica, rappresenta un unicum sull’arco alpino potendo beneficiare delle attività condotte dal Corpo Forestale, dal personale del servizio di guardiania della CVA, del Parco Naturale Mont Avic e del Servizio Meteomont del Centro Addestramento Alpino.”

Perché è importante effettuare le misurazioni del SWE nelle aree boscate?

L’acqua immagazzinata nella neve ha un effetto diretto sul regime di deflusso dei corsi d’acqua e influisce sul bilancio idrico e la disponibilità idrica dell’intera regione costituendo la parte più significativa dell’intero deflusso superficiale e alimentando torrenti e fiumi in modo graduale durante la fusione primaverile ed estiva.

Attualmente le misurazioni a terra sono integrate con i dati delle stazioni automatiche e i dati telerilevati ottenuti da satelliti per determinare con maggiore accuratezza la distribuzione spaziale della copertura nevosa. Ma nelle zone boschive le rilevazioni incontrano alcune difficoltà. Ecco perché quest’anno al centro dell’Interconfronto ci sono state proprio le problematiche connesse alla misura del manto nevoso e della raccolta di dati SWE in zone boschive.

Della parte teorica si sono occupati, oltre agli organizzatori, alcuni partner delle Università di Padova, Trento e Bolzano, che lunedì pomeriggio nella sede dell’Agenzia per la Protezione civile di Bolzano hanno tenuto interventi specialistici sul tema. Allo studio ci sono metodologie basate su misurazioni tradizionali della densità e dell’altezza della neve opportunamente ridefinite ed il loro impiego per la validazione di dati telerilevati e la calibrazione di modelli idrologici.

Rudi Natalet (Provincia di Bolzano)

I dati raccolti nel giorno successivo sono stati presentati al termine dei lavori in campo. “La qualità dei dati SWE” sottolinea Rudy Nadalet dell’Ufficio Idrografico dell’Agenzia per la Protezione Civile “determina anche l’affidabilità dei modelli di previsione delle piene, che non servono solo a prevedere gli eventi alluvionali, ma vengono utilizzati anche nella previsione dei periodi di scarsità idrica”. Analisi più dettagliate dei dati raccolti saranno effettuate nelle prossime settimane.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.