Incendio al porto di Ancona: gli aggiornamenti di Arpa Marche a fine settembre

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[aggiornamenti del 28 settembre]

Arpa Marche ha pubblicato una nuova relazione nella quale fa il punto su tutte le attività svolte dai primi momenti del vasto incendio che ha interessato il porto di Ancona, illustrando i risultati dei monitoraggi effettuati sia riguardo ai macroinquinanti (polveri, ossidi di azoto e di zolfo, ecc.) che ai microinquinanti (diossine, IPA, ecc.).

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[aggiornamenti del 24 settembre]

Il Direttore di ARPAM, Giancarlo Marchetti, ha illustrato il 24 settembre l’attività e i risultati delle analisi dell’Agenzia al Consiglio Comunale del Comune di Ancona in seduta monotematica e aperta sull’incendio al porto del 16 settembre.

(da 1:22:00)


[aggiornamento del 21 settembre]

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[aggiornamento del 18 settembre]

Più del dato, conta la sintesi: l’aria migliora e le tante particelle dai nomi improbabili che si agitano nell’atmosfera lo fanno senza tradire i limiti di legge.
Sono da poco trascorse le cinque del pomeriggio quando il direttore generale dell’Arpam, Giancarlo Marchetti, telefona alla sindaca Valeria Mancinelli. Un mini-vertice a distanza per raccontarsi degli ultimi aggiornamenti a tre giorni dal rogo, che ha ingoiato la zona ex Tubimar del porto e avvolto la città di una nube nera e di nuove preoccupazioni. Uno scambio veloce di battute, tra loro, per dare una risposta alla domanda che assilla: «Che aria abbiamo respirato?».

Niente fretta
Il responsabile dell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente avanza piano. «Dobbiamo aspettare ancora il report sulle diossine» frena la fretta di chi vorrebbe archiviare, nel bene o nel male, la furia di quelle fiamme che hanno squarciato la notte, l’Adriatico e la città. «Gli ultimi risultati arriveranno domenica pomeriggio».

I risultati
«Sono valori che per ora non preoccupano. Abbiamo cercato 87 sostanze organiche volatili, 21 metalli e 21 Ipa, gli idrocarburi policiclici aromatici che derivano dalla combustione».
«I pochi elementi trovati sono risultati essere sotto i limiti tossici tollerati dalla normativa». «Stanno rientrando anche i valori delle polveri sottili: le PM10 da 91 sono scese a 38 e oggi (ieri, ndr) sono andate ancora più giù». «Stiamo tornando alla normalità».
Per esserne certo ha montato un campionatore sul tetto del Comune che, come una potente aspirapolvere, ha risucchiato quell’aria acre nelle cinque ore che hanno seguito l’incendio e per 24 ancora.

«Dobbiamo attendere i risultati delle diossine. Certo non siamo a Sevevo, dove nel 1976 per la prima volta quella sostanza tossica uscì da una fabbrica e colpì la popolazione e l’ambiente circostante».
No, rasserena Marchetti, «noi non abbiamo avuto casi di gente al pronto soccorso». E alza di nuovo la soglia di attenzione: «Le diossine si accumulano nella catena alimentare». Ecco spiegato perché la sindaca non fa marcia indietro sull’ordinanza dell’insalata: «Lavare accuratamente con acqua corrente i prodotti vegetali provenienti dal territorio di Ancona – è il suo invito alla popolazione – ed evitare di consumare i prodotti vegetali a foglia larga».

I campioni
Insiste. Marchetti non si dà proprio per vinto. L’aveva escluso: «Non abbiamo respirato acido cianidrico» . Ma per esserne proprio sicuro ieri è tornato sul luogo del disastro, al porto, per raccogliere altri tre campioni. «Una verifica – spiega – necessaria soprattutto per comprendere come trattare tutto quel materiale andato in fumo». [da Corriere Adriatico]


[aggiornamento del 17 settembre]

«Non abbiamo respirato acido cianidrico né amianto». Il direttore generale dell’Arpam, Giancarlo Marchetti, a poco meno di 48 ore dal rogo che ha ingoiato capannoni, vernici, gomma piuma compressa, in zona ex Tubimar al porto, procede col massimo della cautela. Perché i dati non lasciano margine alla fantasia, figuriamoci alle interpretazioni. E allora, rigore e niente fretta. «Stiamo aspettando per domani sera (oggi, ndr) la relazione sui metalli, sulle sostanze organiche volatili e sugli Ipa, gli idrocarburi policiclici aromatici che derivano dalla combustione incompleta di materiale organico». Domenica toccherà al report per stabilire l’eventuale diffusione nell’atmosfera di Pcb, ovvero di policlorobifenili, e di diossine.

