Acque dei fiumi siciliani, necessaria una strategia per il risanamento

Il monitoraggio nel periodo 2011-2018 ha consentito la valutazione dello stato ecologico per 74 dei corpi idrici e per 81 dello stato chimico, pari rispettivamente al 50% e 55% dei corpi idrici monitorabili e non salati, oltre che l’individuazione dei vari parametri che hanno determinato il mancato raggiungimento di stato “buono” come previsto dalla normativa.

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Fiume Simeto
Fiume Simeto

Il monitoraggio di Arpa Sicilia ha indagato parametri ed indicatori ecologici, idrologici e chimico-fisici, necessari a valutare lo Stato Ecologico e Stato Chimico delle acque dei fiumi, valutazioni che consentono di definire lo Stato di Qualità oltre che le variazioni nel  periodo 2011-2018.

L’intensa attività di monitoraggio nel periodo 2017-2018, possibile grazie ad una Convenzione tra ARPA Sicilia e la Regione Siciliana – Dipartimento acque e rifiuti, ha integrato i monitoraggi svolti dal 2011 da ARPA Sicilia, consentendo all’Autorità di Bacino di disporre dei dati necessari al processo di revisione del Piano di Gestione del Distretto Idrografico della Sicilia e all’individuazione delle misure di risanamento idonee e necessarie per i corpi idrici che non hanno raggiunto lo stato ecologico e/o chimico buono.

Il monitoraggio nel periodo 2011-2018 ha consentito la valutazione dello stato ecologico per 74 dei corpi idrici  e per 81 dello stato chimico, pari rispettivamente al 50% e 55% dei corpi idrici monitorabili e non salati, oltre che l’individuazione dei vari parametri che hanno determinato il mancato raggiungimento di stato “buono” come previsto dalla normativa.

Per un ulteriore gruppo di corpi idrici intermittenti (ossia un corso  d’acqua  temporaneo  con acqua in alveo per più di 8  mesi  all’anno) è stato possibile valutare lo stato ecologico per un totale di 118 corpi idrici pari all’80% dei corpi idrici monitorabili e non salati.

I risultati complessivi mostrano che i corpi idrici con stato ecologico “non buono” rappresentano l’85% dei casi, nessun caso di stato “elevato” e soltanto il 15% con classe “buono”. Tale situazione è attribuibile principalmente ad elementi biologici, in particolare a macroinvertebrati e macrofite e nel caso dei fiumi perenni alla fauna ittica. I corpi idrici con stato ecologico “non buono”, insistono, ad eccezione dei fiumi perenni, in zone dove è più alta la pressione antropica, considerazione che dovrebbe orientare le future programmazioni in materia di azioni di tutela del territorio.

Lo stato chimico, complessivamente migliore rispetto a quello biologico, risulta non buono soltanto nel 16% ed è attribuibile, nel 12% dei corpi idrici monitorati alla presenza di metalli quali nichel, mercurio, cadmio e piombo.

In conclusione, i risultati mostrano come sia necessario avviare un’adeguata strategia che consenta di individuare le misure per il risanamento dei corpi idrici, in particolare nei casi nei quali lo stato ecologico risulta insufficiente per più di un elemento di qualità e nel caso di tutti i corpi idrici perenni.

RELAZIONE-POA-FIUMI

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