Toscana – Annuario dati ambientali 2022 microplastiche presenti in mare

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Anticipiamo con questo articolo alcuni dati relativi alla Strategia marina contenuti nell’Annuario 2022 dei dati ambientali della Toscana, che pubblichiamo, ormai da diversi anni, nel periodo autunnale.

Quest’ARPATnews riporta i dati del monitoraggio 2021 delle microplastiche in mare, dove la presenza di rifiuti plastici è in costante aumento. Per questo tra gli obiettivi della Marine strategy – Strategia marina predisposta dall’Unione Europea – vi è anche quello di reperire informazioni sui “trend nella quantità, nella distribuzione e, se possibile, nella composizione di microparticelle, c.d. microlitter, ovvero rifiuto solido di dimensione inferiore a 5 mm.

La Direttiva sulla Strategia marina, recepita in Italia con il D.lgs n. 190 del 13 ottobre 2010, individua il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, oggi Ministero per la transizione ecologica, quale organo responsabile dell’attuazione della direttiva. A sua volta, il Ministero si avvale di altri soggetti, quali:

  • Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA)
  • Agenzie per la Protezione dell’Ambiente, che insieme costituiscono il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA).

Il territorio nazionale è stato suddiviso in sottoregioni:

  • Adriatico
  • Ionio
  • Mediterraneo centrale
  • Mediterraneo occidentale, che comprende la Toscana. Per quanto riguarda poi la nostra regione, ARPAT ha individuato 4 aree di indagine: Fiume Morto, Donoratico (Livorno), Carbonifera (Piombino, Livorno) e Foce dell’Ombrone (Collelungo – Grosseto). La scelta delle aree ha tenuto conto di quanto richiesto dalla Direttiva in particolare: presenza di aree di upwelling e downwelling, aree di accumulo per condizioni idrodinamiche locali, distanza da fonti di immissione diretta come ad esempio foci fluviali e distanza da strutture portuali o rilevanti insediamenti urbani. Upwelling e downwelling sono due fenomeni legati ai venti e alle correnti, che comportano lo spostamento di masse d’acqua. Quando tale fenomeno riguarda la risalita di masse di acqua più fredda e ricca di nutrienti si parla di upwelling; viceversa, quando le masse d’acqua più fredda e più densa per la presenza di nutrienti sprofondano verso verso il basso si parla di downwelling.
     

Differenza tra microplastiche e nanoplastiche

Le microplastiche provengono da diverse fonti:

  • quelle primarie derivano principalmente da prodotti per l’igiene personale (cosmetici, creme, dentifrici ecc.) o sono costituite da materie prime come pellet o polveri di plastica utilizzate per la produzione di materiali plastici
  • quelle secondarie derivano, invece, dalla frammentazione e decomposizione di materiali plastici di dimensioni più grandi in conseguenza dell’azione di onde, vento, sole.

Per microplastiche si intendono frammenti di materiale plastico le cui dimensioni sono comprese tra 330µm e 5 millimetri mentre, per nanoplastiche, quelli con dimensioni comprese tra 0,001 a 0,1 µm (ossia da 1 a 100 nanometri).

Il monitoraggio di ARPAT effettuato nel 2021 ed alcuni dati del triennio 2019-2021

Nell’ultimo anno di campagna di monitoraggio, 2021, si registra un numero di frammenti di microplastiche presenti nello strato superficiale del mare pari a circa 0,074 oggetti/m2.

Nell’area settentrionale della Toscana si rilevano mediamente concentrazioni superiori (0,291 oggetti/m2) rispetto all’area meridionale (0,054 oggetti/m2).

Nel 2021, le forme più comuni sono frammento (64%), foglio (22%) e foam (7%) mentre i colori dominanti sono bianco (70%), blu (11%) e verde (9%).

Analizzando, invece, i dati che emergono dal monitoraggio effettuato nel triennio 2019-2021 si assiste ad un valore pressoché stazionario del numero medio di oggetti/m2 per il 2020 e 2021 e valori più ridotti, intorno a 0,023 oggetti/m2, per il 2019.

annooggetti/m2
20190,023
20200,079
20210,074

Per quanto riguarda invece la forma, nel triennio 2019-2021, quella prevalente risulta essere il frammento seguita dal foglio, più variabili, invece, le percentuali delle altre forme di frammenti rinvenute, come emerge dalla tabella sottostante:

 forma della microplastica raccolta2019 – dato in %2020 – dato in %2021 – dato in %
frammento465064
foglio282322
granulo12131
filamento673
foam647
pellet134

Quando e come viene realizzato il campionamento

Dal tratto percorso e dalla misura dell’apertura della bocca del retino si stima la superficie campionata risalendo così al parametro “numero oggetti/m2 per forma, colore, trasparenza”.

Vediamo nel dettaglio cosa accade in fase di campionamento e successivamente in laboratorio.

In primo luogo dobbiamo ricordare che, nell’ambito della Marine strategy, sono previsti 2 campionamenti all’anno (solitamente in aprile e in ottobre) nelle 4 aree richiamate all’inizio dell’articolo lungo 4 transetti. Per transetto si intende una linea ortogonale alla costa sulla quale sono disposte le stazioni di monitoraggio collocate a 6, 1,5 e 0,5 miglia nautiche di distanza dalla linea di costa stessa .

