Ispra al Festival dei giornalisti del Mediterraneo per parlare di mare e legalità

Dall'1 al 4 settembre 2021 Otranto ospita la XIII edizione del Festival

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Blue economy, tutela del territorio e legalità. Si arricchisce di temi ambientali la tredicesima edizione del Festival di Otranto dedicato all’informazione e ai diritti umani nel Mediterraneo. Quello del “Mare nostrum” è uno spazio geografico dove sono molte le sfide ambientali e l’Italia è fortemente impegnata nella tutela di mari e coste.

A spiegare le attività che il nostro Paese porta avanti in ambito europeo per la protezione del Mediterraneo, i ricercatori dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, impegnati nell’applicazione della direttiva quadro UE “Strategia marina” (Sasa Reichevic, Marina Pulcini, Alfonso Scarpato e Federico Oteri), il direttore generale di Arpa Puglia Vito Bruno e il direttore tecnico dell’Agenzia Vincenzo Campanaro. Nella giornata di apertura del Festival il 1 settembre, gli esperti saranno guidati da Cristina Guidici del quotidiano Il Foglio nel racconto di quanto si sta facendo per rendere la pesca sostenibile, per frenare la presenza di plastica nel mare che da solo ne contiene il 7% di quella della globale, per preservare la biodiversità marina e tutelare gli habitat. A presentare le iniziative specifiche per le coste pugliesi, insieme alle autorità istituzionali della regione, il direttore dell’Arpa.

C’è anche la questione della legalità tra i temi centrali del Festival 2021. A declinarla nei suoi aspetti ambientali Alessandro Bratti, direttore generale di Ispra, nell’ambito di una tavola rotonda molto attesa dal titolo “Raccontare la verità tra giustizia e legalità” (3 settembre). L’incontro vede la presenza di Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro, Sigfrido Ranucci di Report, Paola Moscardino de La 7, Gaetano Castellaneta, avvocato penalista, moderati da Paolo di Giannantonio di Rai Tg1.

Diritti umani, guerre e ruolo dell’informazione rimangono il fulcro della kermesse di Otranto. La questione israelo-palestinese, le migrazioni, gli scenari di guerra aperti nel Mediterraneo sono oggetto di approfondimento nelle tavole rotonde del Festival. Così come l’impegno di tanti protagonisti dell’informazione che hanno pagato, e continuano a pagare, con la vita la scelta coraggiosa di investigare in contesti difficili. Un premio alla memoria sarà dato dal Festival alla giornalista maltese Daphne Caruana Galizia. Altre Caravelle del Mediterraneo daranno un riconoscimento al lavoro di tanti professionisti dell’informazione e testimoni dei diritti umani.

Tra gli ospiti internazionali, spicca la presenza nella terza giornata del Festival del primo ministro albanese Edi Rama. La visita del premier è l’occasione per commemorare i migranti albanesi che persero la vita il 28 marzo 1997 nel tentativo di raggiungere le coste italiane, a causa della collisione tra la “Katër i Radës” e una corvetta della Marina Militare italiana. Quest’anno ricorrono i 30 anni dai primi sbarchi in Italia della popolazione albanese in fuga dopo il crollo del regione comunista.

La kermesse, ideata dal giornalista Tommaso Forte, è promossa dall’associazione «Terre del Mediterraneo» con il Comune di Otranto.

Qui il programma completo del Festival.

1 commento

  1. Tutela del mare.
    Tutelare il mare significa proteggere il pianeta e la vita, anche la nostra.
    Occorre punire gravemente chi sporca il mare con pene e sanzioni adeguate al valore supremo del bene tutelato.
    Occorre subito imporre un fermo pesca nazionale con contestuale sostegno economico in favore dei pescatori per tutta la durata del fermo obbligatorio e a carico della fiscalità collettiva generale.
    Occorre subito predisporre un sistema di depuratori nei siti degli estuari dei fiumi e dei canali che sversano a mare, al fine di evitare l’avvelenamento delle acque e quindi a tutela anche delle persone.
    Occorre creare attraverso la scuola dell’obbligo una coscienza del rispetto del mare e della necessità della sua cura.
    È finito ormai il tempo in cui le imbarcazioni riversavano in mare i loro rifiuti giustificandosi con l’intento di concimarlo.
    Giuseppe Cavoto

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