Sviluppo sostenibile e parità di genere

L’influencer della fisica e la scienziata che lotta per il mare, alcune delle protagoniste del Festival della scienza di Verona all'insegna dello sviluppo sostenibile e della parità di genere

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Dal 12 al 21 marzo si svolge RiEvoluzione, seconda edizione del Festival della Scienza di Verona, in versione digitale. Sarà un ricchissimo think tank dedicato al ruolo della Scienza alla luce dell’Agenda 2030 dell’ONU a partire dall’obiettivo 5 dedicato alla parità di genere.

“Guardare la realtà con sguardo nuovo può fare la differenza” è il leitmotif della rassegna. Le scienziate Doudna e Charpentier hanno osservato con occhi nuovi qualcosa che stava lì da milioni di anni e ne hanno fatto una rivoluzione, scoprendo il Crispr, il “taglia e cuci” del Dna, e venendo insignite del Nobel 2020 per la Chimica. “Speriamo che questa notizia mandi un messaggio positivo alle ragazze che vogliono intraprendere il cammino della scienza e dimostri che anche le donne, con la loro ricerca, possono avere un grande impatto” così hanno commentato le scienziate.

RiEvoluzione si inaugura il 12 marzo con il saluto delle istituzioni e interventi sul ruolo delle donne nella scienza. Seguiranno giornate dedicate ai temi della divulgazione scientifica, dell’educazione e formazione sia per le scuole che per le università, dell’innovazione delle aziende partner coinvolte. Inoltre vi saranno laboratori didattici on line per le scuole. Si chiude il 21 marzo con un focus su Terra-Mare e Cambiamento climatico.

Fra i protagonisti: Gabriella Greison: fisica, scrittrice, performer teatrale. Autrice della collana “Storie e vite di superdonne che hanno fatto la scienza” e blogger con oltre 60k follower su Instagram. Una vera influencer della scienza e della fisica quantistica. Maria Rita d’Orsogna: fisica, docente del Dipartimento di Matematica della California State University e attivista ambientale. Nel 2007 avvia una mobilitazione popolare in Abruzzo per salvare dalla costruzione di siti petroliferi una zona incontaminata, che culminò in una legge nazionale a protezione di tutta la costa italiana. Da allora si è schierata in difesa di diversi paradisi naturali.

Gli eventi si svolgono online e sono totalmente gratuiti. Il programma è il risultato di una call for proposal lanciata dal Festival lo scorso novembre. Le proposte arrivarono da tutta Italia e sono state selezionate dal Comitato Scientifico, coordinato da Roberto Giacobazzi, docente del Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Verona, con il contributo dei numerosi partner tecnici scientifici fra cui l’Istituto nazionale di astrofica, Arpa Veneto, il Consiglio nazionale delle Ricerche, l’Università degli Studi di Verona, l’Università degli Studi di Trento, il Master Futuro Vegetale dell’Università degli Studi di Firenze, Coldiretti e Confcommercio di Verona.

Arpa Veneto ha condiviso lo spirito dell’iniziativa, in linea con le proprie funzioni istituzionali fra cui vi è la promozione di attività di educazione ed informazione ambientale dei cittadini in cui rientrano le attività connesse allo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Inoltre l’Agenzia ha di recente prodotto il Piano delle azioni positive che pone un accento molto forte sulla parità di genere.

  • www.festivalscienzaverona.it
  • Facebook: /festivaldellascienzaverona/
  • Instagram: @festival_scienza_verona
  • Twitter @ FDscienzaVerona

1 commento

  1. Gli allevamenti intensivi sono un disastro per l’ambiente e per la nostra salute. Gli allevamenti industriali si rivelano sempre più dannosi e favoriscono il salto di specie dei virus. Margherita Hack, una grande Donna, un’astrofisica, accademica, divulgatrice scientifica e attivista italiana diceva sempre:
    «Mai mangiato carne in vita mia. E mai lo farò»
    «Amo gli animali, non potrei mai averli nel piatto. E anche senza ho vissuto alla grande».
    Margherita è sempre attualissima, in questo momento pandemico legato alla zoonosi e quindi a cibarsi di animali, diventa obbligatorio non macellare e non mangiare cadaveri, solo così l’essere umano potrà avere un futuro che valga la pena di vivere, perchè in questo momento non stiamo vivendo, ma stiamo sopravvivendo. Per uno sviluppo sostenibile, è doveroso informare la gente che i cadaveri non si mangiano, per non provocare orrore e dolore ad esseri senzienti e per non ammalarsi di conseguenza.

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