Ogni transetto ha una stazione a 6, 1,5 e 0,5 miglia nautiche dove viene calato il retino campionatore detto “manta” (le cui caratteristiche sono definite nella scheda metodologica della Direttiva) con maglia di 330µm trainato ad una velocità non superiore a 3 nodi per 20 minuti in direzione contraria alla corrente predominante. Il manta nella sua parte terminale ha un bicchiere collettore per la raccolta del campione. Il campione viene collocato in un barattolo, fissato con alcool e portato in laboratorio dove viene passato su 2 setacci (da 330µm e 5 mm) per isolare la frazione delle microplastiche. Al microscopio si procede poi alla separazione per forma (filamento, frammento, foglio, foam, granulo, pellet) e per colore (bianche, nere, rosse, blu, verdi e altro colore) suddividendo poi i frammenti anche in opachi o trasparenti.

Le informazioni così raccolte in termini di distribuzione, composizione e andamento delle abbondanze (trend) consentono di avere un quadro di evoluzione nel tempo ponendo magari anche l’attenzione a specifici fattori locali per giungere ad una minimizzazione delle particelle in mare.

Avere informazioni sulle microplastiche presenti in mare ci consente di capire il trend nella quantità, nella distribuzione e, se possibile, nella composizione di questi frammenti plastici, che costituiscono il cosiddetto microlitter, che è in grado di influenzare l’ambiente marino e, in seguito ad ingestione degli organismi, di entrare nella catena alimentare. Questi frammenti sono già stati rinvenuti in un’ampia gamma di alimenti e bevande, inclusi frutti di mare, acqua potabile, birra, sale e zucchero.

Un’altra fonte di preoccupazione è rappresentata dalle sostanze chimiche potenzialmente tossiche che contengono: additivi, monomeri, catalizzatori e sottoprodotti di reazione dalla produzione contenuti nelle plastiche. Questi possono fuoriuscire una volta che le microplastiche sono state rilasciate nell’ambiente e la degradazione e la frammentazione delle particelle potrebbero aumentare ulteriormente la potenziale lisciviazione delle sostanze chimiche. Altro elemento importante è che queste particelle possono anche essere dei vettori per batteri e/o virus.

Cosa si può fare e cosa si sta facendo per prevenire e ridurre il problema

Fortunatamente qualcosa si sta facendo non solo per prevenire ma anche per risolvere questa problematica, che secondo l‘Unep ha diverse origini:

  • le discariche illegali di rifiuti domestici e industriali e quelle legali mal gestite
  • lo scarso trattamento delle acque reflue e gli sversamenti di acque reflue
  • le cattive abitudini da parte delle persone che utilizzano le spiagge a fini ricreativi o per pesca sportiva
  • l’attività industriale, in particolare le industrie con processi che coinvolgono materiali plastici
  • i trasporti
  • le attività legate alla pesca
  • i contenitori per i rifiuti non adeguatamente coperti e le strutture per il contenimento dei rifiuti non chiuse ermeticamente
  • i rifiuti abbandonati al suolo che gli agenti atmosferi (pioggia o neve o vento) trasportano nei corsi d’acqua.

L’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente, a Nairobi nel marzo 2022, ha avviato i lavori per un trattato globale sulla plastica che affronti il problema dell’inquinamento ma anche dell’intero ciclo di vita della plastica, compreso lo smaltimento.

Per quanto riguarda invece la sfera della prevenzione, il rapporto dell’Agenzia Europea per l’ambiente “Preventing Plastic Waste in Europe”, pubblicato nel 2019, valuta specificatamente quali politiche di prevenzione stiano attuando i diversi paesi dell’Unione Europea e quali siano le buone pratiche realizzate. Analizzando i singoli programmi di prevenzione rifiuti dei paesi membri UE, l’Agenzia Europea per l’ambiente individua 173 misure di prevenzione, il 60% di queste riguardano la fase di produzione mentre la restante parte quella del consumo.

In sintesi possiamo dire che le misure di prevenzione fanno capo ad alcune aree:

  • la progettazione ecocompatibile dei prodotti, cd ecodesign
  • le misure di riduzione della presenza di sostanze pericolose nei prodotti di plastica
  • gli accordi volontari
  • l’attività di informazione
  • gli strumenti di mercato
  • le misure di tipo normativo.

Esistono poi politiche sia livello europeo che nazionale nonchè regionale tese alla riduzione della produzione della plastica, fonte di origine primaria, soprattutto del tipo usa e getta.

Oltre a ciò, il nostro Paese ha introdotto, pochi anni fa, il divieto di commercializzare prodotti per la pulizia e la cura della persona contenenti micro sfere plastiche con funzione esfoliante e si è dotata di una normativa piuttosto stringente per quanto riguarda i prodotti per la pulizia della casa.

A queste iniziative si aggiungono tutti quei progetti che, utilizzando la tecnologia, rimuovono in modo meccanico queste particelle dal mare e dai fiumi, come nel caso del dispositivo Seabin utilizzato sia in Arno che in mare a Livorno e Castiglione della Pescaia (GR).

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