Dalla pandemia alla strategia per la “salute ecosistemica”

Proponiamo l'articolo a firma di Giuseppe Bortone, già pubblicato sul bollettino degli esperti ambientali (BEA)

2025
Giuseppe Bortone

In queste settimane si sta riaprendo, con risvolti nuovi, e diversi punti di vista, il tema del rapporto ambiente – salute, ed anche quello fra il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente ed il “mondo sanitario”. Questo anche alla luce della previsione, contenuta nel Recovery Plan predisposto dal Governo Conte, della istituzione di un “Sistema Nazionale di Prevenzione Salute, ambiente e clima” (SNPS), così come del vivace dibattito sviluppatosi sulle implicazioni della legge 3/2018 e dalla qualificazione di talune professioni come “professioni sanitarie”.

Temi trattati anche dalla recente serie di interviste ai direttori generali di Ispra e delle Arpa/Appa sul ruolo del SNPA e Recovery plan; affrontati anche da UN.I.D.E.A. nell’editoriale di BEA dal titolo “Integrazione senza confusione. Alleati e non contendenti” e nell’articolo pubblicato su Astrolabio dall’ex direttore generale di Arpa Toscana, Giovanni Barca, e dalla storica presidentessa degli Amici della terra, Rosa Filippini, “Progettare e Misurare il Next Generation Fund. Senza Doppioni“, che contestano duramente la previsione della istituzione del SNPS “la ragione di un simile progetto non sia tanto l’esigenza di rafforzare l’obiettivo “salute” nelle attività di controllo sulle matrici ambientali, ma proprio quello di rimettere in discussione – terremotandolo – il sistema di monitoraggio e controllo ambientale esistente”.

Sul tema è intervenuto con un ampio articolo – pubblicato sul bollettino degli esperti ambientali (BEA) – Giuseppe Bortone, Presidente AssoArpa e Direttore generale Arpae Emilia-Romagna.

Bortone sottolinea come “Il nesso ambiente/salute si è imposto in modo netto con la pandemia in corso. Abbiamo capito che i saperi di chimici, biologi, fisici, tossicologici, epidemiologi, matematici, informatici, ingegneri ambientali e medici si devono integrare per costruire un nuovo sapere scientifico. Non c’entrano qui gli aspetti di inquadramento contrattuale, ma la necessità di creare le basi per un “nuovo” monitoraggio ambientale, inevitabilmente interdisciplinare, che sappia identificare e valutare i rischi per la popolazione e per l’ecosistema. Il grande patrimonio di conoscenze e competenze del Sistema può essere in questo senso una base straordinaria per politiche “science-based” che si fondino sulla prevenzione, sulla riduzione del rischio e sull’aumento della resilienza. Risulta, in altre parole, sempre più necessario integrare le strategie Ambiente-Clima-Salute in una logica di “Salute ecosistemica”.

È quello che dovremo fare per allinearci alle strategie dell’Agenzia europea dell’Ambiente, che ha posto come terza azione chiave del programma strategico 2021-2030 lo sviluppo di attività orientate alla valutazione degli impatti sulla salute dell’inquinamento del suolo, dell’aria e dell’acqua.

In linea con questi obiettivi strategici europei, SNPA ha avviato programmi operativi di integrazione Ambiente/Salute. Il Protocollo SNPA/ISS che si pone tra gli obiettivi quello di sviluppare procedure e metodi di valutazione integrata, come ad esempio la VIIAS. Da questo contesto sono nati i due progetti nazionali Pulvirus e Epicovair. Molte sono le aspettative e le potenzialità legate alla condivisione di strumenti integrati, capacità analitiche e conoscenza condivisa. Partendo dalla laboratoristica che va potenziata e messa a sistema sfruttando le economie di scala e le capacità di rete del SNPA: una vera e propria infrastruttura di servizio per il Paese. Chimica dei contaminanti emergenti, sviluppo delle tecniche di tossicologia genomica, scienza dell’esposizione, che necessita di modellistica dedicata, strumenti di calcolo avanzati, tutte basi di dialogo con l’epidemiologia ambientale innovativa. Se realizzata questa infrastruttura di servizi può contribuire alla tutela dell’ambiente e della salute, supportare le strategie per il cambia- mento climatico, essere strumento utile per i piani della prevenzione sanitaria. Una parte di questi obiettivi possono essere letti all’interno del “Piano nazionale per la resilienza e ripresa sostenibile – Missione 6 – Salute Ambiente e Clima”, che propone la destinazione di 500 milioni di euro per un programma di investimento strutturale accompagnato da un progetto di riforma che vede tra i punti salienti l’istituzione del Sistema nazionale di prevenzione Salute-Ambiente e Clima (SNPS) per la piena integrazione con SNPA. Credo che per la piena implementazione del disegno di riforma vadano meglio definiti gli strumenti di governance del rapporto SNPS/SNPA onde evitare inefficaci sovrapposizioni.

È indubbio però che SNPA in questo disegno debba rivestire un ruolo strategico, a sostegno di una nuova governance per l’ambiente, che si integra e rapporta con le strategie di prevenzione. Le Agenzie ambientali e ISPRA stanno lavorando per rafforzare il sistema e per una vision condivisa che permetta loro di svolgere appieno il ruolo di col- legamento tecnico tra i diversi livelli istituzionali, dal Ministero dell’Ambiente alle Regioni.”

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