Gelate intense, un difficile inizio di primavera

Valutazioni e previsioni agrometeo a supporto delle attività agricole.

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Il lungo periodo siccitoso e il susseguirsi di anomalie termiche positive e gelate tardive hanno danneggiato numerose colture. Un approfondimento su questi fenomeni dagli esperti di Arpa Friuli Venezia Giulia e Arpa Veneto. Si segnala inoltre il servizio di previsione delle gelate tardive di Arpae Emilia-Romagna, valido da marzo ad aprile.

Friuli Venezia Giulia

Nelle prime ore del mattino dei giorni 7 e 8 aprile 2021 su tutta la pianura del Friuli Venezia Giulia si sono registrate temperature inferiori a 0 °C.

La gelata più intensa è stata quella del giorno 7: la figura 1 mostra come in molte località della pianura le temperature minime, misurate a 2 metri di altezza, sono scese sotto i -3 /-4 °C. Come è normale in fenomeni di questo tipo (gelate radiative), le temperature misurate più vicino al suolo hanno registrato valori ancor più bassi: mediamente a 50 cm di altezza i valori termici sono risultati inferiori di 1/1,5 °C.

Temperature minime FVG
Figura 1 – Temperature minime a 2 metri misurate dalla rete meteorologica regionale del Friuli Venezia Giulia il 7/4/2021

Effetti sulle colture

Purtroppo la gelata di quest’anno ha portato gravi danni nel settore agricolo del Friuli Venezia Giulia. Particolarmente colpiti sono stati i fruttiferi quali melo, pesco e actinidia (Fig. 2). Danni importanti anche su colture orticole (asparago), mentre per la vite i danni sono stati meno importanti e solo su varietà a germogliamento precoce. Ricordiamo infatti che il livello di danno è correlato allo stadio di sviluppo delle colture: in generale, a parità di temperature minime, quanto più sviluppata è la coltura tanto maggiore sarà il danno.

Germoglio di actinidia gelato_foto di M.Trevisan
Figura 2 – Germoglio di actinidia gelato dall’evento del 7/4/2021 nella bassa friulana (Foto di M. Trevisan)

Per tale motivo, in passato, tra le gelate più dannose si annoverano quella del 17 aprile 1997 e anche quella del 21 aprile 2017, che, pur non essendo molto intensa, aveva determinato forti danni visto lo sviluppo molto avanzato delle colture.

La spiegazione meteorologica di questo evento

La fase molto fredda che ha interessato anche il Friuli Venezia Giulia nelle giornate del 7 e 8 aprile è stata determinata dall’irruzione di una massa d’aria di origine artica in quota che, tra domenica 4 e martedì 6, si è portata dalla Groenlandia al Nord Italia. Dopo una fase perturbata che ha portato la neve con accumuli al suolo anche su zone a bassa quota, l’ingresso della Bora ha portato l’aria fredda anche nei bassi strati, con temperature diurne piuttosto basse (6-8 °C). Con il rapido allontanamento del sistema perturbato nella notte tra il 6 e il 7 aprile e i conseguenti rasserenamenti, si è registrato un ulteriore calo termico per irraggiamento, più deciso nei luoghi dove il vento è stato prossimo alla calma e, limitatamente ad alcune zone del Carso, dove vi era neve al suolo.

Anche la notte successiva, nonostante il moderato riscaldamento diurno che ha portato le massime del 7 aprile anche intorno ai 15 °C, il cielo sereno, l’aria secca e il vento debole hanno favorito nuovamente le gelate diffuse.

Climatologia delle gelate in aprile nel Friuli Venezia Giulia

Dal 1991 ad oggi, in 8 anni su 31 si è verificata almeno una giornata con temperature sottozero diffuse su tutta la pianura regionale (Fig. 3) e in alcuni casi nello stesso mese di aprile vi sono stati due o tre giorni consecutivi caratterizzati da gelate.

Grafico temperatura minima raggiunta ad aprile FVG
Figura 3 – Temperatura minima raggiunta ad aprile sulla pianura friulana (media di 10 stazioni, dal 1991 ad oggi) negli anni in cui si sono verificate le gelate, con indicato il giorno del mese in cui si è registrata

La gelata di quest’anno si colloca al secondo posto tra le gelate più intense, preceduta dall’evento record dell’8 aprile 2003 e seguita dalla gelata del 17 aprile 1997, particolarmente dannosa proprio perché verificatasi in un momento in cui lo sviluppo delle colture era già molto avanzato.

I danni di quest’anno non sono ancora stati quantificati pienamente, ma purtroppo sembrano ingenti.

Veneto

Le fioriture precoci di pruni, albicocchi e peschi, favorite dalle temperature molto superiori alla media registrate durante la seconda decade di febbraio, hanno subito danni per le frequenti gelate a cavallo del 20 marzo. In seguito, già alla fine del mese di marzo, la rapida ascesa delle temperature ha consentito a molte frutticole di riprendere la loro attività vegetativa. Il forte shock termico dalle intense gelate del 7 e 8 aprile ha avuto importanti effetti sulle produzioni di ciliegi, actinidie (kiwi) ma anche gelsi, fichi, viti, melograni ed altre frutticole.

