24 maggio: secondo sciopero per il clima e l’ambiente

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Il  24 maggio 2019 si terrà la seconda manifestazione per l’ambiente ed il clima, organizzata a livello mondiale dal movimento studentesco Fridays for future.

Dopo il 15 marzo, giornata in cui si è tenuta la prima manifestazione mondiale, si è aperto un acceso confronto sui media, e non solo, per lo più incentrato sulla figura di Greta Thunberg, giovane attivista ambientalista. Purtroppo spesso tra i temi discussi non sono risultati preponderanti argomenti importanti come il legame esistente tra la salubrità dell’ambiente e la salute umana, intesa come benessere fisico e psichico e le correlazioni tra ambiente e questioni socio-economiche.

Sul tema ambiente e salute, il numero di documenti scientifici, che mette in relazione la salute con il cambiamento climatico, è triplicato negli ultimi 10 anni, così come il numero di organizzazioni non governative che se ne occupano e le iniziative divulgative delle Nazioni Unite.

In occasione della COP 24 di Katowice, le Nazioni Unite hanno pubblicato il Rapporto Health and Climate Change, in cui si afferma, nuovamente e con determinazione, che il cambiamento climatico è strettamente legato alla salute umana e che indiscutibilmente la nostra salute risulta influenzata negativamente dall’aumento dell’esposizione alle sollecitazioni climatiche, rendendola più vulnerabile.

I cambiamenti climatici possono influire direttamente o indirettamente sulla salute umana.

Gli impatti diretti comprendono gli effetti fisiologici dell’esposizione a temperature più elevate, malattie, traumi, problemi cardiovascolari, allergie, ferite fino alla morte per eventi meteorologici estremi quali siccità, inondazioni, ondate di calore, tempeste e incendi.

I mutamenti del clima hanno anche effetti indiretti sulla salute; ad esempio influiscono sull’alimentazione attraverso l’agricoltura e sull’acqua e quindi sulle condizioni igienico- sanitarie generali e contribuiscono alla diffusione di malattie infettive.

Gli effetti indiretti del cambiamento del clima sulla salute sono sicuramente più difficili da definire, ma si ritiene che la malnutrizione è, e sarà, uno dei maggiori effetti indiretti.

Tra gli effetti indiretti, si possono annoverare anche quelli conseguenti a danni prodotti da eventi atmosferici estremi, come le tempeste e gli uragani, che spesso colpiscono le attività industriali, danneggiandole e provocando dispersioni di materiali e sostanze inquinanti in grado di impattare su aria, acqua e suolo.

Affrontare il cambiamento climatico in modo da ottenere benefici per la salute, richiede un ampio supporto da parte dell’opinione pubblica, la comunità medica come la società civile possono svolgere un ruolo importante.

A questo proposito il rapporto contiene anche una “call to action”, 10 “buoni propositi” (indicati nell’immagine sopra) da seguire e mettere in pratica.

Il rapporto elenca anche una serie di misure, suddivise per settori, che gli amministratori possono prendere come riferimento per predisporre e realizzare le loro politiche ambientali.

Il rapporto indica per ogni misura (nell’immagine si riporta il caso dei trasporti) come questa incida sul cambiamento climatico nonchè la capacità della stessa di garantire un beneficio sanitario.

Non meno importanti risultano le connessioni esistenti tra salubrità ambientali e problematiche socio-economiche.

Su questi temi si sofferma anche il Global Environment Outlook, di seguito GEO 6, un volume di 750 pagine, redatto da più di 250 esperti provenienti da circa 70 diversi paesi, uscito, nel marzo 2019, in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente tenutasi a Nairobi.

Il rapporto ribadisce che “assicurare il benessere a 10 miliardi di persone, entro il 2050, senza compromettere i limiti ecologici del nostro pianeta, costituisca la più seria sfida ma anche una delle più grandi responsabilità di cui l’uomo abbia mai dovuto farsi carico”. Esce in un momento di grande incertezza per il futuro del genere umano, che, per ora, si ostina a vivere ai limiti o addirittura oltre i confini ecologici, sia a livello locale che globale, così facendo, sarà più difficile raggiungere la prosperità, la giustizia, l’equità e garantire una vita salubre per tutti.

Il rapporto sottolinea come le questioni ambientali siano strettamente collegate a quelle sociali come la fame, i modelli di consumo, la salute, l’educazione, l’uguaglianza, le differenze di genere, il problema dei rifugiati, l’immigrazione, i conflitti, le intolleranze e molto altro ancora.

