La dimensione internazionale del sistema Snpa

Con oltre 10.000 addetti in tutto il paese e la vice-presidenza dell’Agenzia europea per l’ambiente assegnata a Ispra, il sistema italiano di protezione ambientale è il più grande e moderno in Europa, in grado di supportare il governo nazionale a livello internazionale e contribuire alle scelte in sede di comunità europea. L'articolo in Ecoscienza 1/2019 dedicato alla prima Conferenza nazionale Snpa.

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Un antico proverbio indiano recita “Se vuoi andare veloce, vai da solo, ma se vuoi andare lontano, vai insieme ad altri”. Volenti o nolenti la globalizzazione è ormai parte del quotidiano ed essere “piccoli” non consente più di essere competitivi, soprattutto in campo internazionale.
Per questo motivo il Sistema ha un enorme potenziale per se stesso ma, soprattutto, per il paese. Infatti, anche se molti aggiustamenti sono necessari, e alcuni di essi richiederanno grandi sforzi e tempi adeguati, la confluenza di competenze nazionali all’interno di un singolo contenitore ci rende unici, non solo in seno all’Unione europea, ma anche a livello mondiale.

Ma perché? Che cosa offre oggi di innovativo l’Italia agli ambiti internazionali? Innanzitutto il modello, che ormai viene osservato con molta attenzione da diversi circoli internazionali, non solo del settore ambientale. Farò alcuni esempi. Prendiamo per primo l’Ispra. Un oggetto strano per i colleghi degli altri paesi. Infatti, anche se è inquadrato giuridicamente come ente pubblico di ricerca, l’Istituto non solo non dipende dal ministero per l’Istruzione, l’università e la ricerca, ma svolge effettivamente funzioni di agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente sulla base delle direttive del ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Seppur dotato di autonomia tecnico-scientifica, l’Ispra svolge, soprattutto, compiti di legge in materia di protezione ambientale, quali attività conoscitiva, di controllo, di monitoraggio, di valutazione, di prevenzione, di ispezione, di consulenza tecnica e scientifica, nonché di informazione e comunicazione, educazione e formazione.

A questo punto, credo sorprenderà molti apprendere che Ispra è l’unica agenzia per l’ambiente europea – e, forse, del mondo – ad essere contemporaneamente un ente di ricerca. In seno ai circuiti europei, ad esempio nel contesto della rete informativa dell’Agenzia europea dell’ambiente o del Network delle agenzie ambientali europee questa caratteristica rende Ispra molto competitiva, sia per la possibilità di svolgere attività di ricerca, sia per le inerenti dotazioni tecniche e tecnologiche, sia per la flessibilità data dal contesto.

La forte attività di ricerca funzionale all’espletamento del mandato permette da un lato di attingere in modo massiccio a finanziamenti dell’Unione europea e internazionali e, dall’altro, di mantenere il personale all’avanguardia delle conoscenze tecniche. In termini pratici, l’Istituto esercita le proprie competenze di ricerca attraverso attività scientifiche di laboratorio, navi oceanografiche, strumentazioni e tecnologie avanzate, metodologie e informazioni satellitari. Sviluppa metodi, standard, linee guida e strumenti innovativi di analisi.

In ambito Snpa questo si riflette in un potenziale sinergico moltiplicato dal numero di membri. Le Agenzie regionali e provinciali hanno a loro volta peculiarità esclusive, con ambiti di specializzazione caratterizzanti. Per cui, se da un lato le Arpa/Appa possono “approfittare” della peculiarità di Ispra come ente di ricerca – ad esempio per rimanere più facilmente aggiornati su nuove tecnologie – gli esperti e le esperte dell’Ispra possono confrontarsi con specialisti formati grazie alle caratteristiche esclusive dei territorio, che posseggono competenze altrimenti assenti. Tutti, quindi, beneficiano di questa situazione.

Di conseguenza, anche se la ricerca spesso non è attività prioritaria per le Arpa/Appa, diventa però un elemento importante all’interno del Sistema. Infatti, lo scambio sempre più stretto di attività tra le Agenzie porterà necessariamente anche i colleghi dell’Ispra e delle Arpa/Appa che svolgono attività di ricerca ad adattare i propri progetti verso le nuove emergenze che risulteranno da tali interazioni. Considerando che il Sistema si muove unitamente verso il perseguimento del proprio mandato, le attività di ricerca tenderanno a colmare quelle lacune che inevitabilmente emergeranno. Gli effetti in campo internazionale saranno evidenti, in considerazione delle centinaia di progetti finanziati dall’Unione europea cui Ispra e diverse Arpa/Appa hanno partecipato negli ultimi anni insieme a migliaia di partner europei. Si parla di volumi di centinaia di milioni di euro, con i relativi impatti sulle competenze e, di conseguenza, sui servizi ai cittadini. Si pensi, poi, all’enorme crescita professionale conseguente alla partecipazione ai circuiti internazionali.

