Emergenza Coronavirus e qualità dell’aria in Abruzzo

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In questo periodo di serrata generale con cui il Paese sta facendo fronte alla diffusione del contagio da Covid-19, le centraline di monitoraggio della qualità dell’aria stanno funzionando regolarmente. I dati di questo periodo costituiranno evidentemente una sorta di “unicum”, da cui trarre indicazioni sulle relazioni tra il grado di “funzionamento” delle attività dell’Abruzzo, le pressioni emissive e come queste influiscono sulla qualità dell’aria in questo periodo: informazioni che, ovviamente, potranno essere messe a disposizione di decisori e cittadini.

I dati sin qui prodotti dalle centraline, però, hanno già consentito l’elaborazione di un primo documento sullo stato di qualità dell’aria in Abruzzo a seguito dei provvedimenti di chiusuradisposti dal governo ed efficaci dallo scorso 10 marzo.

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Queste indagini riguardano gli andamenti, nel periodo dal primo febbraio al 7 aprile, di tre inquinanti certamente associabili alle attività oggetto di chiusure (biossidi di azoto, PM10 e PM 2,5), esaminando i dati di alcune centraline della rete regionale di monitoraggio, in particolare nelle realtà dei comuni capoluogo.

Gli elementi più significativi ad oggi riscontrati sull’intera regione sono la riduzione della concentrazione degli ossidi di azoto e l’assenza di “crolli” per i valori di concentrazione di PM10 e PM2,5; è poi ben evidenziato un fenomeno di trasporto di polveri asiatiche che, negli ultimi giorni di marzo, ha interessato l’intero Paese.

«La serie di dati, commenta il Dirigente della Sezione Qualità dell’Aria Sebastiano Bianco, è ancora statisticamente poco significativa per valutazioni approfondite e, al momento, gli andamenti dei particolati mostrano in modo evidente la dipendenza dei livelli di concentrazione dai regimi circolatori».

Sull’argomento, il Direttore generale Francesco Chiavaroli ha sottolineato che «L’Arta resta ben presente attraverso le sue indispensabili attività di monitoraggio ambientale: sulla matrice aria, in particolare, siamo in costante relazione con le altre Agenzie ambientali per porre le basi di studi sulle relazioni tra qualità dell’aria ambiente e incidenza epidemiologica del Covid-19. Si tratta ovviamente di studi che richiederanno tempi congrui ma ai quali non ci sottraiamo consapevoli dell’importanza di queste attività».

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