I valori
Marchetti torna al dato certo e ribadisce: «Non abbiamo respirato acido cianidrico. No, non si è diluito nell’aria». Una certezza, spiega il direttore dell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, che non è stata raggiunta con un percorso standard. Tutt’altro. «Siamo proprio andata a cercarla». E per farlo ha posizionato dei campionatori ad hoc a Monte Dago, piazza Roma, corso Carlo Alberto e piazza Sangallo. «Abbiamo verificato il dato – non si accontenta – anche al porto, nell’epicentro dell’incendio, dove di quella sostanza sono stati rivelati appena 12 microgrammi, contro i 130 che è il valore di tolleranza stabilito dall’Epa, l’Agenzia del governo federale degli Stati Uniti preposta alla protezione della salute umana e dell’ambiente». Ripete pure: niente amianto. «Nonostante l’Autorità portuale avesse garantito che non ve n’era traccia, noi siamo andati a controllare».

L’odore
Con accortezza si lascia sfuggire un rassicurante «la qualità dell’aria migliora». E spiega perché: «I livelli di particolato PM1 sono scesi ancora, sono arrivati dal picco dei 250 microgrammi per metro cubo ai 13 di questa mattina (ieri, ndr)». Semplifica al massimo: «Un dato pari a 250 corrisponde alle emissioni di due sigarette in una stanza da quattro metri per quattro». Ammette, tuttavia, che l’odore acre resta. Ma anche qui con l’inversione termica ridimensiona i timori. Della serie: la temperatura più fredda della notte e delle prime ore della mattina schiacciano verso il basso il calore ancora sprigionato dall’incendio. «Quindi – ecco la logica – si forma quella cappa che genera la stagnazione delle polveri sottili e di quell’esalazione pungente».

Lo studio
Sempre prudente Marchetti, anche al punto “il monitoraggio del porto è sufficiente?”. Non si sbilancia, ma non risparmia neppure i dettagli: «Per ora esiste una rete regionale, con le stazioni della Cittadella e di Ancona-Palombina». Aggiunge un tassello al mosaico che dalla prevenzione sfuma sulla sicurezza: «Un anno fa abbiamo piazzato 22 micro-centraline in varie zone della città per meglio capire la natura delle polveri, da dove vengono, come si spostano». Arriva al nucleo: «Quando questo studio sarà terminato, potrò rispondere alla sua domanda». Rigore, soprattutto. [da Corriere Adriatico]


[aggiornamento del 16 settembre sera]

Sono ancora in corso le analisi sui fumi prodotti e le rilevazioni sul tipo di materiali oggetto di combustione.

Verranno posizionate delle centraline mobili per avere più elementi in tempo reale: nel frattempo la centralina della Cittadella sta registrando un progressivo abbassamento dei valori di PM1 dopo il picco della mattinata di ieri.

Prosegue il monitoraggio con il campionatore ad alto volume installato sul tetto del Comune di Ancona per verificare la presenza di diossina, acido cianidrico e metalli.


[16 settembre mattina]

Si è sviluppato nella notte fra il 15 ed il 16 settembre un vasto incendio che ha interessato il porto di Ancona con tre potenti esplosioni provenienti dalla zona commerciale, tra la zona di imbarco e il cavalcavia della Zipa, le fiamme hanno presto avvolto numerosi capannoni, arrivando presto al tetto.

Il dipartimento ARPAM di Ancona, intervenuto tempestivamente su chiamata dei Vigili del Fuoco ha effettuato rilievi speditivi nell’immediato intorno dell’incendio e successivamente installato un campionatore ad alto volume per il monitoraggio degli IPA, diossine e composti organici volatili nel tetto del Comune di Ancona.

Gli aggiornamenti sul sito di Arpa Marche e sul sito del Comune di Ancona.

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