Un forte SNPA può contribuire a definire le politiche per una ripartenza nel segno dell’ambiente e della sostenibilità

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Cartolina
Cartolina - Puglia - Mare - foto di Margherita Giugie

Iniziamo un “giro d’Italia” con i direttori generali delle agenzie ambientali che compongono il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, per capire da loro come stanno affrontando l’attuale periodo di crisi e come pensano di poter contribuire ad uscirne in una logica di “transizione ecologica”, come sempre più spesso si legge nei documenti ufficiali.

Vito Bruno

Abbiamo incontrato “a distanza” il direttore generale di Arpa Puglia, l’avvocato Vito Bruno ed a lui abbiamo iniziato chiedendo:

Il Paese sta affrontando una crisi sanitaria, e sociale ed economica con pochi precedenti, ma al contempo sta lavorando per uscirne e costruire una prospettiva di ripartenza. In quale modo il SNPA, e gli enti che lo compongono, può dare il proprio contributo perché questa ripartenza sia nel segno dell’ambiente?

Stiamo vivendo una “tempesta perfetta”: non si tratta solamente di una gravissima pandemia, che sta mietendo decine di migliaia di vittime, ma di una vera e propria sindemia, capace di scatenare, accanto alla crisi sanitaria,  quella economica, che può creare enormi problemi al Paese, ed anche una profonda crisi sociale, causata dall’acuirsi delle disuguaglianze e dall’impoverimento di fasce significative di popolazione. Situazioni di questo genere sono molto pericolose, se non si reagisce nel modo giusto. Guai chi pensasse di fermarsi e di aspettare, in una realtà come questa occorre dare il meglio di sé, con spirito costruttivo, “stare sul pezzo” e operare con convinzione per contribuire al rilancio del Paese, secondo il proprio ruolo istituzionale e le proprie competenze.

In questo senso la nostra forza, l’elemento di unicità insuperabile è costituito dal patrimonio di conoscenze ambientali che ogni giorno costruiamo, organizziamo e deteniamo nell’interesse collettivo. Chi meglio di noi conosce lo stato dei nostri mari, i problemi delle nostre aree industriali e dei siti inquinati? Questo bagaglio di conoscenze è preziosissimo e va valorizzato ed impiegato. Ma per farlo occorre anche acquisire consapevolezza che il fattore tempo è diventato essenziale. Se non diamo il nostro contribuito, anche in modo proattivo, al momento giusto, questo servirà a poco, se non a niente. E nessuno, istituzioni, cittadini, media ci percepirà come un soggetto autorevole e credibile per la comunità. Faccio un esempio virtuoso. In primavera le nostre linee guida sullo smaltimento dei rifiuti e sugli aspetti ambientali della pulizia degli ambienti esterni e sull’uso dei disinfettanti sono uscite al momento in cui servivano e sono state molto apprezzate dagli amministratori locali. Le nostre competenze tecnico-scientifiche sono state utili, quando sono state percepite necessarie dalla comunità. Riuscire ad operare in questo modo con continuità rafforza l’autorevolezza del Sistema.

Dobbiamo incentivare comportamenti analoghi, potremmo perfino istituire un “premio” per segnalare le “migliori pratiche” di attività del Sistema e degli enti che lo compongono relativamente ad azioni efficaci nel senso della sostenibilità e capaci di incidere concretamente sulla realtà.

Torre costiera
Torre costiera – Puglia – Mare – foto di Roberto Gennaio

Se la ripartenza del Paese deve essere nel segno dell’ambiente, quali potrebbero essere i problemi che ancora impediscono il consolidamento di un forte Sistema nazionale di protezione ambientale, da affrontare e risolvere una volta per tutte?

In primo luogo dobbiamo riuscire ad affermare un ruolo più incisivo del Sistema e delle singole agenzie ambientali nei confronti della propria realtà istituzionale di riferimento: il “Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare” e le Regioni.

Dobbiamo fare in modo che i nostri interlocutori istituzionali ci percepiscano come coloro che possono essere “ascoltati” nei momenti in cui si definiscono le politiche ambientali e di sostenibilità. Non solo perché una norma lo prevede, non come adempimento formale, ma perché si è consapevoli che possiamo effettivamente contribuire in modo utile e sostanziale alle progettualità.

Dobbiamo cioè valorizzare il nostro bagaglio di esperienze e conoscenze del territorio e dei suoi problemi per supportare i decisori politici nell’operare le scelte più efficaci, se davvero si vuole uscire dalla crisi in una logica di transizione ecologica.