Nuovi record di temperature massime e minime

Fine febbraio

Nell’ultima decade del mese di febbraio una intensa fase calda ha interessato tutta la Regione. Il precedente record di caldo era stato diffusamente raggiunto 2 anni fa, nel 2019. Ben 62 delle 109 stazioni in funzione dall’inizio degli anni ’90 hanno registrato un nuovo record per le temperature massime che in pianura sono arrivate diffusamente oltre i 22 °C con punte tra i 24 °C e 25 °C. Anche le temperature medie e minime hanno fatto registrare rispettivamente 54 e 24 nuovi record di caldo.

Metà marzo

Tra la fine della seconda decade e l’inizio della terza di marzo un lungo periodo freddo ha comportato frequenti gelate, più intense a fine periodo, con nuovi record di minime su 32 stazioni del territorio regionale ad eccezione di pianura e costa meridionali. Più in generale le temperature minime registrate in questo periodo sono molto inferiori alla media ma non tali da superare i record del 2018 per la costa, del 1998 e del 1987 per alcune stazioni montane già attive in quell’anno. Il 22 marzo, sul finire del periodo freddo, complici le inversioni termiche, in pianura le temperature minime hanno spesso superato i -3 °C e in alcuni casi anche i -4 °C.

Fine marzo  

Alla fine della terza decade di marzo, la stessa che all’inizio aveva registrato gelate diffuse, si è assistito ad un repentino rialzo delle temperature. Numerosi i nuovi record di massime, specie sulla zona alpina e prealpina ma anche sulla pianura e sulla costa ad eccezione della fascia più meridionale. Le temperature massime in pianura hanno superato i 24 °C e raggiunto in alcuni casi i 27 °C. Il precedente record, che diffusamente risaliva al 2012, è stato superato da 52 stazioni sulle 109 considerate per le temperature massime, mentre le temperature medie e minime hanno fatto registrare rispettivamente 41 e 20 nuovi record di caldo.

Inizio aprile

Ad inizio aprile, a meno di una settimana dalla fase molto calda di fine marzo, una nuova irruzione fredda porta diffuse gelate nelle giornate del 7 e dell’8 aprile. Le temperature minime registrate in pianura scendono tra i -2 °C e i -3 °C con punte oltre i -4 °C. Sono 25, tutte in pianura o sulla costa, le stazioni che registrano un nuovo record delle temperature minime. I precedenti record di freddo risalgono, per lo stesso periodo di aprile, al 1994 limitatamente all’ovest veronese e al 2003 per tutto il resto del Veneto. Una sostanziale differenza tra i due anni: nel 2003 le gelate di aprile non erano state precedute da ondate di calore e quest’anno la ravvicinata alternanza di periodi molto caldi e molto freddi è responsabile di diffusi danni ad alcune colture.

Andamento delle temperature massime e minime in una stazione della rete Arpav rispetto ai dati medi del periodo 1992-2020

Neve sulle Dolomiti e Prealpi

La neve ad aprile sulla montagna veneta non è un evento insolito. A titolo di esempio, a Cortina d’Ampezzo è stata misurata neve fresca il 4, 5, 28 e 29 aprile del 2019, il giorno 19 nel 2014, il 24 nel 2012. Il giorno 13 ha una sua particolarità, con neve fresca la mattina nel 2010, 2002, 1999, 1989, 1987,1986, 1978, 1970.

Tra lunedì 12 e martedì 13 aprile sono caduti dai 20 ai 40 cm di neve in quota e la nevicata ha imbiancato i fondovalle delle Dolomiti con anche più di 10 cm. Il limite neve/pioggia, nella notte fra lunedì e martedì è sceso fino a 600-700 m in alcune vallate.

L’indice di neve al suolo

Lo spessore medio della neve in quota nelle Dolomiti è superiore alla norma. Nel grafico l’andamento della stagione 2020-2021 è rappresentato dalla curva rossa, mentre la fascia celeste rappresenta lo spessore normale per il periodo. Il grafico mostra le diverse nevicate, il lungo periodo senza precipitazioni, la fusione della fine del mese di marzo e l’impennata della nevicata del 13 aprile.

Sotto il grafico un’immagine dell’ultima nevicata a Sappade, frazione di Falcade. Nella mappa i quantitativi di neve al suolo del 13 aprile 2021, dati del bollettino Dolomiti neve al suolo

Uno sguardo alle previsioni per i prossimi giorni

Dopo il passaggio della perturbazione di stampo autunnale, da mercoledì 14 il tempo tende a ritornare più stabile e soleggiato ma ancora condizionato da masse d’aria piuttosto fredde che manterranno per gran parte della settimana temperature ben sotto la norma del periodo. In pianura non sono previste intense gelate paragonabili a quelle registrate il 7 e 8 aprile. Le temperature minime tra mercoledì e venerdì potranno raggiungere comunque valori molto prossimi allo zero o di poco superiori su gran parte della pianura e diffusamente sottozero sulle zone montane.

Per aggiornamenti, consultare il sito ARPAV www.arpa.veneto.it

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