Prendiamo come esempio il grave problema della fame nel mondo, sappiamo che la lotta a questa piaga è una delle sfide contemplate anche negli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs); questa è strettamente collegata con l’agricoltura, in particolare con l’agricoltura sostenibile, a sua volta collegata con l’ambiente. Infatti l’inquinamento ambientale danneggia l’agricoltura mentre un ambiente più salubre migliorerebbe l’agricoltura, con conseguente maggiore disponibilità di cibo per combattere la malnutrizione ma anche cibo sano, che è una componente importante per il mantenimento della nostra salute.

Nei paesi industrializzati, invece, uno dei problemi ambientali è rappresentato dalla grande quantità di rifiuti alimentari prodotti, mentre l’obesità o/e altre malattie, collegate alla dieta, risultano anch’esse un problema; per questo il rapporto suggerisce di adottare una dieta più ricca di frutta e verdura e più povera di zuccheri aggiunti e carne.

Sempre rimanendo sui problemi di tipo socio-sanitario, dobbiamo pensare come l’inquinamento, la perdita di biodiversità, i cambiamenti climatici e i disastri ambientali determinino non solo problemi di salute ma anche effetti negativi anche sull’educazione e l’apprendimento, colpendo specialmente i bambini.

A questo proposito, ricordiamo come l’inquinamento atmosferico abbia prodotto 9 milioni di morti premature nel 2015, corrispondenti al 16% di tutte le morti globali, ma, in alcuni paesi, ha obbligato a chiudere le scuole, per salvaguardare la salute dei ragazzi. Questo incide negativamente sulla continuità del percorso di apprendimento e rende i ragazzi più deboli dal punto di vista culturale e aumenta le difficoltà nell’accesso al lavoro.

L’ambiente è collegato anche con l’aumento dell’ineguaglianza sociale, incluso la differenza di genere e di reddito. Un ambiente insalubre, infatti, in alcuni casi può peggiorare la condizioni di vita delle persone povere o comunque svantaggiate, come determina anche l’acuirsi di problematiche e difficoltà legate a genere.

Gli impatti ambientali sulle persone dipendono molto dal loro tenore di vita, le persone che hanno maggiore disponibilità economica sono maggiormente in grado rispetto ai poveri di proteggersi dai problemi ambientali, in quanto capaci di trovare potenziali soluzioni avvalendosi delle loro maggiori risorse e adottando conseguenti cambiamenti di stili di vita.

L’impatto del cambiamento climatico risente molto di fattori individuali e demografici, compresa l’età (i bambini e gli anziani sono spesso più alto rischio) e il genere. Ad esempio, durante la siccità, donne e bambini, nei paesi in via di sviluppo, sono spesso i più colpiti, in quanto la loro vita è strettamente legata all’ambito domestico.

Non di minore importanza rispetto alle correlazioni tra ambiente e società sono quelle tra ambiente ed economia, in negativo e in positivo.

L’economia incide fortemente sulle problematiche ambientali tanto che l’inquinamento ambientale è cresciuto fortemente determinando perdite economiche.

Recenti studi hanno sottolineato che le perdite del Welfare, attribuite all’inquinamento, ammontino 4,6 trilioni di dollari per anno, che costituiscono circa il 6,2 % del prodotto economico globale.

Al tempo stesso, proteggere l’ambiente, così come prevenire e mitigare gli impatti dell’inquinamento rappresenta anche un’opportunità economica, di lavoro, di riduzione della povertà. Il business mondiale ha ora finalmente capito che i problemi ambientali rappresentano sfide economiche e opportunità significative. A questo proposito un caso esemplificativo è rappresentato dall’economia circolare, che si basa sui criteri di produzione e consumo sostenibile, in grado di incrementare la produttività e i profitti, evitando responsabilità e oneri a carico delle future generazioni.

La protezione ambientale e gli investimenti per migliorare l’ambiente possono essere fonte di lavoro, ad esempio, a livello globale il settore dell’energia e delle fonti rinnovabili sta crescendo più velocemente di quanto atteso e gli investimenti globali annuali di questo sistema sono maggiori di quelli delle fonti fossili. Questo fa capire come l’energia “pulita” e l’efficienza energetica possano creare potenzialmente più lavoro che il settore del carbone e del gas naturale. Di recente, l’industria del solare ha fatto registrare più del doppio dei posti di lavoro rispetto a quella del settore del carbone.

Infine, non bisogna trascurare neppure il fatto che i problemi ambientali, come la perdita di suolo, la scarsità delle risorse e l’esaurimento di acqua, energia, cibo e biodiversità rappresentano potenzialmente fonti di conflitto, in grado di innescare problemi inerenti la sicurezza all’interno di un paese oltre che flussi migratori.

Entrambi i rapporti sottolineano come sia necessario un cambiamento globale per rispondere adeguatamente alla sfida ambientale, una delle principali della contemporaneità, a cui le Nazioni Unite rispondono proponendo il modello di Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e perseguendo i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs).

Testo di Stefania Calleri

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