Il Carpooling aziendale in Italia

La modalità di trasporto condivisa era stata scelta da un numero sempre crescente di aziende prima dell’emergenza. Il ruolo dei mobility manager

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Cosa è e come funziona

Il carpooling aziendale prevede una collaborazione tra le aziende attraverso il Mobility Manager, le società che offrono le piattaforme gestionali e le amministrazioni al fine di offrire ai lavoratori dipendenti un servizio di mobilità condivisa in grado di decongestionare la viabilità e diminuire le immissioni in atmosfera.

Le aziende, attraverso la figura del mobility manager, redigono il Piano degli Spostamenti Casa Lavoro (PSCL) e su questo documento la società di carpoolong progetta ed offre una piattaforma calata sulla realtà degli spostamenti casa-lavoro effettuati dai dipendenti. Le Amministrazioni intervengono nell’individuare sul territorio di competenza, aree di salita e discesa dei lavoratori/fruitori opportunamente segnalate sulla rete stradale e riportate nell’applicazione informatica.

Crescita ed arresto 

Il 2019 aveva registrato un incremento del 35% dei passaggi nei tragitti casa-lavoro facendo rilevare un aumentato interesse verso questa forma di mobilità condivisa. Mesi che avevano confermavano questa tendenza alla crescita erano stati anche gennaio e febbraio del corrente anno prima dell’emergenza.

I primi due mesi del 2020 avevano fatto registrare un notevole incremento di richieste del servizio da parte delle aziende anche di minore entità. Si era verificato che aziende non aventi un numero di dipendenti tale da offrire e gestire un servizio di carpooling avessero deciso di offrirlo comunque, considerato che la loro dislocazione era nelle vicinanze di altre realtà economiche più grandi che lo offrivano e lo avevano già messo a regime da tempo con un buon riscontro di utenza. In questo caso i dipendenti delle aziende minori hanno potuto beneficiare dell’interazione dei propri dipendenti con i dipendenti delle altre aziende maggiori limitrofe.

Poi l’emergenza con il distanziamento fisico ha congelato questo tipo di mobilità condivisa, che si fonda nell’occupare i posti disponibili su un mezzo privato escluso il conducente.

L’obiettivo di decongestionare le strade dei centri urbani rimane comunque una delle priorità. I flussi di traffico che si riversano nelle città risultano alimentati da traffico privato che giunge dalle statali delle aree periurbane e provinciali. Le statali italiane sono piene di autovetture con conducenti che non hanno alternative al mezzo privato nel 70-80 % dei casi, afferma Gerard Albertengo della Soc. JoJob, per cui per togliere le auto dalle statali o viene messo a regime e sistematizzato il “lavoro agile”, oppure si uniscono le auto investendo sul carpooling sia strutturalmente che attraverso la nascita di start-up che offrono servizi digitali e piattaforme per la gestione del carpooling aziendale, incentivando le persone a viaggiare insieme continua Albertengo.

Purtroppo allo stato attuale, anche le aziende devono ostacolare, monitorare e controllare la diffusione del virus tra i loro dipendenti ed avendo anche una responsabilità diretta sul presidio dei contagi attuano tutto quanto sia possibile per ridurre al minimo le occasioni di contatto e dunque di potenziale contagio. La situazione contingente non permette alle aziende di proporre il carpooling e neanche di incentivare altre forme di mobilità condivisa compreso il Trasporto Pubblico Locale (TPL), pur essendo tuttavia tenute a redigere e dotarsi del Piano degli Spostamenti Casa Lavoro (PSCL).

Le tendenze di utilizzo 

In Italia le maggiori Società che offrono piattaforme per la movimentazione dei lavoratori nei flussi casa lavoro e viceversa sono principalmente tre, la “Up to go “ in convenzione con 22 aziende, la JoJob con 242 e la BePooler con 35 aziede. Nel corso del 2019 gli iscritti al carpooling aziendale erano in crescita di circa ¼ rispetto all’anno precedente superando quota 350.000 lavoratori, di cui l’83% gestito dall’operatore JoJob anche se tra il 2018 ed il 2019 l’operatore BePooler ha triplicato la quota dei propri iscritti.

Degli iscritti totali nel 2019, il 95% risultano registrati come iscritti aziendali: hanno dunque avuto accesso alla piattaforma tramite l’azienda in cui lavorano. Solo un parte residuale, l’8%, si è iscritto al servizio per motivi personali. Questo indica la difficoltà di intercettare utenti esterni alle “comunità aziendali” ma anche semplicemente al fatto che gli operatori del carpooling offrono un servizio ad un target molto specifico e dalle esigenze peculiari.

Come accennato, gli spostamenti del carpooling aziendale tra il 2018 ed il 2019 hanno registrato una crescita media del 25% e comunque con tassi differenti tra un operatore e l’altro, facendo registrare un raddoppio delle percorrenze nel corso di un solo anno. Il tragitto medio del carpooling aziendale nel 2019 è stata di 28,3 km mentre nel 2018 si attestava su cifre inferiori a 20 km.

L’operatore che registra il tragitto medio più lungo con ben 33,8 km a spostamento è Up To Go. La classe di distanza più frequente è quella che raggruppa i viaggi tra i 25 ed 30 km e che rappresentano il 19% degli spostamenti con questa modalità. Più della metà dei viaggi sono tra i 15 ed 50 Km.

Per quanto riguarda la durata dei viaggi, in carpoolong aziendale, oltre il 50% dura tra gli 11 ed il 60 minuti, mentre risulta trascurabile la percentuale degli spostamenti superiori alle 3 ore.

Il carpooling aziendale è un servizio destinato ad utenti che si recano con regolarità sul luogo di lavoro dunque non c’è da stupirsi se il 99% dei viaggi avvenga nei giorni feriali tra il lunedì ed i venerdì, quanto detto per i giorni della settimana vale anche per le fasce orarie giornaliere, infatti quasi il 60 % dei viaggi avviene tra le 7 e le 9 del mattino e tra le 17 e le 19 del pomeriggio.

Durante il confinamento forzato l’uso del servizio ha registrato un calo valutabile tra il 60% e l’80% e comunque il servizio messo a punto dagli operatori resta di forte incertezza legato all’evolversi della pandemia ed alla conseguente paura da parte delle aziende circa la responsabilità sull’insorgenza di nuovi focolai. Ad oggi la percentuale di diminuzione del servizio si attesta al 50% e la domanda di mobilità per questa tipologia risulta ancora in contrazione a causa dei tanti lavoratori che non si devono più spostare perché collocati in regime di smart working/home working o lavoro agile.

Per Approfondimenti https://www.lesscars.it

Testo di Sergio Lavacchini

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