Emilia-Romagna, online lo studio sulle specie chimiche in atmosfera sui dati 2020

Il rapporto “Specie chimiche nel particolato (PM2.5) in atmosfera” nasce con l’obiettivo di studiare nel dettaglio i principali costituenti della frazione delle polveri con diametro inferiore a 2,5 µm (PM2.5). Approfondire la conoscenza delle proprietà degli inquinanti atmosferici e dei loro impatti sull’ambiente e sulla salute è infatti uno dei compiti fondamentali di Arpae Emilia-Romagna. 

Questo rapporto è frutto di misure non convenzionali, che si affiancano a quelle quotidiane della Rete regionale di monitoraggio della qualità dell’aria, effettuate in quattro stazioni posizionate in quattro località della regione, per rappresentare le diverse tipologie di background urbano e rurale: Bologna (via Gobetti) – area centrale e metropolitana; Parma (Cittadella) – area occidentale e più interna della pianura; Rimini (Marecchia) – area orientale/costiera; Molinella (BO) – area rurale.

Le componenti analizzate sono: carbonio organico ed elementare, ammonio, nitrato, solfato. Inoltre, viene analizzata la presenza di levoglucosano, una sostanza che pur non essendo presente in quantità elevate è importante in quanto permette di rilevare la combustione della legna.

Il rapporto relativo all’anno 2020 si presenta in una nuova forma dinamica/interattiva, consultabile al link

I dati del 2020 confermano alcune variazioni rispetto agli anni precedenti, già evidenziate in altri studi, conseguenti alle misure adottate per il contenimento della pandemia di Covid-19: in particolare, si evidenzia la diminuzione delle concentrazioni di carbonio elementare, probabilmente per il crollo dei flussi di traffico, sia leggero sia pesante. 

La componente secondaria inorganica (formatasi in atmosfera), cioè l’insieme di solfato, nitrato e ammonio, non sembra invece mostrare variazioni significative, a differenza della componente primaria (cioè gli inquinanti emessi direttamente in atmosfera). Questo aspetto è legato da un lato alla complessa e non ancora chiara formazione di particolato secondario in atmosfera, dall’altro al fatto che alcuni inquinanti, come l’ammoniaca, non hanno subito alcun calo poiché molte delle attività che li generano non rientravano in quelle coinvolte nelle misure per il contrasto della pandemia.

Infine, seppur in maniera non uguale nei quattro siti in studio, l’aumento dell’utilizzo di riscaldamento a legna potrebbe aver ridotto l’effetto della diminuzione del particolato nel suo complesso in atmosfera.

aria_specie_chimiche_2020

Approfondimenti
Report Specie chimiche PM2.5 di Arpae – anni precedenti

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