Inquinamento atmosferico: rischio di notizie false e tentativi di negazione in Germania

Gli attuali processi di revisione dei limiti e standard rischiano di essere influenzati da una crescente campagna di disinformazione che tende a minare le evidenze scientifiche

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Nonostante l’aumento di evidenze scientifiche, un intenso dibattito sugli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico è scoppiato nei media tedeschi nel corso del 2019. Un piccolo gruppo di specialisti di medicina polmonare ha infatti sollevato dubbi in merito alle prove scientifiche che collegano l’inquinamento dell’aria ambiente, soprattutto da ossidi di azoto e PM2,5, alle malattie e alla mortalità. Chiedono quindi di alzare i valori limite delle PM e delle concentrazioni di ossidi di azoto in Europa, sostenendo la mancanza di prove per gli attuali limiti. Le loro affermazioni, ampiamente diffuse anche tramite i social media, sono state accolte da alcuni politici, da organizzazioni di settore e grande pubblico.

Questo “rifiuto” dell’inquinamento atmosferico non si limita alla Germania o all’Europa, negli Stati Uniti, ad esempio, consulenti del settore – collocati anche in posizioni di spicco dell’Agenzia per la protezione ambientale USA – hanno cercato di negare o comunque sminuire la mortalità associata alle PM2,5, minando decenni di politiche di successo sull’aria pulita.

Ma perché assistiamo a questi attacchi rivolti da una parte alle evidenze che hanno portato a definire linee guida e standard di qualità dell’aria e dall’altra anche alla metodologia utilizzata per la valutazione dell’impatto sulla salute?

In uno studio pubblicato su Lancet Respiratory Medicine si analizza nello specifico il caso tedesco, andando a vedere come i canali di comunicazione, inclusi talk show, interviste sia sui media tradizionale che social media, abbiano presentato opinioni distorte e manipolative della scienza per fare affermazioni false non comprovate e mettere in discussione la validità dei rapporti scientifici pubblicati. La massiccia cronaca dei media ha insinuato e diffuso quindi il dubbio tra il grande pubblico. Il “dibattito” aveva caratteristiche simili alle campagne di disinformazione sui cambiamenti climatici.

I tentativi di mettere in discussione e minare le prove scientifiche coincidono con tre importanti revisioni in corso

  • quella delle linee guida della qualità dell’aria da parte dell’OMS,
  • il controllo di adeguatezza della Direttiva europea sulla qualità dell’aria in vista di una sua revisione
  • quella dello standard americano per il PM.

I ricercatori concludono dunque osservando la necessità – per ridurre gli effetti dell’inquinamento atmosferico – di operare tre importanti passaggi:

  • inasprire le norme europee in materia di particolato fine,
  • proteggere il sistema pubblico, giuridico e politico dalle campagne di disinformazione sugli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico e sui benefici per la società delle rigorose politiche sull’aria pulita: compito a carico della stessa comunità scientifica nonché delle agenzie che si occupano di salute pubblica e ambiente
  • sviluppare misure basate sulla scienza per il consumo di energia sostenibile e responsabile, livelli di traffico e pratiche agricole che garantiscano la salute di tutte le popolazioni a livello globale.

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