Clima, dissesto e siccità: il quadro dell’ambiente in Italia nell’Annuario Ispra

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Presentato alla Camera dei Deputati l’Annuario dei Dati Ambientali dell’Ispra ed. 2018. Una pubblicazione scientifica di dati statistici basati su 300 indicatori, realizzata in collaborazione con SNPA. Clima, inquinamento atmosferico, biodiversità, qualità delle acque, mare e ambiente costiero, suolo, rifiuti, rumore, elettromagnetismo, sono solo alcuni dei temi trattati nell’edizione 2018.

Tra i dati più allarmanti per il nostro Paese quelli sullo stato di siccità di molte zone d’Italia. Con una precipitazione cumulata media al di sotto della norma del 22% circa, il 2017 si colloca al 2° posto, appena dopo il 2001, tra gli anni più “secchi” dell’intera serie dal 1961. E’ stata di +1,30 °C l’anomalia della temperatura media in Italia, superiore a quella globale sulla terra ferma (+1,20 °C).

Se è positivo il dato riguardante le emissioni totali di gas serra, diminuite del 17,5% dal 1990 al 2016, desta ancora preoccupazione quello del PM10: nel 2017 il 31% delle stazioni non ha rispettato il valore limite giornaliero (50 μg/m3 da non superare più di 35 volte per anno civile), anche se complessivamente dal 1990 al 2016 le emissioni nazionali di particolato atmosferico PM10 sono in diminuzione del -33,7% e le emissioni complessive di ossidi di zolfo, ossidi di azoto e ammoniaca sono in calo del -66,8%.

Altro tallone d’Achille dell’Italia è il dissesto idrogeologico. Solo nel 2017 ci si sono stati 172 frane, distribuite soprattutto in Abruzzo, Campania, Sicilia, Trentino-Alto Adige, Lombardia e Marche. In Italia oltre 6 milioni di abitanti sono residenti in aree a pericolosità idraulica media (tempo di ritorno tra 100 e 200 anni), mentre la popolazione a rischio frane, se si considerano le 2 classi a maggiore pericolosità (elevata e molto elevata), è pari a oltre 1,2 milioni di abitanti. Dal punto di vista della sismicità, nel 2017 quattro eventi hanno raggiunto e superato Magnitudo 5, tutti avvenuti il 18 gennaio, con epicentri in provincia de L’Aquila.

Molti gli sforamenti di decibel in Italia. Il 32,1% delle sorgenti di rumore sottoposte al controllo del SNPA, presenta almeno un superamento dei limiti previsti dalla normativa, evidenziando un problema di inquinamento acustico. Il 61% dei comuni ha approvato la classificazione acustica (suddivisione del territorio urbanizzato in aree acustiche omogenee); le regioni del Nord sono le più virtuose nel 2017, le regioni con la percentuale di comuni zonizzati superiore al 90% sono Valle d’Aosta (100%), Marche (97%), Lombardia e Toscana (96%), Veneto (91%).

Il Bel Paese non naviga in cattive acque. Più dell’89% delle acque costiere di balneazione è in classe eccellente nel quinquennio 2014-2017. Nel 2017 lo stato di qualità delle acque costiere di balneazione, in relazione ai fattori igienico sanitari, ricade in classe eccellente per l’89,7%, buona per il 5,4%. Il distretto della Sardegna si conferma migliore dal punto di vista della qualità chimica delle acque marino costiere: il 90% presenta infatti uno stato chimico “buono”. Qualche problema in più si riscontra per fiumi e laghi: su 7.493 fiumi, il 43% raggiunge l’obiettivo di qualità per lo stato ecologico e il 75% quello di qualità per lo stato chimico. Su 347 laghi, il 20% raggiunge l’obiettivo di qualità per lo stato ecologico e il 48% quello di qualità per lo stato chimico.

Solo un piccolo assaggio della enorme quantità di dati ambientali raccolti nell’Annuario, che Ispra ha organizzato in vari prodotti editoriali: dal sito che li raccoglie tutti in dettaglio, alle sintesi per chi vuole avere un quadro generale della situazione.

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