Annuario dati ambientali Toscana: l’intervento di Letizia Marsili

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In occasione della presentazione dell’Annuario dei dati ambientali della Toscana 2022  è intervenuta Letizia Marsili, professoressa del Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università degli Studi di Siena che ha portato, nella seconda parte dell’evento dedicata alla transizione ecologica e alla lotta al cambiamento climatico, un contributo scientifico su “Cambiamento climatico: specie aliene, biodiversità sotto stress” con particolare riferimento all’ecosistema marino. 

Oltre tre quarti del nostro pianeta è coperto dalle acque degli oceani in cui si trova circa l’80% della biodiversità globale che rappresenta una risorsa fondamentale, non solo da un punto di vista ecologico ma anche economico, poiché milioni di persone basano il loro sostentamento proprio su questa ricchezza che è sempre più stressata e minacciata dalle molteplici pressioni esercitate dall’uomo sull’ambiente marino. Basta pensare ai milioni di tonnellate l’anno di petrolio sversati su tutto il pianeta, al consumo di suolo e alla cementificazione massiccia che diminuisce gli habitat a disposizione per le varie specie, al turismo intensivo lungo le coste e al sovrasfruttamento degli stock ittici sopra il livello di sostenibilità.

La causa del declino delle specie viventi è sempre legata alle attività umane e riguarda tutti i gruppi viventi a partire dai microrganismi, batteri, funghi, piante, pesci fino ad arrivare ai mammiferi marini ma in particolare l’estinzione riguarda alcuni gruppi animali che sono particolarmente a rischio come gli anfibi. Il rischio di estinzione dipende anche dalle dimensioni: gli organismi con una massa inferiore a 80 grammi, nella maggior parte dei casi sono minacciati dalla perdita o dalla riduzione degli habitat, soprattutto quando si tratta di animali che vivono nelle acque dolci. Anche una specie che non è a rischio su scala mondiale può avere un ruolo essenziale su scala locale e la sua diminuzione avrà un impatto sulla stabilità dell’habitat.

I fattori che contribuiscono alla perdita di biodiversità sono molteplici, come la professoressa Marsili ha esaurientemente spiegato, in un precedente intervento, durante le giornate scientifiche dedicate al cambiamento climatico organizzate da ARPAT. Tra i più importanti ci sono: la distruzione, la degradazione e la frammentazione degli habitat; l’introduzione in un territorio di specie alloctone, cioè originarie di altre aree geografiche; la caccia e la pesca eccessive e indiscriminate che possono aggravare situazioni già a rischio per la degradazione degli habitat; l’inquinamento con l’introduzione, a partire dalla seconda rivoluzione industriale, di più di settantamila sostanze xenobiotiche, estranee al mondo vivente, che hanno impattato l’ambiente fino a diventare tra i primi stress per gli organismi viventi; infine il cambiamento climatico con l’alterazione del clima a scala globale e locale, che va considerato come qualcosa che sta a cappello di tutti gli altri stress e non come un fattore isolato. 

I cambiamenti climatici sottopongono a ulteriori pressioni gli ecosistemi costieri per effetto delle variazioni di parametri fisico-chimici e biogeochimici delle acque (come pH, salinità, ecc.) responsabili della progressiva degradazione degli ecosistemi.

Il Mediterraneo è uno dei mari più sfruttati al mondo e messo a dura prova dalle pressioni ambientali. Il cambiamento climatico è la più grande minaccia che ci troviamo ad affrontare come specie; nel Mediterraneo le temperature stanno aumentando il 20% più velocemente rispetto alla media globale e ciò sta già avendo gravi e concrete conseguenze in tutto il bacino, destinate ad aumentare nei decenni a venire, con un innalzamento del livello del mare che potrebbe superare il metro entro il 2100, con impatti su un terzo della popolazione della regione.

La professoressa Marsili ha ricordato alcuni dei principali effetti del riscaldamento globale come la tropicalizzazione del Mediterraneo, le invasioni di specie aliene, il bloom di meduse, il declino delle praterie di Posidonia oceanica e delle gorgonie ed ha quindi sottolineato l’importanza di azioni urgenti e significative, sia per ridurre ulteriori emissioni di gas serra, sia per adattarsi alle nuove condizioni con un mare sempre più caldo.

Ad esempio con l’aumento della temperatura delle acque diminuisce la solubilità dell’Ossigeno causando eventi di anossia come quelli registrati nel 2015 nella laguna di Orbetello con la moria di orate e spigole. Anche il problema dell’aumento del livello del mare che, nell’ultimo quarto di secolo si è innalzato a una velocità di circa 3,4 millimetri all’anno, non è soltanto dovuto allo scioglimento del ghiaccio (dal mare e dalla terra) ma anche alla dilatazione termica degli oceani conseguente all’aumento del contenuto di calore dell’acqua (componente termosterica, l’acqua si espande quando si riscalda) .

Infineanche le nidificazioni di tartaruga Caretta caretta che si stanno registrando nella parte alta del Mediterraneo, compresa la Toscana, sono un’altra dimostrazione degli effetti dei cambiamenti climatici; la Caretta caretta non è una specie alloctona (aliena) ma la popolazione era concentrata nella parte sud-orientale del Mediterraneo. Dal 2013 si sono registrate le prime nidificazioni anche in Toscana e si stanno spingendo sempre più a nord; come è stato registrato quest’anno anche da ARPAT, che coordina le attività di recupero degli adulti morti e in difficoltà e del monitoraggio dei nidi, le nidificazioni di tartaruga sono avvenute principalmente nella parte più settentrionale della regione, tre volte a Marina di Massa e una a Marina di Pietrasanta.

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