La Strategia europea a salvaguardia dei mari

La Strategia marina prevede una valutazione dello stato ecologico delle acque marine europee, con l´obiettivo di attuare misure di prevenzione e riduzione della presenza di rifiuti nell´ambiente marino e costiero per la tutela e la salvaguardia dei mari e delle specie viventi che li abitano. L'articolo in Ecoscienza 1/2020 nel servizio "Un mare di plastica".

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La direttiva quadro sulla Strategia marina (Marine Strategy Framework Directive, Mfsd, 2008/56/CE) è stato il primo strumento legale dell’Unione europea ad affrontare esplicitamente il tema dei rifiuti marini. L’obiettivo è il raggiungimento di un “buono stato ecologico” per i rifiuti marini entro il 2020, cioè uno stato per cui “le proprietà e le quantità di rifiuti marini non provocano danni all’ambiente costiero e marino”. La direttiva richiede inoltre una valutazione regolare (ogni 6 anni) dello stato, della definizione degli obiettivi, del monitoraggio, delle relazioni e dell’applicazione delle misure relative a rifiuti e microrifiuti (micro-litter) marini.

La definizione del “buono stato ecologico”
Una decisione della Commissione europea (2017/848/EU) adottata dopo la sua approvazione da parte degli stati membri dell’Ue1 fissa criteri standard metodologici per determinare concretamente cosa significa il “buono stato ecologico” in relazione ai rifiuti marini. Questa decisione richiede che la composizione, la quantità e la distribuzione territoriale di rifiuti e microrifiuti sulle coste, nello strato superficiale della colonna d’acqua e sul fondo marino siano a livelli che non provochino danni all’ambiente costiero e marino.

Inoltre, rispetto agli impatti sulla vita marina, richiede che la quantità di rifiuti e microrifiuti ingeriti da animali marini sia a un livello che non comporta effetti negativi per la salute delle specie interessate e che il numero di individui di ogni specie che subiscono effetti negativi a causa dei rifiuti – ad esempio per impigliamento, altri tipi di lesioni o mortalità o effetti sulla salute – siano mantenuti a livelli di sicurezza.

Gli stati membri hanno fissato valori soglia per specificare i livelli accettabili per ogni caso, in collaborazione con i paesi vicini e tenendo conto delle specificità regionali e subregionali. Per una migliore comprensione dello stato (“buono” o “cattivo”, “in miglioramento” o “in peggioramento”) dell’ambiente marino, ma anche per stabilire le soglie, è necessario raccogliere e interpretare dati sulla presenza e sulla quantità di rifiuti e sui loro impatti sulle specie e sugli habitat.

Per essere utili, questi dati devono necessariamente essere raccolti ed elaborati in un modo compatibile, idealmente armonizzato, altrimenti non potranno essere utilizzati o potrebbero anche portare a conclusioni fuorvianti e ad azioni sbagliate. La decisione sopra citata mira a garantire la disponibilità di dati chiedendo agli stati membri di monitorare la quantità e composizione dei rifiuti marini (compresa ovviamente la plastica) sulla costa e, facoltativamente, sullo strato superficiale della colonna d’acqua e sui fondali; dove possibile, dovranno essere raccolte anche le informazioni sull’origine e sul percorso dei rifiuti.

I microrifiuti devono essere monitorati nello strato superficiale della colonna d’acqua e nei sedimenti del fondale e possono essere inoltre monitorati sulla costa. Quando possibile, dovranno anche essere monitorati in modo che possano essere collegati ai punti d’origine dell’immissione (porti, porti turistici, impianti di trattamento delle acque reflue, effluenti da acque meteoriche).
Relativamente all’ingestione da parte di animali marini, così come per l’impigliamento o altre lesioni, il monitoraggio può essere basato su eventi accidentali (ad esempio spiaggiamenti di animali morti, animali impigliati nelle colonie riproduttive, esemplari che subiscono effetti per ciascuna indagine).

Vengono definite anche le unità di misura per i diversi criteri (ad esempio numero di rifiuti per 100 m di costa, o per km2 per i rifiuti galleggianti o sul fondale, quantità di rifiuti ingeriti, numero di esemplari colpiti da effetti letali o subletali per specie).

