Ricerca delle specie aliene in mare, Arpal sperimenta una nuova tecnica

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Il descrittore 2 della Direttiva Europea Strategia Marina, (di cui Arpal è capofila per la sottoregione Mediterraneo Occidentale per l’attuazione delle attività che il MiTE, ente responsabile per l’attuazione della direttiva, ha affidato alle agenzie ambientali) si occupa del monitoraggio della presenza in mare di specie aliene.

Per questo, dal 2015, l’Agenzia monitora le acque portuali di Genova (in particolare l’area del Porto Petroli di Multedo) e La Spezia; questo perché le principali attività antropiche che contribuiscono all’introduzione di specie non indigene, dette NIS, sono i trasporti marittimi e l’acquacoltura e quindi sono proprio gli specchi acquei degli scali commerciali i principali ambienti da monitorare per l’introduzione degli “alieni”, vuoi per la presenza di allevamenti (molluschicoltura a La Spezia) vuoi per via dello scarico delle acque di zavorra delle navi.

Il monitoraggio riguarda i diversi comparti ambientali: è iniziato con fitoplancton e zooplancton a cui si sono poi aggiunti i sedimenti mentre, dal 2018, anche a Genova si è avviata la ricerca delle specie aliene mediante un’operazione di “grattaggio” dei moli. Da quest’anno, invece, a livello sperimentale, in Liguria, Toscana ed Emilia Romagna si sta utilizzando una nuova tecnica che si basa sulla posa in acqua di pannelli in posizione verticale e, più sotto, in orizzontale con il compito di “catturare” le eventuali presenze aliene. Questa nuova modalità di monitoraggio viene effettuata, in Liguria, nel capoluogo, con il supporto logistico della base nautica del CNR e quello scientifico dell’Università di Genova.

Arpal ha già disposto in acqua tre coppie di pannelli; la prima verrà “ripescata” tra luglio e agosto, la seconda a ottobre proprio per poter valutare meglio i periodi di maggiore crescita della “popolazione” aliena nelle acque portuali.

Ma il monitoraggio e la ricerca di specie aliene marine, quest’anno, si è ampliato anche con l’utilizzo (preventivamente autorizzato dalle competenti Capitanerie di Porto) di nasse che servono per cercare e raccogliere l’Epimegabenthos vagile, organismi che si muovono sul fondo marino. Le nasse utilizzate per il primo monitoraggio, effettuato anche qui nel Porto Petroli di Multedo e nel porto della Spezia, sono, per il momento, quelle che servono tipicamente per la pesca; ma, in prospettiva, sono in fase di progettazione modelli di trappole adeguati anche per raccogliere e censire gli organismi più piccoli.

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