SNPA: a rischio le attività di controllo e vigilanza ambientale

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fissare la storia
fissare la storia - Lombardia - Ambiente urbano - foto di Maria Elena Garini

In Parlamento non è stato approvato l’emendamento 135.20 al Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023, che cercava di porre rimedio ad una situazione divenuta insostenibile a causa di un atteggiamento ostile e corporativo degli Ordine delle professioni sanitarie e di alcune sigle sindacali.

Non si vuole esagerare, ma siamo davvero al punto di collasso con il rischio di dover sospendere tutte le attività ispettive, di controllo e vigilanza ambientale del Paese. E ancora, le altre ricadute porterebbero le Arpa a non poter più assumere giovani laureati nelle discipline delle professioni sanitarie, mancando le specializzazioni triennali nel settore ambientale.

Lunedì 21 dicembre il Consiglio SNPA discuterà la situazione, assumendo le iniziative che si riterranno più opportune.

L’emendamento a prima firma Chiara Braga era stato condiviso da tutta la maggioranza parlamentare e analoghe proposte sono state formulate anche da gruppi di opposizione. Ringraziamo i parlamentari di tutti gli schieramenti che hanno compreso quanto questa questione sia rilevante e decisiva per la protezione ambientale.

Dopo il comma 9, aggiungere i seguenti:
 9-bis. Al fine di garantire l’implementazione delle funzioni di monitoraggio che il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente di cui alla legge 28 giugno 2016 n. 132, nell’ottica di attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali, deve garantire in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale, le risorse destinate all’attuazione programmi previsti dall’articolo 11 comma 3 del decreto legislativo 13 ottobre 2010 n. 190, a decorrere dall’anno 2021 sono incrementate di 6 milioni di euro. 
  9-ter. Anche al fine di favorire un’adeguata razionalizzazione dei costi del relativo personale non è riconducibile nell’ambito delle professioni sanitarie l’attività svolta dai dirigenti e dagli operatori, con laurea in chimica, fisica e biologia, in servizio presso gli enti e le agenzie del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente di cui al comma 1, anche se iscritti ai rispettivi ordini professionali, assunti per operare nei settori di competenza, in relazione alle esigenze organizzative e funzionali dei suddetti enti o agenzie, ed inquadrati, rispettivamente, nel profilo di dirigente ambientale (ruolo tecnico) e nei profili di collaboratore tecnico professionale e di collaboratore tecnico professionale senior
  9-quater. All’articolo 5, comma 2 del decreto legislativo 13 settembre 1946, n. 233, recante ricostituzione degli Ordini delle professioni sanitarie e per la disciplina dell’esercizio delle professioni stesse, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «. Gli operatori appartenenti agli enti del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente istituito dalla legge 28 giugno 2016, n. 132 sono tenuti ad iscriversi agli albi degli ordini delle professioni sanitarie unicamente ai fini dell’espletamento delle attività riservate in via esclusiva alla competenza degli appartenenti agli ordini medesimi». 
  9-quinquies. All’articolo 2, comma 3, della legge 1° febbraio 2006, n. 43, recante Disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione e delega al Governo per l’istituzione dei relativi ordini professionali, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Gli operatori appartenenti agli enti del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente istituito dalla legge 28 giugno 2016, n. 132 sono tenuti ad iscriversi agli albi degli ordini delle professioni sanitarie unicamente ai fini dell’espletamento delle attività riservate in via esclusiva alla competenza degli appartenenti agli ordini medesimi».”

La situazione a cui si cerca di porre rimedio è quella determinata dalla legge 3/2018, la cosiddetta Legge Lorenzin (che peraltro ha sottoscritto l’emendamento in questione) sulle professioni sanitarie, secondo la quale chimici, fisici, biologi (tutti con la “caratterizzazione” sanitaria del CCNL e ora classificati come esponenti delle “professioni sanitarie” dalla legge 3/2018) secondo alcune organizzazioni sindacali di settore (e secondo alcune recenti sentenze di un paio di TAR) devono necessariamente essere inquadrati come dirigenti, ribaltando quanto accaduto nelle agenzie da una quindicina d’anni, per effetto dei contratti del 2005 che consentivano l’assunzione di questi laureati come degli altri, nel Comparto, e l’accesso alla dirigenza in determinate condizioni. Secondo questa logica gli Ordini stiano impugnando i concorsi delle Arpa banditi in varie parti d’Italia per assumere persone nel comparto anche come biologici o chimici perché secondo loro possono essere assunti solo come dirigenti, ignorando del tutto la specificità del mondo della protezione ambientale rispetto alle professioni sanitarie.

