Per un clima di giustizia, l’urgenza degli aspetti etici

Il documento predisposto dalla Rete dei Centri per l’etica ambientale (Cepea) in occasione della Cop24 sottolinea la centralità del discorso etico nella lotta al cambiamento climatico: la sfida è possibile, ma occorre un impegno su scala gobale in un orizzonte di responsabilità condivisa e solidarietà internazionale. L'articolo di Matteo Mascia, coordinatore della Rete Cepea, in Ecoscienza 6/2018.

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A conclusione della Conferenza delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici di Katowice (Cop24), i cui risultati certo non entusiasmanti segnalano comunque un positivo avanzamento nella direzione dell’attuazione dell’Accordo di Parigi a partire dal 2020, presentiamo il denso documento Un clima di giustizia, elaborato in occasione di tale appuntamento dalla Rete dei Centri per l’etica ambientale (Cepea). La Rete, nata nel 2014, riunisce alcune realtà italiane impegnate a richiamare la centralità etica dei temi dell’ambiente e della sostenibilità e nel promuovere percorsi capaci di interagire con il mondo dell’economia, della politica, della cultura e dell’educazione.

Il testo predisposto per accompagnare la Cop 24 – in continuità con quello già elaborato nell’ottobre 2015 per la Conferenza di Parigi (Cop 21) – va oltre l’appuntamento di Katowice in quanto pone in evidenza la centralità del discorso etico nella lotta al cambiamento climatico e segnala l’urgenza di cogliere e valorizzare le possibilità di trasformazione del momento presente.

Leggere il reale: opportunità e rischi

I dati del recente Rapporto dell’Ipcc Global Warming of 1.5 C° (2018) evidenziano la necessità di contenere il riscaldamento globale con politiche più ambiziose, al fine di evitare un aumento della temperatura media planetaria oltre i 2 °C, puntando, anzi, a contenerlo in 1,5 °C. Superare tali soglie, infatti, significa condannare l’ecosistema globale a gravi danni, con impatti importanti per la vita di uomini e donne, nel nostro paese come altrove.

La sfida posta dal cambiamento climatico è certamente ardua, ma non impossibile: si tratta infatti di riorientare con decisione il sistema socio-economico in direzione della sostenibilità, valorizzando le opportunità esistenti con ambiziose politiche ambientali – specialmente mediante le soluzioni che utilizzano o imitano i processi naturali (nature based solutions) – ma anche sostenendo la ricerca di nuove tecnologie a basse emissioni. Importante è al contempo potenziare efficaci misure di adattamento, per ridurre al minimo gli impatti negativi su tutte le persone e le comunità, in particolar modo quelle più vulnerabili nei paesi impoveriti. Un’azione integrata, dunque, che sappia operare in ambiti e con modalità diverse, per far fronte in modo sistemico alla complessità e all’ampiezza del problema, nel segno della giustizia.

Il documento sottolinea come operare in tal senso sia eticamente necessario e offra opportunità positive per tutti i paesi. Si apre, infatti, la possibilità di una feconda convergenza tra la responsabilità per il futuro del pianeta e l’avvio di nuove dinamiche di sviluppo, che orientino le economie dei singoli stati alla sostenibilità e alla circolarità. Aldilà di una stereotipata contrapposizione tra etica, ecologia ed economia, diverse sono le aree in cui la ricerca della giustizia climatica si rivela lungimirante anche sul piano economico.

Aree di intervento

In questa prospettiva, quattro sono le aree di intervento su cui la Rete Cepea chiede ai decisori politici italiani un impegno concreto e urgente anche alla luce dei gravi disastri che sempre più spesso si verificano nel nostro paese:
il patrimonio naturale e artistico: si tratta di un valore estetico, etico ed economico inestimabile per l’Italia, che tanto punta sull’economia del turismo e che rischia di essere drasticamente ridotto, se non del tutto compromesso, senza un’efficace azione di contrasto al cambiamento climatico

la transizione energetica: decarbonizzare l’economia e la società privilegiando il ricorso alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica significa limitare le emissioni climalteranti, ma anche orientare la produzione in modo positivo per le imprese rafforzandone la competitività, aumentare l’occupazione, migliorare la qualità della vita e ridurre la dipendenza energetica del paese

la finanza sostenibile e responsabile: sostenere gli investitori che rifiutano di trarre profitto dal modello energetico fossile che minaccia la biosfera è certamente un imperativo etico, ma è sempre più accompagnato da solide valutazioni economiche, che rendono più convenienti gli investimenti nel settore delle rinnovabili

gli stili di vita personali e collettivi: promuovere una cittadinanza ecologica consapevole, così da favorire una feconda interazione tra pratiche della società civile, azioni delle amministrazioni locali e ruolo attivo della politica nazionale. Si tratta di attivare dinamiche tese a favorire stili di vita sostenibili, facendoli entrare a far parte di un ethos condiviso.

Un orizzonte multilaterale

Il testo sottolinea poi l’importanza di agire in un ampio orizzonte politico internazionale: il cambiamento climatico non è fenomeno che si possa affrontare su base esclusivamente nazionale, ma esige un impegno su scala globale. E dunque, a fianco dell’azione diretta a contenere le emissioni climalteranti, è altrettanto importante tessere la rete di una responsabilità condivisa per la Terra, in un orizzonte multilaterale orientato alla solidarietà internazionale, che renda gli sforzi contro il cambiamento climatico più efficaci nel combattere il degrado di tante aree del pianeta. Infatti, il clima è inequivocabilmente “un bene comune di tutti e per tutti”, come ricordato da papa Francesco nella Laudato si’ (n. 23).

Oggi, del resto, è ben chiaro che sul contenimento del riscaldamento globale non c’è alcuna contrapposizione di interessi tra paesi con diversi livelli di sviluppo. La cura della casa comune si intreccia con la lotta alla povertà e tutti quei fattori che costringono tanti uomini e donne a scegliere la via rischiosa della migrazione forzata. Solo in un orizzonte di contenimento del cambiamento climatico, infatti, è possibile favorire percorsi di sviluppo locali resilienti al clima capaci di adattare flessibilmente gli obiettivi globali alle situazioni locali, specie nei paesi in via di sviluppo.

Una sfida ambiziosa ma possibile

Il documento termina sottolineando che la lotta al cambiamento climatico è una sfida complessa, ma possibile. È soprattutto eticamente impegnativa per la politica, chiamata a scelte ambiziose che devono avere uno sguardo lungo, andando oltre il breve periodo, per ripensare le stesse modalità di ricerca del consenso democratico al di là di finalità puramente elettorali. 

In questa prospettiva, l’urgenza di agire con scelte politiche ed economiche per ridurre drasticamente le emissioni climalteranti e aumentare la capacità di resilienza del paese richiede un profondo lavoro culturale a partire da un forte e indifferibile impegno etico ed educativo rivolto a tutti i cittadini, al sistema della ricerca, dell’educazione e della scuola, offrendo un quadro condiviso di conoscenze e riferimenti valoriali, ma soprattutto un più ampio senso di appartenenza, all’altezza delle sfide da affrontare.

In gioco è il futuro del pianeta, ma anche la qualità di un presente che già soffre per il cambiamento climatico. Da ciò che faremo oggi dipende la vita di domani, ma anche la possibilità di una positiva convergenza su scelte di giustizia e di pace per il nostro tempo.

Matteo Mascia
Progetto Etica e politiche ambientali, Fondazione Lanza
Coordinatore Rete Cepea

Leggi l’articolo in Ecoscienza 6/2018

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