Non c’è ripartenza senza aver ricreato un clima fondato sulla fiducia, perfino sull’entusiasmo di nuovi inizi

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Intervista a Stefano Sorvino, direttore generale di Arpa Campania, nominato pochi mesi fa dopo un lungo periodo con il ruolo di Commissario Arpac. Continuiamo con lui il “giro d’Italia” con i direttori generali delle agenzie ambientali che compongono il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, per capire da loro come stanno affrontando l’attuale periodo di crisi e come pensano di poter contribuire ad uscirne in una logica di “transizione ecologica”, come sempre più spesso si legge nei documenti ufficiali. 

" Nisida sembra un'isola inventata"
” Nisida sembra un’isola inventata” – Campania – Mare – foto di Amelia De Lazzari

Il Paese sta affrontando una crisi sanitaria, sociale ed economica con pochi precedenti, ma al contempo sta lavorando per uscirne e costruire una prospettiva di ripartenza. In quale modo il Snpa può dare il proprio contributo perché questa ripartenza sia nel segno dell’ambiente?

Volendo fare considerazioni di carattere generale, non possiamo che riconoscere come stiamo vivendo una emergenza epocale, sia per il suo prolungarsi nel tempo che per l’elevatissimo numero di vittime umane. Ma si tratta anche di una emergenza in termini di angoscia e incertezza generalizzate. Le teorie sulla “società dell’incertezza” legate al pensiero di alcuni sociologi (Zygmunt Bauman, Anthony Giddens, Ulrich Beck) sembrano confermate: la globalizzazione comporta grandi opportunità ma anche grandi fragilità, grandi rischi. Per questo, mentre lavoriamo per costruire un percorso di ripartenza, dobbiamo lavorare anche agli aspetti psicologici. Non c’è ripartenza senza aver ricreato un clima fondato sulla fiducia, perfino sull’entusiasmo di nuovi inizi. In questo può funzionare, anche come sprone per l’economia, una nuova prospettiva “verde”, fondata sulla massima centralità delle questioni ambientali. Ricordo un momento per certi versi analogo, la metà degli anni Ottanta, dopo l’incidente di Chernobyl: non a caso in quegli anni nel nostro Paese la legislazione ambientale ebbe un decisivo impulso e nacque il Ministero dell’Ambiente.

Il Snpa in questa fase può avere un ruolo importante, così come tutte le agenzie che lo compongono. Sono convinto, ad esempio, che la definizione dei Lepta costituirà un momento fondamentale per valorizzare il ruolo del Sistema, che dovrà garantire livelli qualitativi e quantitativi di prestazioni omogenei su tutto il territorio nazionale, tenendo conto però al contempo anche delle specificità di ogni territorio.

Molo Manfredi, Benevento
Molo Manfredi, Benevento – Campania – Acqua – foto di Marco Brunetti

Se la ripartenza del Paese deve essere nel segno dell’ambiente, quali potrebbero essere i problemi che ancora impediscono il consolidamento di un forte Sistema nazionale di protezione ambientale, da affrontare e risolvere una volta per tutte?

C’è una problematica centrale, sempre richiamata fin dalla nascita del sistema agenziale alla metà degli anni Novanta, e cioè le fonti di finanziamento. Anche con la legge 132/2016, la questione non ha trovato un assetto definitivo davvero efficace. Quando sono nate le agenzie ambientali, da una costola del Sistema Sanitario Nazionale, si parlava della necessità di un sistema di finanziamento ad hoc, ma in realtà sinora i fondi che garantiscono il funzionamento delle Arpa provengono dal Fondo Sanitario Nazionale. Allora si diceva che si sarebbe dovuto garantire per l’ambiente almeno un 1% di quel fondo, in realtà siamo nell’ordine dello 0,6%. Indubbiamente il Snpa ha bisogno di risorse specifiche ad esso destinate, sicuramente maggiori rispetto a quelle attualmente assegnate.

Il Sistema ha bisogno di investire in tecnologie, strumentazioni per i suoi laboratori, ma anche in innovazioni per le attività di campionamento e misurazione in campo. Allo stesso modo abbiamo un bisogno forte di potenziare le risorse di personale, dando il via a un profondo ringiovanimento dei nostri organici. I lunghi anni di blocco del turn over hanno prodotto una diminuzione notevole del personale in servizio, di pari passo con il suo invecchiamento. Occorre una decisa svolta, dando vita ad un asse di finanziamenti ambientali adeguati per essere all’altezza dei compiti accresciuti a cui dobbiamo saper rispondere.