La specificità delle ARPA è dovuta all’innata valenza multidisciplinare delle funzioni tipicamente rivolte alla tutela e protezione dell’ambiente, e ciò determina la necessità per le Agenzie Ambientali di acquisire professionalità a contenuto tecnico-scientifico in diversi ambiti (biologi, chimici, fisici, agronomi, geologi, ingegneri, laureati in scienze naturali/ambientali, ecc…). Gli operatori dipendenti delle Agenzie ambientali e di ISPRA, pur avendo conseguito in molti casi diplomi di laurea oggetto della legge di riordino degli Albi delle professioni sanitarie, esercitano le competenze del Sistema agenziale proprie della prevenzione e tutela ambientale e non svolgono professioni sanitarie peculiari del SSN e del SSR.

Le posizioni del Sistema sono tese valorizzare tutti ed a lavorare in prospettiva per un ricambio generazionale sostenibile, in una logica di unità e multidisciplinarietà, che costituisce l’opposto di quella corporativa ed anacronistica che ci troviamo costretti a fronteggiare. Altro che transizione ecologica e Next Generation, qui le menti e gli interessi costituiti sono ben rivolti al passato, anche molto lontano.

Pertanto, qualora si ritenesse sussistere un obbligo generalizzato di iscrizione agli albi delle professioni sanitarie unicamente in ragione del possesso del titolo di studio, a prescindere dalle effettive mansioni svolte, nelle Agenzie Ambientali si determinerebbe una palese disparità di trattamento tra operatori esercitanti analoghe funzioni in materia di vigilanza e controllo ambientale, che a seconda unicamente del diverso titolo di studio sarebbero soggetti a differenti obblighi l’esercizio della relativa professione nell’ambito della Pubblica amministrazione.

Senza pensare che le altre professionalità potrebbero, come purtroppo sta succedendo, accusate del reato di esercizio abusivo della professione sanitaria.

Da segnalare peraltro con rammarico che, le questioni sollevate dagli Ordini Professionali riguardano aspetti di inquadramento contrattuale piuttosto che di vigilanza sulle questioni ordinistiche. Solo per fare un esempio, le ricadute di tali posizioni sono tali da comportare il passaggio alla qualifica dirigenziale di tutto il personale inquadrato nelle professioni sanitarie (chimici, fisici e biologi) con una spesa complessiva stimata che potrebbe aggirarsi tra circa 50 milioni di euro e i 56 milioni di euro all’anno, a parità di servizio e con evidenti difficoltà di tenuta organizzativa.

Per tutti questi aspetti era indispensabile l’approvazione dell’emendamento per avere una posizione chiara e inequivocabile che rendesse possibile l’espletamento delle attività prioritarie del SNPA, quali le attività di vigilanza e controllo ambientali, oltre che quelle a supporto dello sviluppo sostenibile.

In considerazione di quanto sopra rappresentato, si rendono necessarie modifiche normative che vadano nella direzione di semplificare e non vincolare eccessivamente l’organizzazione e la gestione del personale degli Enti del SNPA.

Per questo, nonostante questa battuta di arresto, da parte del SNPA c’è la piena disponibilità a confrontarsi con tutti i soggetti interessati per trovare insieme una soluzione possibile che contemperi le esigenze di funzionalità per garantire servizi essenziali come quelli assicurati da Sistema.

16 Commenti

  1. L’SNPA dovrebbe tutelare i suoi lavoratori anziché giocare al ribasso. Se servono 50 milioni in più per il funzionamento ordinario, che si trovino! D’altronde ci sono tanti altri ministeri dove si spende e si spande, mentre la tutela dell’ambiente sembra non importare a nessuno. Non a caso molte ARPA vanno avanti grazie alla buona volontà del pochissimo personale che lavora con strumentazione vetusta, ergo servirebbe molto di più di 50 milioni.
    Noi professionisti sanitari ingiustamente inquadrati nel comparto saremmo anche disposti ad acquisire tramite corsi ad hoc la specializzazione che non ci è stato possibile conseguire causa carenza di corsi sull’intero territorio nazionale, altro problema mai davvero considerato.

    • Non so lei se può, con esperienza e titoli,accedere ai ruoli dirigenziali però non si può sentire che un neoassunto acceda direttamente alla dirigenza,bisogna farsi la giusta esperienza e non c’è scuola di specializzazione che tenga

  2. Ma perché chimici, fisici, biologi dovrebbero essere automaticamente inquadrati come dirigenti? Cosa hanno di diverso da ingegneri, geologici, e altre alte professionalità presenti nelle agenzie?
    I dirigenti hanno compiti gestionali, di organizzazione, direzione di personale, utilizzo di risorse economiche.
    Perché persone che svolgono anche funzioni analoghe dovrebbero essere retribuite con un rapporto di 3:1?
    Altro discorso è quello di richiedere un ricambio generazionale, più personale, più risorse per potenziare le agenzie ambientali.

