La gestione degli spiaggiamenti di cetacei al tempo del Coronavirus

Conclusa venerdì 13 marzo con la rimozione della carcassa la vicenda dello spiaggiamento di una balenottera femmina ad Antignano a Livorno. ARPAT pur non intervenendo direttamente sul posto ha attivato il protocollo previsto dalla rete dell'Osservatorio Toscano per la biodiversità della Regione Toscana per le operazioni di rimozione attivando il Comune di Livorno.

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In tempo di coronavirus  si è conclusa venerdì 13 marzo la vicenda dello spiaggiamento di una balenottera femmina ad Antignano a Livorno. Una carcassa galleggiante in mare davanti a Livorno era già stata segnalata nel tardo pomeriggio di martedì 10 marzo scorso.

video di Gianni Calamita (Livorno)

ARPAT, avvertita prima da privati cittadini e subito dopo dalla Capitaneria di Porto di Livorno, si è attivata  in qualità di capofila della rete dell’ Osservatorio Toscano per la Biodiversità (OTB) della Regione Toscana cercando di gestire l’evento: prima in attesa dell’eventuale spiaggiamento, cercando di capire di quale specie si trattasse e di quali dimensioni; poi la carcassa si è fermata presso il moletto di Antignano, quasi adagiata sugli scogli semiaffioranti ed il Settore Mare di ARPAT ha quindi attivato il protocollo previsto dalla rete OTB per  le operazioni di rimozione della carcassa con i coinvolgimento degli enti della rete, primo fra tutti Comune di Livorno che ha prontamente coinvolto la Polizia municipale ed i Vigili del fuoco che hanno provveduto a legare la coda della balenottera per spostarla in un posto idoneo al trascinamento fuori dall’acqua; subito dopo è stato, fondamentale, l’intervento della ditta Petracchi, incaricata dal Comune, che con i suoi mezzi (argano e camion) ha potuto effettivamente tirarla fuori dall’acqua, caricarla e trasportarla verso lo smaltimento.

In tempo di coronavirus, ARPAT ha potuto fare solo una gestione a distanza. Non si è voluto e potuto considerarla come una “vera” emergenza visto che, per fortuna, siamo ancora in periodo invernale e non ci sono bagnanti sulla spiaggia che potevano lamentarsi per il cattivo odore; inoltre considerato anche il pessimo stato di conservazione della carcassa era impossibile prelevare campioni dagli organi, fare analisi sulle cause di morte o conservare lo scheletro (che mancava in parte).

L’evento comunque è alquanto interessante ed ha suscitato non pochi dubbi, soprattutto capire di quale specie potesse trattarsi. Le inconfondibili “pieghe” sulla pancia del cetaceo (solchi golari, per gli addetti ai lavori) hanno fatto subito dire che si trattava di una balenottera, ma di quale specie?

Le sue dimensioni però, 5,20 m di lunghezza e peso forse 15 quintali (stima di ciò che restava) hanno indicato che si trattava di una “piccola” balenottera, forse un neonato della balenottera comune (Balaenoptera physalus), unica presente regolarmente nel Mediterraneo e quindi anche nel nostro mare Toscano?

Ma un piccolo di questa specie nasce un pò più grande intorno ai 6-6,5 m. Forse la misurazione, vista l’avanzata decomposizione della carcassa, non è esatta; oppure si potrebbe trattare della più rara, e solo occasionale per i nostri mari, balenottera minore (Balaenoptera acutorostrata), spiaggiata solo due volte in Toscana (solo 5 record italiani compresi i nostri), nel 1993 a Viareggio e nel 1998 a Livorno, proprio ad Antignano ed il cui scheletro è esposto al Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno. I caratteri distintivi di questa specie, oltre alle dimensioni (7-10 m di lunghezza dell’adulto contro i 18-22 m di quello di balenottera comune), sono il numero di solchi golari, il numero e colore dei fanoni ossia delle placche cornee disposte a pettine, attaccati alla mascella superiore, con filamenti rigidi che formano una specie di setaccio per filtrare il cibo di piccole dimensioni che si trova nell’acqua di mare, oltre ad una macchia bianca sulle pinne laterali che sono scure.

L’esemplare recuperato oggi non aveva più colore, aveva perso parte del cranio e quindi tutti i fanoni ed aveva 56 solchi golari, numero minimo indicato per le balenottere comuni ma plausibile per una balenottera minore…che dire, il dubbio rimane.

Il sig. Roberto Petracchi, titolare della ditta di smaltimento interessata dal Comune che ha personalmente eseguito il recupero, oltre ad inviare utilissime foto e video e contare i solchi golari, ha prelevato per nostro conto un pezzo di grasso e di muscolo che verrà conservato congelato. Indagini tossicologiche e genetiche saranno condotte dai tecnici dell’ Università di Siena e dai veterinari dell’ Istituto zooprofilattico di Pisa IZSLT su questo campione, appena sarà possibile recuperarlo.

Comunque, anche se gli esperti fossero stati sul posto, il dubbio sulla specie sarebbe rimasto; quindi dovremmo continuare a definire questo esemplare come una balenottera non identificata o, come scrivono gli esperti, Balaenoptera sp. …. almeno fino a quando avremo i risultati delle indagini genetiche.

Testo a cura di Cecila Mancusi

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