Il Crr di Salerno premiato al “XXIX Congresso della divisione di chimica analitica”

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Il Centro regionale radioattività (Crr) dell’Arpa Campania, come previsto dal decreto legislativo 101/20 e dal Piano nazionale radon, sta effettuando una campagna di misure del gas radon nell’aria indoor, nel suolo e nelle acque, utile alla classificazione del territorio regionale in aree con differenti esposizioni a livelli di concentrazione di attività del gas radon.

Come ben noto, il Radon è un gas inodore, più denso dell’aria, emettitore di particelle alfa, che può accumularsi in luoghi chiusi. L’inalazione di gas radon può indurre la formazione di tumori ai polmoni e, se abbinata al fumo di sigaretta, aumenta di ben cinquanta volte il rischio di svilupparli rispetto ad un non fumatore.

Il monitoraggio della radioattività dei suoli consente di mantenere sotto controllo il livello di Cesio-137, radionuclide proveniente dall’incidente della centrale nucleare di Chernobyl verificatosi nel 1986 e dal fallout generato dalle esplosioni avvenute nel passato di ordigni nucleari. Inoltre, la contestuale determinazione di radionuclidi naturali come ad esempio Radio-226, Uranio-234, Attinio-228 e Radio-224, presenti in diverse concentrazioni nelle rocce e nelle acque che li hanno disciolti, consente di determinare l’origine delle matrici investigate.  

Le concentrazioni dei radionuclidi nel suolo e nelle acque sono determinate attraverso uno spettrometro gamma, uno strumento raffreddato con azoto liquido (lo stesso che ha fermato temporaneamente il cattivo nel film Terminator 2!) ad una temperatura di circa -200°C, che converte le radiazioni gamma emesse dai radionuclidi in un segnale di corrente elettrica che consente di identificarli e di valutarne la concentrazione.

Il Crr oltre ad eseguire le attività di monitoraggio ha sfruttato l’occasione per mettere a punto una metodica per la determinazione della concentrazione di attività del gas Radon nel suolo, tramite una pompa che aspira l’aria dal terreno, ad una profondità di circa 70 centimetri, mediante una sonda, e la trasferisce ad uno strumento dotato di un rilevatore a camera di ionizzazione che riesce a misurare la concentrazione di attività del gas radon.

I risultati di Arpac-Crr, unitamente ad altre attività di campo e di elaborazione numerica eseguite dall’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e dall’Università degli Studi del Sannio e relativi al monitoraggio della sola area flegrea, sono confluiti in due poster presentati al “XXIX Congresso della divisione di Chimica Analitica” della Società Chimica Italiana tenutosi a Milazzo dal 12 al 15 settembre.

Il poster intitolato “Radon Levels and Gamma Radionuclides in Groundwater Soil and Air in the Archeological Site of Cumae (Phlegrean Fields, Southern Italy)” ha evidenziato, in diversi casi, che la concentrazione di attività del gas radon nell’acqua aumenta al crescere della profondità, ed è plausibile, in quanto il gas Radon è prodotto nel sottosuolo da rocce contenenti il Radio-226 (altro radionuclide naturale). Il massimo valore della concentrazione di attività del gas radon riscontrato nel suolo, circa 60000Bq/m3, è stato determinato in corrispondenza di una caldera vulcanica.

La presenza di particolari concentrazioni di radionuclidi naturali nelle acque e nel terreno, ha consentito di individuare l’origine comune dei suoli e delle acque analizzate. Le concentrazioni dei radionuclidi determinate consentiranno di disegnare una mappa indicante la differente distribuzione di radionuclidi naturali nella Regione Campania e saranno utilizzate come informazioni di riferimento per valutare eventuali variazioni del livello della radioattività del fondo naturale dovute a processi geologici e/o antropici e per stimare la dose legata all’esposizione. 

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L’altro poster presentato al Congresso di Milazzo, intitolato “Rare Earth Elements (REE) in Groundwater in the Archeological Site of Cumae (Phlegrean Fields, Southern Italy)“, ha riguardato lo studio degli elementi delle terre rare, presenti nelle acque dell’area flegrea a causa dell’interazione con le rocce e della loro stretta correlazione alla presenza di ossidi di Ferro e di Manganese.

Gli elementi delle terre rare di interesse sono 15 ed il loro uso principale (dovuto alle peculiari proprietà magnetiche, catalitiche e ottiche) è nel settore automobilistico, delle telecomunicazioni, dell’elettronica, aerospaziale, della difesa e delle energie rinnovabili.

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La commissione valutatrice del “XXIX Congresso della divisione di Chimica Analitica” ha insignito del premio “Miglior Poster” nella categoria Equilibri in soluzione e speciazione il lavoro sul radon.

Fondamentale nella realizzazione dei lavori è la multidisciplinarità dei partecipanti, che ha coinvolto, oltre al CRR, due Università e numerosi Dipartimenti. L’ Università degli Studi di Napoli “Federico II” ha partecipato con i Dipartimenti di: Sanità Pubblica, prof.ssa Maria Triassi, prof. Paolo Montuori e dr.ssa Fabiana Diduca; Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche, prof.ssa Patrizia Riccio; Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse, prof. Vincenzo Allocca, prof. Pantaleone De Vita, dr. Silvio Coda e dr.ssa Ludovica D’Arienzo; Chimica, prof. Mauro Iuliano e prof. Gaetano De Tommaso.

Per l’Università degli Studi del Sannio ha partecipato il prof. Domenico Cicchella del Dipartimento di Scienze e Tecnologie. Non può essere taciuto il contributo del dirigente responsabile del Crr, dott. Giancarlo De Tullio, e della sua squadra di tecnici dott. Antonio Ingenito, dott. Salvatore Del Duca e dott. Giancarlo Germano. La collaborazione e la multidisciplinarità dei lavori è il frutto di convenzioni che il Direttore Generale dell’Arpac, avv. Stefano Sorvino, ha stipulato con le Università e gli Enti che impreziosiscono e valorizzano al meglio i dati raccolti quotidianamente durante le attività istituzionali di monitoraggio dell’ambiente svolte dall’Arpac. Ovviamente il Direttore tecnico dell’Agenzia, dott. Claudio Marro, unitamente al Direttore del Dipartimento provinciale dell’Arpac di Salerno, dr.ssa Elina Barricella, garantiscono sempre gli strumenti, il supporto e le condizioni migliori per l’esecuzione delle attività lavorative.

Il lavoro di Arpac e del Crr prosegue incessantemente: un’ulteriore collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, l’Università degli Studi del Sannio e l’Università degli Studi di Salerno ha prodotto altri lavori, i cui risultati sono presentati al “Biomap – 9th International Workshop on Biomonitoring of Atmospheric Pollution”, in corso a Napoli presso il Centro Congressi Partenope della “Federico II” fino al 5 ottobre.

Giancarlo Germano – Arpa Campania

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