I capolavori del museo del Prado raccontano il climate change

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In Spagna l’arte si mobilita per salvare il pianeta e da sempre gli artisti sono particolarmente sensibili alle tematiche ambientali. E’ il caso del Museo del Prado, in concomitanza con Cop25, la 25esima Conferenza della Nazioni Unite sul cambiamento climatico, che la capitale spagnola ospita fino al 13 dicembre al posto di Santiago del Cile, coinvolta nei recenti disordini sociali. 

Il Museo del Prado ha infatti “prestato”le immagini di quattro capolavori della sua collezione a una compagna di sensibilizzazione promossa dal WWF Spagna, con la supervisione della direzione del museo.

Come sarebbe infatti il nostro pianeta se la temperatura atmosferica aumentasse oltre i 1,5 gradi centigradi? Cambierebbe tutto. Il re Filippo IV a cavallo, dipinto da Velázquez, annasperebbe nell’acqua: il livello del mare si alzerebbe di un metro e sparirebbero stati e popolazioni intere. Le dolci fanciulle dipinte da Goya all’ombra di un parasole si convertirebbe in rifugiati climatici come tante altre milioni di persone; i ragazzini che nuotano nudi sulla spiaggia, ritratti da Sorolla, si ritroverebbero circondati da migliaia di specie marine morte a causa dell’aumento dell’acidità dell’acqua del mare. E infine, le verdi e rigogliose pianure bagnate dallo Stige nel luminoso quadro di Patinir con la siccità si convertirebbero in aride distese deserte, minacciando l’esistenza dei fiumi e dei campi coltivati. Ritoccare i capolavori di Goya, Sorolla, Velázquez e Patinir può servire per spronare la gente ad agire, a fare qualcosa immediatamente perché tutto resti meravigliosamente immutato. #locambiatodo. 

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