Emissioni di gas serra, nuovo record nel 2018

Il 2018 segna un nuovo record per l'emissione dei gas serra, secondo il Bollettino dell'Organizzazione mondiale meteorologica (WMO) emesso il 25 novembre. Le concentrazioni medie globali di anidride carbonica (CO2) hanno raggiunto 407,8 ppm; Anche le concentrazioni di metano e biossido di azoto sono aumentate in misura maggiore rispetto agli ultimi dieci anni.

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Nonostante gli Accordi di Parigi sul clima, non si registrano segnali di un’inversione di tenenza per quel che riguarda la presenza di gas serra in atmosfera, cosa che nel lungo periodo porterà le generazioni future a far fronte a impatti sempre più gravi dovuti ai cambiamenti climatici, tra cui temperature in aumento, condizioni meteorologiche più estreme, stress idrico, innalzamento del livello del mare e distruzione degli ecosistemi marini e terrestri.

Il Bollettino dei gas serra del WMO, emesso lo scorso 25 novembre, attesta che nel 2018 le concentrazioni medie globali di anidride carbonica (CO2) hanno raggiunto 407,8 parti per milione, rispetto a 405,5 parti per milione (ppm) nel 2017. L’aumento di CO2 dal 2017 al 2018 è stato molto vicino a quello osservato dal 2016 al 2017 e appena sopra la media nell’ultimo decennio. I livelli globali di CO2 hanno attraversato il benchmark simbolico e significativo di 400 parti per milione del 2015. La CO2 rimane nell’atmosfera per secoli e negli oceani ancora più a lungo.

Anche le concentrazioni di metano e ossido di diazoto (N2O) sono aumentate in misura maggiore rispetto agli ultimi dieci anni, secondo le osservazioni della rete Global Atmosphere Watch che comprende stazioni nell’Artico, nelle aree montane e nelle isole tropicali.

Sintesi del report, video

Leggi su sito Arpae Emilia-Romagna

Vai alla notizia sul sito del WMO (in inglese)

Vai al report WMO Greenehouse gas bulletin

2 Commenti

  1. Ottimo articolo. Credo però che il benchmark simbolico dovrebbe essere posto non al raggiungimento delle 400 ppm, ma al superamento delle 300, mai avvenuto negli 800.000 anni precedenti, durante i quali furono raramente superate anche le 250 ppm ( http://www.marketoracle.co.uk/Article45505.html ).
    Il rischioso trend in corso dimostra quanto sia sciocco – se non criminale – promuovere la produzione di beni ad alto “costo energetico” mentre il mix energetico mondiale medio è ancora composto in prevalenza da fonti fossili

    https://asvis.it/approfondimenti/208-4062/misure-per-il-clima-quando-le-buone-intenzioni-possono-rivelarsi-fallaci
    https://rmi.org/how-much-co2-is-embedded-in-a-product/

  2. Concordo che la soglia di 400 ppm sia solo simbolica e troppo alta. In effetti da anni noti studiosi propugnano che si assumano le 350 parti per milione di CO2 come “livello di guardia”, in particolare questo valore risulterebbe ancora compatibile con un cambiamento climatico “gestibile” e non pericoloso. Nella situazione attuale si dovrebbe quindi programmare una forte frenata delle emissioni fino a vedere un segnale di rallentamento nei dati di concentrazione (es. Mauna Loa) e al contempo mettere in campo soluzioni tecnologiche che consentano di rimuovere dall’atmosfera la CO2 in eccesso nei prossimi decenni. Non c’è solo il clima, purtroppo la CO2 è anche un problema per le condizioni chimiche del mare il cui pH medio globale è in diminuzione a causa dei livelli troppo alti di anidride carbonica atmosferica, con conseguenze allarmanti sulla vita marina come si legge per esempio qui: https://www.uq.edu.au/news/article/2009/11/scientists-call-urgent-global-cooling-save-coral-reefs

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