Lombardia, conclusa la campagna Snow Water Equivalent 2020

Il contenuto di acqua immagazzinata nella neve rappresenta una riserva idrica a rilascio graduale, oltre a essere un parametro utile per la catena di controllo e allertamento idrogeologico

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Si è da poco conclusa la campagna di misura dello Snow Water Equivalent (SWE), effettuata anche quest’anno sui ghiacciai lombardi dai tecnici del Centro Nivometeorologico di Arpa Lombardia. Il periodo ideale per l’esecuzione queste misure è infatti quello tardo primaverile (metà maggio-metà giugno), quando si verifica il massimo accumulo nivale.

Da una prima analisi, i dati mostrano un generale trend in ribasso, dovuto principalmente all’assenza di precipitazioni nevose nel periodo primaverile. Il confronto con il 2019 appare evidente e mostra l’eccezionalità della primavera dello scorso anno. Si discostano i ghiacciai dei Vitelli e del Vioz, ove gli accumuli 2020 risultano leggermente superiori rispetto agli scorsi anni, probabilmente grazie all’azione di deposito del vento e all’esposizione favorevole ai flussi perturbati.

Sulla maggior parte dei ghiacciai misurati, i quantitativi di accumulo rientrano nella media, non mostrando caratteri di eccezionalità. Sono stati riscontrati spessori della neve compresi tra circa 100 cm e oltre 400 cm e densità variabili da 300 a 600 Kg/m³.

I valori più elevati di SWE sono stati misurati sui ghiacciai dei Vitelli e del Fellaria Orientale (da 15 a 19 m di neve cumulata). Valori inferiori, compresi tra 9 e 13 m di neve cumulata, sui rimanenti ghiacciai interessati dalle misure.

I tecnici del CNM di Bormio hanno effettuato le misure a quote elevate (sopra i 3000 m s.l.m.), dove l’esiguo numero di stazioni nivometeorologiche automatiche presenti rende necessaria l’integrazione di informazioni raccolte direttamente sul campo.

Per la misura dell’altezza totale del manto nivale sono state utilizzate sonde del tipo a settore, mentre per il carotaggio della neve è stato impiegato il Tubo Pesaneve con testa a vite da ghiaccio.

Sono stati eseguiti complessivamente 60 carotaggi e decine di misure dell’altezza del manto nivale sui ghiacciai del Vioz e Dosegù nel Sottogruppo Cevedale-San Matteo; di Alpe Sud sul Monte Sobretta; dei Vitelli nel Sottogruppo Ortles-Cristallo; dell’Adamello e del Pisgana nel Gruppo dell’Adamello; di Fellaria Orientale e Occidentale nel Gruppo del Bernina.

I campionamenti sono stati svolti alle quote comprese tra i 2.763 metri alla fronte del Ghiacciaio Pisgana ed i 3.620 del Ghiacciaio di Fellaria Occidentale, nei pressi della Forcola di Bellavista.

I dati mostrano che i valori di SWE simulati sulle stazioni nivometeorologiche automatiche sono globalmente positivi e ben riassumono l’andamento dell’inverno appena trascorso.

Alle quote medio basse le copiose nevicate verificatesi nel mese di novembre 2019 hanno garantito un consistente accumulo, perdurato per l’intera stagione invernale, che è stata dunque caratterizzata da accumuli nivali nella media soprattutto sulla fascia Retica, Adamello, mentre sulle Orobie e la fascia prealpina l’andamento degli accumuli è stato molto buono/ottimale.

La primavera, povera di perturbazioni e con un andamento termico con valori superiori alle media del periodo, ha determinato una rapida perdita di spessore del manto a tutte le quote, non favorendo la formazione di accumuli degni di nota sui ghiacciai posti alle fasce altimetriche superiori. Tuttavia, in quest’ultima settimana, si stanno verificando importanti nevicate in quota che fanno prevedere un miglioramento del bilancio idrico della stagione in corso.

I risultati delle misure, integrati con i dati simulati dal modello Snowpack, sono stati utilizzati per la stesura del Bollettino Idrologico di ARPA Lombardia. Snowpack è un modello nivologico che simula le caratteristiche fisiche e meccaniche del manto nevoso partendo dai dati misurati dalle stazioni nivometeorologiche automatiche.

La stima dello SWE consente di calcolare la quantità totale di equivalente in acqua immagazzinata nella neve e la sua distribuzione spaziale. Si tratta di un parametro di particolare importanza nel bilancio idrologico, in quanto rappresenta una riserva idrica che ha capacità di rilascio graduale ed è al tempo stesso un fattore da monitorare nella catena di controllo e di allertamento idrogeologico.

Il calcolo dello SWE si basa sulla valutazione dell’estensione della copertura nevosa e sulla stima dell’altezza e della densità del manto nevoso. Per le campagne future potrebbe essere utile e interessante abbinare alle misure di densità anche delle analisi chimiche per il monitoraggio degli inquinanti.

A cura di Matteo Fioletti e Luigi Bonetti – Arpa Lombardia

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