Per realizzare questo occorre costruire processi di autorevolezza, per i quali i cittadini, i media, l’opinione pubblica, e quindi, di conseguenza anche la politica, ci percepiscano come soggetti autorevoli, in quanto depositari di conoscenze indispensabili per costruire politiche adeguate.

Per innescare questi processi dobbiamo sforzarci molto di più di essere protagonisti sui temi all’attenzione dell’opinione pubblica, valorizzare la nostra “sostanza” di organo tecnico-scientifico coniugandolo anche con una comunicazione chiara e tempestiva.

Se il “mercato” nel quale vogliamo competere è questo, servono più “instant book” che “enciclopedie”. Dobbiamo chiedere ai nostri ricercatori di operare con rigore scientifico immutato, ma di fornire il proprio contributo quando davvero serve ed è atteso dalla comunità di riferimento.

Meglio un report di poche pagine, comprensibile e scientificamente orientato, oggi, piuttosto che un dotto tomo di 500 pagine domani, quando ben pochi lo leggeranno. A questo proposito mi auguro che le ricerche avviate come SNPA in collaborazione con l’ENEA e ISS su Covid-19 e inquinamento atmosferico, possano produrre notizie significative quanto prima, in quanto stakeholder istituzionali, stampa e cittadini ce le chiedono.

In attesa di prendere il largo
In attesa di prendere il largo – Puglia – Mare – foto di Angelo Pascale

Sulla base di condizioni di rinnovata forza e autonomia il Snpa può svolgere un ruolo importante nello scenario che si sta profilando in Italia e in Europa?

Se davvero, come si afferma il Recovery plan dovrà in modo molto significativo prevedere interventi in campo ambientale, non possiamo non esserci nei tavoli in cui verranno definiti i progetti da realizzare.

Il SNPA e le agenzie ambientali devono portare il proprio contributo di progettualità per definire le scelte di politica ambientale che determineranno i prossimi decenni della vita di questo Paese. Non ci sono prove di appello, o riusciamo ad esserci ed esserci in modo autorevole ed efficace, o saremo condannati ad essere un “di più”, soggetti anche con compiti importanti di controllo e monitoraggio, ma sempre marginali, considerati come meri esecutori di altrui decisioni.

Per quanto ci riguarda, come Arpa Puglia, vedo un terreno fondamentale costituito dalla grande sfida della riconversione dell’Ilva in una logica di sostenibilità ambientale. Si tratta di una grande sfida, un terreno concreto in cui Arpa e Ispra debbano essere presenti non solo quando c’è un problema, una emissione anomala, uno sversamento, uno scarico illecito, ma anche quando si discute su quali soluzioni in prospettiva si debbano perseguire.

Non si tratta di una “concessione” nei nostri confronti, ma di una scelta che tenga conto che possiamo portare un valore aggiunto alle scelte da fare, proprio perché nessun altro conosce la realtà in modo così approfondito – da un punto di vista ambientale – come noi.

E proprio su Taranto da tempo l’agenzia sta investendo con determinazione, per essere pronta a questo appuntamento. Abbiamo recuperato una struttura sanitaria in degrado, reperito fondi che giacevano da tempo, realizzato un laboratorio di elevata qualità che funzionerà per lungo tempo, reclutando personale qualificato. Si tratta di un investimento importante a disposizione della comunità locale, che siamo certi si avvarrà di Arpa Puglia per definire politiche ambientali e di sviluppo per questo territorio. Un campo di prova non secondario per dimostrare con i fatti che un’altra strada è possibile, un altro modello di sviluppo sostenibile non è una illusione ma un progetto concretamente realizzabile.

(Intervista a cura di Marco Talluri, coordinatore della redazione di AmbienteInforma e Francesca Lombardi, Arpa Puglia)

Castello Aragonese
Castello Aragonese – Puglia – Ambiente urbano – foto di Amelia De Lazzari

1 commento

  1. Sono buoni propositi, ma il problema è far capire ai signori delle politica che non sono tuttologi. Per questo è importante che si rendano conto che nell’agenda politica, prima di prendere decisioni, inseriscano un confronto e un dialogo con le istituzioni competenti(agenzie ambientali), che con competenza e professionalità possano illustrare le diverse problematiche ambientali e affrontarle in una logica di protezione ambientale e di sostenibilità .

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