Vi sono poi anche aspetti normativi, che vanno risolti. Pensiamo alla questione delle professioni sanitarie: non è pensabile caricare il Sistema di una previsione incomprensibile per la realtà delle agenzie ambientali, e cioè l’obbligo di inquadrare come dirigenti il personale laureato in chimica, biologia o fisica. Una previsione che avrebbe effetti devastanti da un punto di vista organizzativo oltre che economico.

Ma c’è anche la questione, molto rilevante, del regolamento ispettori previsto dalla legge 132/2016. Le attività che le nostre agenzie svolgono a supporto dell’autorità giudiziaria sono sempre di più: è indispensabile regolamentarle, ma anche finanziarle. Ad un’agenzia come la nostra, quotidianamente viene chiesto dalla Magistratura supporto tecnico nelle azioni di repressione degli illeciti ambientali. In Campania insistono 9 Procure della Repubblica, con alcuni territori critici dal punto di vista della frequenza di illeciti ambientali. Arpac collabora ogni giorno con i Carabinieri Forestali, con i Nuclei Ecologici dei Carabinieri, con le Capitanerie di Porto, ma anche con le forze di polizia territoriali (Guardia di Finanza, Carabinieri). Effettuiamo campionamenti, analisi di laboratorio e, molto spesso, con la massima urgenza. Risorse importanti, sia umane che tecnologiche sono destinate a queste attività, sostanzialmente senza un finanziamento specifico.

La legge 132/2016 prevede un tariffario da applicare nei confronti dell’autorità giudiziaria, per la quale le agenzie svolgono attività certamente essenziali, ma rilevanti ed onerose. Si tratta di una previsione per ora inapplicata, ma auspichiamo possa esserlo presto. Ma altre strade sono possibili: ad esempio, dopo l’approvazione della cosiddetta legge sugli ecoreati (n.68/2015), è emersa la proposta di destinare al Snpa, per le attività di supporto all’autorità giudiziaria, i proventi delle oblazioni delle contravvenzioni ambientali di cui agli artt. 318-quater, comma 2, e 318-septies, comma 3, decreto legislativo 152/2006. Si tratta di svariati milioni che ogni anno vengono riscossi ma che ancora non si è riusciti a destinare definitivamente, perché mancano alcuni passaggi attuativi.

Dagli arbusti all'albero del vento
Dagli arbusti all’albero del vento – Campania – Sviluppo sostenibile – foto di Walter Nardone

Sulla base di condizioni di rinnovata forza e autonomia, il Snpa può svolgere un ruolo importante nello scenario che si sta profilando in Italia e in Europa?

Il Snpa può e deve svolgere un ruolo importante nell’ambito delle politiche ambientali, al centro delle quali c’è il Ministro dell’Ambiente, che non ha strutture autonome sul territorio, e che quindi si può avvalere del Sistema. Un Sistema, il nostro, caratterizzato da una impalcatura istituzionale articolata e complessa fondata sul policentrismo. Ispra svolge una funzione di primus inter pares nei confronti delle agenzie, che in qualche modo ne costituiscono la proiezione territoriale in un sistema a rete. Si tratta di un disegno di avanzato semi-federalismo analogo al Sistema Sanitario Nazionale, regolato da una legge quadro nazionale con ampia incidenza delle Regioni.

Per quanto riguarda la nostra agenzia, stiamo cercando gradualmente di rinnovarci, ma l’Arpa Campania è particolarmente stressata da un carico di lavoro notevolissimo, dovuto alla densità di popolazione, senza pari in Italia, e a una concentrazione rilevante di emergenze ambientali, alcune delle quali risolte o mitigate negli ultimi anni, ma con strascichi ancora vivi: ricordiamo l’emergenza rifiuti, i siti inquinati da bonificare a partire da Bagnoli e Napoli Est, il complesso di problematiche, frutto in buona parte di illeciti ambientali, noto come “Terra dei fuochi”, il dissesto idrogeologico di ampie porzioni di territorio, l’inquinamento del bacino del fiume Sarno, e altro.

A fronte di una situazione del genere, la nostra non è un’agenzia di grandi dimensioni come dovrebbe essere. Abbiamo un deficit strutturale in termine di risorse a fronte di compiti crescenti che ci vengono assegnati da norme nazionali, oltre che regionali (ad esempio la legge 6/2014 sulla Terra dei fuochi), sempre fondate sulla cosiddetta “invarianza finanziaria”. Negli ultimi tempi abbiamo iniziato a vedere qualche segnale positivo, grazie anche a un incremento dei finanziamenti disposto dall’esecutivo regionale, ma non basta, c’è ancora molto da fare.

Intervista a cura di Marco Talluri, coordinatore redazione di AmbienteInforma, e Luigi Mosca (Arpa Campania)

Reggia di Caserta
Reggia di Caserta – Campania – Acqua – foto di Marco Talluri

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