In Liguria è tempo di Velelle

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Da diversi giorni vengono segnalati lungo le coste liguri fenomeni – anche consistenti! – di spiaggiamento di Velella velella: si tratta di piccoli idrozoi coloniali, parenti stretti delle meduse ma innocui per l’uomo, che “navigano”  generalmente in acque pelagiche, ovvero lontano dalla costa.  

Con i monitoraggi svolti tra marzo ed aprile in aree marine situate a 3, 6 e 12 miglia al largo, gli operatori Arpal avevano già incontrato diversi esemplari di questa specie, normalmente presente in tutto il Mediterraneo. Tali osservazioni, come previsto dalla “Strategia Marina” per quanto riguarda lo zooplancton gelatinoso, vengono raccolti in dataset specifici – poi inviati ad ISPRA e al Ministero dell’Ambiente – dedicati allo studio della biodiversità del nostro mare. La Velella velella, la cui grandezza è di pochi centimetri, è facilmente riconoscibile grazie alla presenza di una struttura a vela che permette il movimento propiziato dal vento. Ed è proprio grazie alla combinazione tra vento (in Liguria, spesso proveniente da sud-est nei mesi primaverili), condizioni idrodinamiche locali e caratteristiche morfologiche dell’organismo, che si determinano periodici spiaggiamenti di centinaia o anche più esemplari lungo le coste (qui un approfondimento sul tema pubblicato sul The European Zoological Journal a firma di Betti et al. 2019). 

A volte, associati a questi idrozoi, possono essere presenti altre specie raramente osservabili vicino a riva: nelle foto (spiaggiamento in corso Italia, maggio 2017), oltre alle Velelle ormai bianco-trasparenti a causa della decomposizione, sono visibili:

– il mollusco gasteropode “Janthina pallida”, predatore delle velelle, con le sue tipiche strutture a bolle che creano una zattera e le ovature rosate…

– le lepadi, tipicamente attaccate a “substrati di fortuna” che incontrano in mare, tra cui anche – purtroppo – contenitori di plastica… 

Per la comunità scientifica non è ancora chiaro se questi bloom e successivi spiaggiamenti siano fenomeni in aumento, per esempio a causa  dei cambiamenti climatici. Al momento, non devono destare preoccupazione: sebbene possano determinare la comparsa di odori sgradevoli dovuti alla normale decomposizione della materia organica , possono anche rappresentare un’opportunità per osservare da vicino questi organismi tipici dell’ambiente pelagico.

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