  3. Ma perchè abbiamo il CCNL Sanità ? questa è la vera domanda … in nostri contratti , nelle ARPA, DOVREBBERO ESSERE COME QUELLI DI ISPRA OPPURE ENTI LOCALI (REGIONE) …

  4. Ma chi lo ha scritto questo articolo…? (e preferisco non provare a dare risposte….!!)
    Io vedo intorno a me chimici, biologi e fisici lavorare a 1450 euro al mese…,
    con questo contratto per avere la fascia devi fare richiesta ed è pure difficilissimo che te la riconoscano…
    e pure io che ho una laurea vecchio ordinamento in ingegneria chimica con successivo master in tecnologie nucleari allo IUSS di Pavia, sono nelle stesse condizioni reddituali…
    Senza nulla togliere a queste nobili figure professionali (il cui reddito è comunque integrato da straordinari e quant’altro), è fattuale che noi non siamo infermieri!
    ma davvero chi lo ha scritto questo articolo…?
    si deve trovare un buon compromesso..
    ma un pò di fantasia!!!
    Almeno passare tutti i laureati in cat. DS e creare un minimo di automatismo nel passaggio di fascia…
    Ora siamo in grave crisi da Pandemia.. ma finito tutto, a voler tenere il comparto in queste condizioni si finirà con l’esasperare gli animi e mettere tutto in discussione, anche gli inquadramenti dirigenziali..

  5. Assurdo e desolante leggere di colleghi che remano contro o addirittura invocano il passaggio ad un CCNL peggiore senza considerare che la tutela dell’ambiente significa prevenzione e tutela della salute pubblica….

    • la tutela ambientale e la tutela della salute sono ambiti scientifici che si intersecano non c’è dubbio … però perchè il geologo non è inserito nelle professioni sanitarie? Eppure egli monitorando una frana può salvare vite umane…. secondo me andremmo inseriti nell’ambito della ricerca scientifica strumentale, come ISPRA, soprattutto ora che siamo tutti SNPA.

  6. Concordo con Sergio. E’ vergognoso che i dipendenti delle ARPA debbano fare ancora riferimento ad un contatto sanità ampiamente inadeguato agli scenari lavorativi tipici delle Agenzie. Io sono un professionista che si occupa di previsioni meteo a scopo di protezione civile, qualcuno mi spiega cosa centra il contratto sanità con la mia professione?

    • Antonio … se la tua previsione c’azzecca puoi salvare vite umane … per questo sei inquadrato nel CCNL SANITA’ … nelle ARPA, almeno nellla mia, in Campania, vigono ancora logiche vecchie di almeno vent’anni … schiavi di questo CCNL SANITA’ che relega le professioni tecniche in uno stato larvale … lanciamo un sondaggio nazionale … sentiamoci SNPA anche come lavoratori … chiediamo questa diversificazione dei contratti … io voglio quello “ricerca scientifica” oppure ente locale regionale … non mi sento un sanitario …

  7. Lavoro in ARPA da più di 10 anni con laurea in scienze ambientali, credo che siamo tutti consapevoli del fatto che sia necessario un inquadramento di tutti i lavoratori delle ARPA diversificato rispetto al contratto della sanità. Abbiamo già molti dirigenti entrati come tali solo perché in possesso di laurea, ora finalmente nuove generazioni di esperti in campo ambientale (che certo comprende la salute pubblica, ma è una disciplina ed un campo applicativo che ha ampliato negli anni le competenze e le professionalità) si fanno strada ed è giusto che l’organizzazione ne tenga conto.
    Più che tornare indietro ad un inquadramento che mal si adatta al lavoro in ARPA, credo sia giusto contrattare certamente non al ribasso, ma per valorizzare in maniera coerente ciò che viene fatto dagli esperti in monitoraggi, controlli nelle aziende, pareri per le autorizzazioni, valutazioni,modellistica…qualunque titolo di studio essi abbiano.

  8. Caro estensore dell’articolo deve sapere che le professionalità si pagano!!!!! Ma le sembra normale che un laureato ad es. in chimica venga retribuito parimenti ad un tecnico di laboratorio richiedendo un lavoro di più alta specializzazione e responsabilità? La “furbata” messa in atto dalle ARPA di tutta italia è stata quella di volersi dotare di personale altamente qualificato, sottopagarlo con l’illusione di un futuro passaggio al livello dirigenziale.

  9. Come non condividere quanto scritto dai colleghi. Il disaccordo con quanto esposto in questo articolo non può che essere totale. Giusto e sacrosanto che non bisogna allineare verso il basso i professionisti presenti in ARPA. Si parla di assumere “giovani laureati” una dizione che non è che possiamo più di tanto “sopportare”, uno perché anagraficamente tanto giovane il personale del comparto non lo è più, due perché si tratta di professionisti laureati e plurispecializzati in settori scientifici di notevole complessità che vengono inquadrati con contratti di accesso di circa 1300 e rotti euro al mese, compensi poco superiori a altri comparti della pubblica amministrazione dove il titolo di accesso, fino a pochi anni fa, poteva essere addirittura la scuola media inferiore.

    Io personalmente penso che l’iniziativa dei sanitari che leggiamo in questi giorni vada condivisa, perché ritengo che possa essere un passo importante per cominciare rompere uno schema che ci livella da anni a tutti verso il basso, snaturandoci dietro all’assurdo, e per definizione improduttivo, motto che “tutti fanno tutto”.

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