Va, inoltre, considerato, che oggi il Sistema conta oltre 10.000 addetti su tutto il territorio nazionale. Si tratta di una vera e propria potenza ambientale, che rende il sistema italiano di protezione ambientale il più grande e moderno in Europa. In termini numerici, l’Italia può oggi, sulla carta, parlare allo stesso livello con le grandi agenzie mondiali, quali quelle degli Stati Uniti e della Cina, anche se un lungo percorso rimane da compiere prima che il Sistema sia sufficientemente maturo. In questo campo la grande scommessa è riuscire a superare i limiti delle sovranità individuali – che limitano, ad esempio, l’efficacia di azione della Commissione europea – per riuscire a muoversi in modo coordinato in ambito internazionale quando necessario. Se ne saremo capaci, l’Italia potrà orientare efficacemente le tendenze internazionali, non solo tecniche, dal momento che il Sistema diventerà automaticamente anche un valido strumento per il governo nazionale.

Pertanto, anche se gli ambiti di attività del Sistema sono e rimarranno prevalentemente nazionali, ritengo non sia prematuro parlare di internazionalizzazione del Sistema”. Sono convinto che sia anche grazie alla “forza di fuoco” che comincia a intravedersi, che oggi siamo evidentemente più forti ai tavoli europei. Non sarà sfuggito che Ispra ha recentemente assunto la vice-presidenza dell’Agenzia europea per l’ambiente. Tra i vari fattori in gioco, avere alle spalle il Sistema ha sicuramente contribuito a questo successo.

E’ oggi consuetudine, durante le riunioni plenarie del Network delle agenzie ambientali europee presentare le caratteristiche del Sistema o specifiche attività di Agenzie regionali e provinciali. L’Italia ha sempre qualcosa di interessante o innovativo da portare al tavolo, ed è un piacere raccogliere l’interesse genuino dei vertici delle agenzie europee verso le competenze italiane. Anche se oggi un’enorme limitazione continua ad essere la conoscenza della lingua inglese, sempre più colleghi ne mostrano padronanza e sono in grado di sostenere discussioni delicate ai tavoli tecnici. Questo implica anche poter supportare il governo nazionale nelle negoziazioni o nell’applicazione dei protocolli internazionali e, probabilmente, contribuire alle raccomandazioni verso la Commissione europea predisposte a Bruxelles dal Comitato delle Regioni.

Pertanto, un graduale inserimento dei colleghi del Sistema all’interno di circuiti normalmente presidiati da Ispra è parte del percorso di crescita comune. L’Italia invia regolarmente a istituzioni europee – soprattutto, l’Agenzia europea per l’ambiente – e internazionali una serie di informazioni ufficiali sullo stato dell’ambiente. Spesso si tratta di obblighi derivanti da legislazione europea o accordi internazionali. Molte di queste informazioni sono raccolte con la collaborazione delle Arpa/Appa. Inutile sottolineare che il Sistema potrà solo facilitare la raccolta di queste informazioni e renderà, pertanto, l’Italia più performante in ambito internazionale.

D’altro canto, è altrettanto necessario che i colleghi che collaborano alla produzione e raccolta di informazione ambientale ai fini di diffusione e scambio a livello internazionale siano direttamente coinvolti, per rendersi conto personalmente delle problematiche interne e delle situazioni negli altri paesi. Questo implica inserirli progressivamente in tali circoli.
Ad esempio, il Network delle agenzie ambientali europee opera tramite Gruppi di interesse composti da specialisti europei che collaborano su temi emergenti. Spesso il risultato del loro lavoro si riflette nella pubblicazione di rapporti che possono avere impatti importanti o, addirittura, influenzare le scelte dei funzionari della Commissione europea, che coordinano la preparazioni di leggi che gli stati membri dovranno adottare. Credo risulti, quindi, evidente, l’importanza strategica anche a livello regionale di presidiare tali tavoli. Allo stesso modo, la partecipazione ai tavoli tematici (Nrc) della rete ambientale dell’Agenzia europea dell’ambiente è altrettanto rilevante.

Spero di essere riuscito a sintetizzare alcune delle opportunità offerte dal Sistema per i membri e per il paese anche in ambito internazionale. Le potenzialità sono enormi e, di conseguenza, i benefici per i cittadini.

Luca Demicheli
Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra)

Nella foto la sede dell’Agenzia europea dell’ambiente, a Copenhagen.

Scarica Ecoscienza 1/2019 (pdf, 6M)

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