Emergenza CoViD-19, lavoro agile e in presenza per il SNPA

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Nell’emergenza sanitaria per il CoViD-19 il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente sta continuando a lavorare come altri enti preposti a servizi pubblici essenziali.

In parte questo è necessario con personale che assicura la propria presenza nelle circa 200 sedi delle agenzie, che sono rimaste tutte aperte, in parte attraverso il lavoro a distanza (smart working e telelavoro).

E’ stata scattata una fotografia della situazione, una istantanea di un giorno, il 25 marzo, nel quale, dei circa 10.000 dipendenti di Ispra e delle agenzie ambientali (Appa-Arpa)  circa 7.300 erano in lavoro a distanza e 1.400 in presenza, mentre gli altri erano assenti per varie motivazioni (congedi, malattia, quarantena, ecc.).

Una fotografia che rappresenta solo parzialmente una realtà in continuo divenire, in particolare per il numero delle assenze (congedi, malattie, quarantene, ecc.). Il dato che vale qui sottolineare è che molte agenzie hanno individuato il contingente minimo di persone con il quale presidiare le sedi e assicurare i servizi indifferibili che richiedono la presenza fisica (in particolare per le situazioni di emergenza, anche in questo periodo, ad esempio, si sono verificati incendi di attività produttive). Si tratta di una percentuale intorno al 10/15% del personale delle agenzie, mentre per la quota restante, è stato organizzato il lavoro a distanza.


Documento di posizionamento AssoArpa

L’1 aprile AssoArpa ha predisposto un documento in merito ai criteri interpretativi sui servizi da assicurare con personale in presenza e quelli con lavoro a distanza.

Documento-Unico-AssoArpa_1aprile


Circolare del Ministro della Funzione Pubblica

Il 2 aprile il Ministro della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, ha emanato la Circolare n. 2/2020, la quale fornisce orientamenti applicativi rispetto alle disposizioni del Decreto Legge “Cura Italia” in materia di lavoro agile.

Circolare_2_2020_0


Le prospettive di cambiamento organizzativo per le agenzie ambientali

In pochi giorni, in qualche caso addirittura in poche ore, le agenzie ambientali – come molte altre pubbliche amministrazioni – in presenza di una emergenza sanitaria senza precedenti, hanno superato resistenze culturali, limiti normativi, problemi organizzativi, deficienze strumentali e informatiche.

Ci siamo trovati costretti a provare a nuotare, senza averlo fatto mai prima (nella maggior parte dei casi), nel tentativo di imparare, evitando di bere o, peggio, affogare. 

Tutte le crisi, anche quelle più tragiche – come l’attuale – costituiscono un rischio, e questa ce lo sta dimostrando in termini di troppe vite umane che il coronavirus si sta portando via, e ce lo mostrerà in termini di grave situazione economica che dovremo fronteggiare.

Ma ogni crisi è al contempo una opportunità di cambiamento e di sviluppo. Le nostre organizzazioni sono ancora molto legate a forme e modalità tradizionali, più vicine alle realtà del XIX secolo che del XXI. Gli opifici e gli enti statali nell’ottocento erano basati sull’idea di lavoratori tutti presenti in un determinato spazio ed arco temporale, organizzati su base strettamente gerarchica e con compiti ben individuati e delimitati, in modo estremamente rigido. Da allora è passato molto tempo, ma quanto di quelle esperienze sono ancora presenti nelle nostre esperienze, nei modelli culturali ancora prevalenti? Si tratta di passare dal “castello” alla “rete” (come in tempi non sospetti ha parlato qualche studioso), dal lavoro rigido e predeterminato al lavoro agile e flessibile.

Occorre confrontarsi con una serie di dicotomie presenti nelle nostre organizzazioni: rigidità vs. flessibilità, controllo vs. responsabilità, compiti vs risultati.

Certo, le nostre agenzie fanno parte di un Sistema che ha già nel proprio nome l’indicazione della “rete”, ed è forse il primo caso del genere per la pubblica amministrazione. Dobbiamo essere capaci di condurre le nostre organizzazioni verso un futuro che raccolga questa sfida per il cambiamento.

Vedo cinque linee di azione sulle quali come AssoArpa possiamo dare un contributo importante alle agenzie su questi temi in termini di incoraggiamento, accompagnamento, supporto:

– quello dell’analisi organizzativa, finalizzata a incidere sulla cultura dell’organizzazione sinora prevalente. Prendere in esame le varie tipologie di attività che le nostre agenzie svolgono, e che auspichiamo presto andranno a comporre i LEPTA, i processi con quali queste attività sono strutturate. Per molte di queste il lavoro a distanza è possibile e auspicabile. Può essere un lavoro agile anche discontinuo, in una logica di flessibilità che venga incontro alle esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici (presto, speriamo, potremo immettere nei nostri ruoli giovani uomini e donne, che avranno l’esigenza di organizzarsi anche in relazione alle proprie esigenze familiari), ma anche delle agenzie, ad esempio per fronteggiare le sempre più frequenti problematiche di emergenze ambientali;

– quello dell’adeguamento normativo e contrattuale, che necessita di una profonda revisione, alla luce di tutto questo, basti pensare, ad esempio che oggi non è neppure previsto l’istituto della reperibilità a distanza, per situazioni di emergenza, nel cui ambito svolgere attività che si possono tranquillamente fare in remoto (una analisi modellistica della ricaduta dei fumi di un incendio, l’attività di informazione nei confronti dei media e della popolazione, ecc.);

– quello della revisione dell’organizzazione in strutture e dell’assegnazione dei compiti, orientandosi verso forme (già presenti nelle agenzie) di articolazione a rete, in sedi diverse, ma raggruppate per finalità/temi e focalizzate su progetti e raggiungimento di risultati, da valutare sia in termini quantitativi che qualitativi;

– quello della definizione di un verso salto quantico, rispetto alla prevalente realtà attuale, per quanto riguarda l’infrastruttura informatica. Costruire sistemi informativi basati su software fruibili nella rete e non nei singoli pc, risorse archiviate e disponibili sul cloud e quindi accessibili ovunque, prevalenza di hardware portatile, digitalizzazione dei documenti, ecc.

– quello della formazione, essenziale per compiere, anche qui, un salto culturale nel modo di gestire il personale, che punti sulla responsabilizzazione, sul coinvolgimento, sulla valorizzazione, piuttosto che sul controllo e la disciplina.

Una cosa è certa, non possiamo pensare che una volta passata, speriamo presto, questa terribile emergenza, tutto torni come prima. Così non potrà essere, non vogliamo che sia, è nostro impegno lavorare per il cambiamento, per avviare le nostre agenzie verso il futuro.

Giuseppe Bortone
Presidente AssoArpa
Direttore generale Arpae Emilia-Romagna

2 Commenti

  1. Salve,
    in merito all’Ordinanza del Capo della Protezione Civile, di cui il qui allegato documento Asso ARPA tenta di dare un senso e un chiarimento, mi chiedo il senso di una ordinanza così generica dato il presupposto, non richiamato nella stessa ordinanza, che il SNPA è componente/struttura operativa del Sistema Nazionale di Protezione Civile (DL n. 1 2018 art. 13) e le ARPA sono parte dei Sistemi regionali di Protezione Civile.
    Grazie

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