Rapporto ISIN sulla radioattività in Italia

Nel 2018, i valori di concentrazione dei radionuclidi, indicatori della presenza di radioattività nell'ambiente derivante dalle attività nucleari, non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario.

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L’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN) ha pubblicato il rapporto dal titolo “La sorveglianza della radioattività ambientale in Italia”.

Il Rapporto rappresenta una sintesi dei rilevamenti radiometrici effettuati nel 2018 nell’ambito della Rete nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale – RESORAD, costituita dalle Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell’Ambiente (ARPA/APPA) e dagli Istituti Zooprofilattici Sperimentali. La rete ha l’obiettivo di monitorare la presenza di radioattività nell’ambiente e negli alimenti e segnalare, anche con funzione di allarme, la presenza di eventuali valori anomali della radioattività.

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La radioattività in acqua, alimenti, particolato atmosferico e suolo

Sono stati raccolti circa 28.500 dati, dei quali circa 17.500 in 6.300 campioni ambientali e circa 11.000 in 4.250 campioni alimentari.

Nel 2018, i valori di concentrazione dei radionuclidi, indicatori della presenza di radioattività nell’ambiente derivante dalle attività nucleari, non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario. La presenza di questi radionuclidi – cesio137 e stronzio90 – nell’ambiente è derivante dalle ricadute degli esperimenti atomici condotti in atmosfera nel dopoguerra e dall’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl.

Nel rapporto per ciascuna delle matrici indagate sono presentati i dettagli dei dati per tutte le località di campionamento.

I dati sulla esposizione al radon nelle abitazioni

Per la prima volta sono anche riportate le valutazioni e prime aggregazioni dei dati raccolti dalle ARPA APPA e dall’ISIN fino al 2019 sulla esposizione al radon nelle abitazioni.

Il radon è un gas naturale generato dal decadimento radioattivo del radio, che si trova naturalmente nelle rocce, nei suoli e nei materiali da costruzione che ne derivano. Entra e si diffonde negli edifici (radon indoor), raggiungendo concentrazioni, variabili da ambiente ad ambiente.

Sulla base di una elaborazione effettuata dall’ISIN sui dati dell’indagine nazionale condotta dall’allora ANPA (ora ISPRA), ISS, ARPA/APPA nel 1989-1998, e sui dati ISTAT 2011, si stima che, su circa 31.000.000 di abitazioni censite sul territorio nazionale, più di 500.000 (pari a circa l’1,7%) presenterebbero livelli di radon superiori al livello di riferimento di 300 Bq m-3 recentemente fissato, per la prima volta, per le abitazioni, dalla Direttiva 2013/59/Euratom del Consiglio sugli standard di sicurezza per la protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti. Il recepimento della Direttiva è stato approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri lo scorso 29 gennaio per l’esame presso le Commissioni parlamentari.

In particolare, sarebbero circa 200.000 (pari al 4,1% del totale), le abitazioni in Lombardia in cui i valori di radon superano il valore di riferimento di 300 Bq m-3; a seguire il Lazio (circa 170.000 abitazioni, pari al 6,2%), il Friuli Venezia Giulia (circa 39.000, pari al 5,7%), la Campania (34.000 e una percentuale dell’1,4%) e l’Abruzzo (circa 22.000 abitazioni, pari al 2,9% del totale). La concentrazione media stimata per l’Italia è risultata pari a circa 70 Bq m-3, valore superiore alla media europea, pari a circa 55 Bq m-3 e a quella mondiale, pari a circa 40 Bq m-3.

A partire dagli anni ’90, diverse Regioni e Province autonome, tramite le ARPA e APPA, hanno effettuato sul proprio territorio indagini di misura del radon in abitazioni e luoghi di lavoro, principalmente con lo scopo di approfondire la conoscenza della diffusione del fenomeno nel territorio. Inoltre, indagini nelle scuole sono state effettuate per la protezione delle generazioni più giovani. L’ISIN ha realizzato una prima raccolta di informazioni sulle misurazioni di radon effettuate. Nella figura è riportata la carta tematica delle concentrazioni medie di radon nei Comuni. Tale informazione, disponibile in oltre 4.000 Comuni italiani, è elaborata, a seconda dei dati disponibili nel Comune, sulla base di misure effettuate in abitazioni situate a diversi piani o tra quelle ai piani terra.

La presenza di rutenio

Il rapporto dell’ISIN contiene, al suo interno, anche un focus sulla presenza di rutenio – 106 (radionuclide artificiale prodotto di fissione dell’industria nucleare) nel particolato atmosferico e sul suolo, frutto di un evidente rilascio incidentale avvenuto molto probabilmente in una zona ad est dell’Europa, compresa tra il Volga e gli Urali, evidenziato per la prima volta in Lombardia nell’ottobre 2017, che non ha avuto alcuna rilevanza dal punto di vista radiologico.

La presenza di rutenio nel particolato atmosferico è stata rilevata in Italia come nel resto d’Europa tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre 2017.

I laboratori della rete RESORAD hanno registrato la presenza di Ru-106 sia nel particolato atmosferico sia, successivamente, nella deposizione al suolo. Il valore massimo rilevato nel particolato atmosferico è stato 54.3 mBq m-3 ed è stato misurato a Udine nel campione giornaliero del 3 ottobre. In totale sono state effettuate 241 misure.

Tutte le concentrazioni rilevate sono di diversi ordini di grandezza al di sotto delle concentrazioni alle quali corrisponderebbe un impatto radiologico non trascurabile. Anche l’IAEA, sulla base dei dati condivisi a livello internazionale, ha dichiarato la non rilevanza radiologica delle concentrazioni di rutenio registrate in aria.

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1 commento

  1. […] Sul sito del Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente si nota che nel 2018 (anno dei dati del rapporto), “i valori di concentrazione dei radionuclidi, indicatori della presenza di radioattività nell’ambiente derivante dalle attività nucleari, non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario. La presenza di questi radionuclidi – cesio137 e stronzio90 – nell’ambiente è derivante dalle ricadute degli esperimenti atomici condotti in atmosfera nel dopoguerra e dall’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl”. […]

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