Per un’applicazione condivisa della Strategia marina
I protocolli armonizzati di campionamento e monitoraggio per la raccolta dei dati, per garantire la qualità e la comparabilità dei dati ai fini dell’implementazione della Msfd relativamente ai rifiuti marini sono elaborati nel contesto del Gruppo tecnico sui rifiuti marini2, nell’ambito della Strategia comune di implementazione della Msfd. Questa Strategia è un’iniziativa congiunta che punta a un’intesa comune su come applicare la direttiva.
Il Gruppo tecnico rifiuti mette insieme esperti di stati membri, convenzioni marittime regionali, organizzazioni non governative, organizzazioni di base e responsabili di progetti scientifici. Opera come gruppo consultivo per i processi di decisione politica e unisce scienza e processi decisionali, fornendo guide e raccomandazioni su temi rilevanti come i danni causati dai rifiuti marini e le fonti di rifiuti marini e fluviali.

L’ultimo rapporto3 pubblicato dal Centro di ricerca congiunto (Joint Research Centre, Jrc) della Commissione, che co-presiede questo Gruppo, sulle 10 tipologie di rifiuti più frequentemente trovati sulle spiagge europee, riflette i risultati del monitoraggio da parte degli stati membri Ue e delle Convenzioni marittime regionali e l’analisi che è stata alla base della direttiva Ue sugli oggetti in plastica monouso (single use plastic, Sup).

Il lavoro del Gruppo tecnico è supportato direttamente da diversi progetti finanziati dall’Unione europea: il progetto Indicit, che ha sviluppato un protocollo di monitoraggio per l’ingestione dei rifiuti da parte delle tartarughe, ne è un esempio4. Il Gruppo è anche stato incaricato di sviluppare le quantità di base e i valori soglia di rifiuti e microrifiuti marini ai sensi della citata decisione della Commissione.

Questo lavoro è stato quasi completato per i rifiuti spiaggiati, per i quali sono stati proposti valori di base e soglia, accompagnati da un elenco comune di tipologie di rifiuti. Tali valori di base e soglia sono in preparazione per la quantità e la composizione dei rifiuti sulla superficie e sul fondale dei mari, così come per gli impatti dei rifiuti. Anche le linee guida per il monitoraggio5 sono in aggiornamento, in vista della preparazione dei programmi del secondo ciclo di monitoraggio degli stati membri (2020).

Nel frattempo, l’Agenzia europea per l’ambiente ha sviluppato il Marine LitterWatch6, uno strumento basato sulla citizen science che può contribuire a colmare lacune nei dati rilevanti per i processi decisionali e allo stesso tempo ad accrescere la consapevolezza sul problema dei rifiuti e sulle risposte politiche in merito. È importante tuttavia tenere in mente la distinzione tra accrescimento della consapevolezza e attività di pulizia da un lato e dati derivanti dai monitoraggi ufficiali nazionali dall’altro.

Infine, va sottolineato che il monitoraggio non è un fine in sé e, al di là della sua innegabile dimensione scientifica e di acquisizione della conoscenza, ha come obiettivo principale, nel contesto della Msfd, quello di progettare misure efficienti di prevenzione e riduzione e successivamente di valutare la loro efficacia nella riduzione delle emissioni e della presenza di rifiuti nell’ambiente marino e costiero. La valutazione della Commissione delle misure presentate dagli stati membri Ue nell’ambito della Msfd pubblicata a luglio 20187 mostra, ad esempio, come le misure contro i rifiuti spiaggiati non siano ancora adeguatamente sviluppate. Si spera che questo cambi nel prossimo ciclo di misure (2022) grazie a sforzi di monitoraggio più estesi e meglio coordinati. Come citato sopra, la direttiva Sup sulle plastiche monouso è un buon esempio dell’interazione tra il monitoraggio dell’ambiente marino e le misure di protezione; questo sarà ulteriormente rafforzato dall’aggiornamento delle linee guida sul monitoraggio, che si concentreranno sulle plastiche monouso e sull’attrezzatura da pesca, per arrivare a una migliore valutazione e revisione di
questi innovativi atti normativi.

Michail Papadoyannakis
Senior Expert, DG Ambiente, Commissione europea
Traduzione di Stefano Folli

Leggi in Ecoscienza 1/2020
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Note
1 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ TXT/PDF/?uri=CELEX:32017D0848
2 http://mcc.jrc.ec.europa.eu/dev. py?N=41&O=434&titre_chap=TG%20 Marine%20Litte
3 https://ec.europa.eu/jrc/en/publication/topmarine-beach-litter-items-europe 4 https://indicit-europa.eu/documentary/
5 https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/ bitstream/JRC83985/lb-na-26113-en-n.pdf
6 https://www.eea.europa.eu/themes/coast_ sea/marine-litterwatch
7 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/ TXT/PDF/?uri=CELEX:52018DC0562&fr om=EN

Altre risorse

Altre risorse in snpambiente.it, Marine strategy

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