Arte e ambiente, un capodoglio lungo 12 metri fatto con i tetrapak usati

Intervista al professor Edoardo Malagigi, che sta realizzando un'installazione artistica a sostegno del Santuario dei cetacei Pelagos

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Edoardo Malagigi ha insegnato 40 anni all’Accademia di Belle Arti di Firenze e, da tempo, è impegnato a realizzare installazioni artistiche utilizzando come materia prima dei rifiuti.

Lo ha fatto nel 2009 in Sardegna a Pula (CA) dove ha coinvolto la popolazione locale realizzando “Schillellè”, un pesce lungo 8 metri, fatto di rifiuti che il mare riporta sulla terra ferma; bottiglie, scarpe, reti, legni, plastiche varie. Ha le sembianze del popolare muggine dal quale si estrae la “bottarga”.

Un’altra esperienza del genere lo ha visto protagonista nel 2013, a Naha la capitale dell’isola di Okinawa in Giappone. Sono stati raccolti migliaia di piccoli rifiuti arrivati dall’oceano al porto di Naha. Questi sono stati poi lavati e poi ancora piegati con la tecnica degli origami diventando così dei fiori da collocarsi all’esterno di una forma lunga otto metri simile al dugongo, un mammifero in via di estinzione, che ancora frequenta le coste dell’isola.

Siamo andati a trovarlo nella zona industriale di Pisa, in un capannone di Herambiente, dove – insieme ad un gruppo di volontari – sta costruendo un capodoglio lungo 12 metri, delle dimensioni reali di questo mammifero marino che vive nel Santuario dei cetacei Pelagos, che si estende fra la Liguria, la Corsica e la Toscana.

Lo scheletro del cetaceo in costruzione è stato prodotto mirabilmente da un fabbro, un artigiano locale. Per la pelle del capodoglio, invece, Malagigi e i volontari, tutti artisti o studenti di belle arti, Katerine da Chicago, Toni da Barcellona, Silvia da Carrara e Irene da Firenze, utilizzano dei rifiuti.

Si tratta di tetrapak usati, i diffusissimi contenitori di latte e bevande. Gli artisti ricavano da ciascun contenitore due “ondine” che poi vengono applicate sullo scheletro usando della colla a caldo. Ne saranno necessarie più di cinquemila di queste ‘ondine’, che vengono disposte come delle tegole su di un tetto, perché l’installazione artistica sarà esposta all’aperto e quindi in questo modo la pioggia potrà scorrere lungo la ‘pelle’ del capodoglio.

Malagigi realizza un capodoglio per richiamare l’attenzione sul Santuario dei cetacei Pelagos, nel quale vivono questi mammiferi, insieme a tanti delfini ed anche balene.

Intervista al prof. Edoardo Malagigi

La scelta di usare dei rifiuti, come i tetrapak usati, è una scelta culturale e fortemente voluta dall’artista che in questo modo vuole manifestare un forte impegno a tutela dell’ambiente, sposando in pieno la logica dell’economia circolare.

Questa esperienza vuole dimostrare come sia possibile riusare i materiali ‘scartati’, diventati rifiuti, come materie prime seconde, l’artista li ha definiti la sua ‘nuova tavolozza’, che ha preso il posto dei tradizionali materiali usati per realizzare le tradizionali opere d’arte, il marmo, il legno, la pietra.

E poi, tanta pazienza, tanta cura, tanta attenzione nel lavoro di questi appassionati volontari nel rispettare la forma pensata dall’artista e descritta sotto forma di un modello, ed esempi di ‘pelle’.

Il capodoglio sarà esposto a settembre 2019 presso l’Orto botanico di Firenze, per poi andare ad Ecomondo, il tradizionale appuntamento sui temi ambientali che si tiene a Rimini, per poi raggiungere Montecarlo, dove si trova la sede del Santuario Pelagos.

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