Il miglioramento della raccolta e del trattamento delle acque reflue urbane aiuta a ridurre l’inquinamento ambientale

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La Commissione europea ha pubblicato la decima relazione sull’attuazione della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane (UWWTD) che mostra un miglioramento generale nella raccolta e nel trattamento delle acque reflue nelle città e nei paesi europei, ma indica livelli di successo diversi tra gli Stati membri.

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La direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane (di seguito “la direttiva”) è uno strumento atto ad avvicinare l’UE all’obiettivo ambizioso di inquinamento zero proclamato nel Green Deal europeo.

Essa fa obbligo agli Stati membri di disporre affinché gli agglomerati (città, cittadine, centri urbani) raccolgano e trattino in modo adeguato le acque reflue che altrimenti inquinerebbero fiumi, laghi e mari. In tal modo, la direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane svolge un ruolo fondamentale nel proteggere la salute umana e nel sostenere la resilienza complessiva degli ecosistemi acquatici. Essa può inoltre apportare un contributo significativo all’economia circolare, grazie al riutilizzo dei fanghi di depurazione e delle acque reflue trattate, alla produzione di energia rinnovabile e al riciclaggio dei nutrienti.

agglomerati >2000 abitanti equivalenti nei vari paesi europei

La decima relazione biennale sull’applicazione, da parte degli Stati membri, della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane e dei relativi programmi di investimento presenta i dati relativi all’anno 2016 ed è riferita ad oltre 23.600 agglomerati la cui popolazione (e, in misura limitata, l’industria) genera acque reflue per un totale di 612 milioni di abitanti equivalenti (a.e.).

Negli ultimi dieci anni, l’UE ha registrato miglioramenti nella raccolta e nel trattamento delle acque reflue urbane, con tassi di conformità del 95% per la raccolta, dell’88% per il trattamento secondario (biologico) e dell’86% per il trattamento più spinto (eliminazione del fosforo e dell’azoto).

conformità alla direttiva

Ma rimane del lavoro da fare per conseguire la piena conformità alla direttiva. Lo scostamento dall’obiettivo rimane significativo in alcuni Stati membri: un quantitativo di acque reflue urbane corrispondente a 6,6 milioni di a.e. (1%) non è raccolto e oltre 37 milioni di a.e. (6%) di acque reflue raccolte non sono adeguatamente trattati conformemente alle norme sul trattamento secondario, mentre quasi 32 milioni di a.e. (8%) non sono conformi alle norme sul trattamento più spinto. Ciò significa che in alcuni agglomerati dell’UE è necessario costruire o migliorare le infrastrutture. Nei casi di inosservanza, sono sistematicamente avviati procedimenti di infrazione.

investimenti sulla depurazione nei vari paesi europei
investimenti sulla depurazione nei vari paesi europei

Il finanziamento e la pianificazione rimangono le principali problematiche cui deve far fronte il settore dei servizi idrici. Il fabbisogno di investimento totale per garantire il rispetto della direttiva, come stimato nel 2016 da tutti gli Stati membri (compreso il Regno Unito all’epoca), ammontano a quasi 229 miliardi di euro. Analogamente, secondo le stime dell’OCSE, tra il 2020 e il 2030 i paesi dell’UE e il Regno Unito dovranno spendere altri 253 miliardi di euro per raggiungere e mantenere la conformità alla direttiva. In molti Stati membri, l’attuale livello di spesa è stato ritenuto troppo basso per conseguire e mantenere la conformità a lungo termine.

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