Clima, la strada verso 1,5 °C in due grafici

La Rete Sviluppo sostenibile di Arpa Lombardia propone le considerazioni del climatologo Stefan Rahmstorf sull'urgenza delle azioni contro il riscaldamento globale

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In un interessante articolo pubblicato lo scorso 20 aprile su KlimaLounge e RealClimate.org, il climatologo tedesco Stefan Rahmstorf spiega che la
limitazione a 1,5 °C è ancora possibile e, soprattutto, urgente per scongiurare rischi catastrofici, ma richiede misure immediate e decisive.

Ne riportiamo la traduzione e, in particolare, i due grafici che mostrano la strada per raggiungere questo obiettivo:

“Nell’accordo di Parigi, quasi tutte le nazioni del mondo si sono impegnate a “proseguire gli sforzi per limitare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi Celsius sopra i livelli preindustriali”.
Sabato (
17 aprile, ndt) i principali diplomatici del clima di Stati Uniti e Cina, John Kerry e Xie Zhenhua, hanno ribadito in una dichiarazione congiunta che vogliono intensificare i loro sforzi di mitigazione del clima per mantenere quell’obiettivo “a portata di mano”.

Ma è ancora possibile? Ecco due grafici significativi.


Andamento della temperatura globale (rispetto al valore medio 1880-1910, dati NASA). La curva colorata mostra la media mobile su 12 mesi, la linea nera la tendenza lineare negli ultimi 50 anni. Il caldo temporaneo dopo due forti eventi di El Niño nel Pacifico tropicale è indicato dalle frecce. Proseguendo così, il limite di 1,5 gradi verrebbe superato entro il 2040

Il primo grafico mostra l’andamento della temperatura globale. Il riscaldamento è progredito essenzialmente in modo lineare in risposta alle crescenti emissioni di CO2. Sebbene questo acceleri l’aumento della CO2 nell’atmosfera, d’altra parte, la forzante radiativa (che causa il riscaldamento) aumenta solo con il logaritmo della concentrazione di CO2, e quindi più o meno linearmente dagli anni ’70. Un’accelerazione del riscaldamento nell’ultimo decennio non è significativa. Anche i due eventi di El Niño registrati negli ultimi anni rientrano nella variabilità naturale, proprio come la presunta “pausa di riscaldamento” a inizio 2000. Inoltre, non è mai stato statisticamente significativo, né ha significato un cambiamento di tendenza.

Se le emissioni continueranno a crescere, ci aspettiamo un ulteriore aumento approssimativamente lineare della temperatura, che poi supererebbe 1,5 °C
intorno al 2040. Se abbassiamo le emissioni, la tendenza si appiattirà e diventerà più o meno orizzontale quando si raggiungeranno le emissioni zero.
Pertanto, questi dati osservativi non contestano la possibilità di mantenere il riscaldamento al di sotto di 1,5 ° C.


Traiettorie di emissione esemplari con budget di emissione di CO2 che, secondo l’IPCC, corrispondono a una limitazione del riscaldamento a 1,5 ° C, con il 50% di probabilità (solido), o a una limitazione a 1,75 ° C, con il 67% di probabilità. Le stesse emissioni del 2019 sono state ipotizzate come punto di partenza per il 2021, poiché il “picco della corona” nel 2020 sarà probabilmente solo temporaneo

Il secondo grafico mostra le curve delle emissioni globali di CO2 con le quali possiamo limitare il riscaldamento a 1,5 ° C, con una probabilità almeno del 50%. Ciò significa che, viste le incertezze, potremmo portarci a 1,6 gradi, ma con un po’ di fortuna anche stabilizzarci leggermente al di sotto dei 1,5 gradi. Queste le conclusioni principali:

  • Non è ancora impossibile mantenere il riscaldamento al di sotto di 1,5 ° C.
  • Occorre all’incirca il dimezzamento delle emissioni globali di CO2 entro il 2030 (come già affermato nel rapporto IPCC 1.5 gradi).
  • Se il mondo esita altri dieci anni prima che le emissioni calino, non sarà più possibile (curva rossa).

Va inoltre notato che qui non ho ipotizzato emissioni nette negative. Molti scenari presumono che prima emetteremo troppa CO2 e poi i nostri figli la dovranno estrarre di nuovo dall’atmosfera a partire dalla metà del secolo – penso che questo non sia molto realistico e anche eticamente discutibile. Voglio dire, probabilmente non saremo in grado di fare altro che ridurre le emissioni globali allo zero netto. Ciò richiede anche assorbitori di CO2 per compensare le emissioni residue inevitabili, ad esempio dall’agricoltura

In conclusione: la limitazione a 1,5 gradi è ancora possibile e, dal mio punto di vista, anche urgentemente consigliata per scongiurare rischi catastrofici, ma richiede misure immediate e decisive. Sono curioso di vedere cosa porterà dopodomani (22 aprile, ndt) il Summit sul Clima programmato dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden!”

Curiosità soddisfatta: ecco il discorso di Biden in apertura del Summit.

A cura di Mauro Mussin – Arpa Lombardia

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