Quel legame fra inquinamento dell’aria e ospedalizzazioni

Un articolo pubblicato sul British Medical Journal aggiunge alcuni tasselli al puzzle delle conseguenze epidemiologiche dell’esposizione prolungata, e anche a breve termine, alle polveri sottili, in particolare a PM2.5.

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Cristina Da Rold sulla rivista Micron parla di un articolo pubblicato sul British Medical Journal che aggiunge alcuni tasselli al puzzle delle conseguenze epidemiologiche dell’esposizione prolungata, e anche a breve termine, alle polveri sottili, in particolare a PM2.5. Non solo si sono scoperte associazioni riguardanti malattie mai studiate in relazione all’esposizione al particolato, ma si è scoperto che anche a livelli di inquinamento da PM2.5 inferiori alle soglie fissate dalle linee guida internazionali sulla qualità dell’aria, l’esposizione è associata a diverse cause recentemente identificate di ricoveri ospedalieri. In particolare, le cause più frequenti dei ricoveri ospedalieri sono state lesioni e avvelenamento, insufficienza cardiaca congestizia, polmonite, aritmie cardiache e setticemia.

Lo studio conferma inoltre diverse cause precedentemente stabilite di ricovero ospedaliero associate all’esposizione a breve termine a PM2.5 tra cui malattie cardiache e polmonari, diabete, morbo di Parkinson e diabete.

Secondo i ricercatori, le linee guida sulla qualità dell’aria dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) dovrebbero essere riconsiderate alla luce di questi nuovi dati abbassando i valori soglia, attualmente per il PM2.5 di 25 µg/m3 come media annuale.

Si tratta di uno studio statunitense, condotto nientemeno che da un team di ricerca della TH Chan School of Public Health di Harvard, che ha analizzato oltre 95 milioni di richieste di assicurazione ospedaliera nell’ambito di Medicare, di adulti di età pari o superiore a 65 anni negli Stati Uniti dal 2000 al 2012. Le cause di ricovero ospedaliero sono state classificate in 214 gruppi di malattie, che sono state collegate all’esposizione giornaliera stimata al PM2.5 sulla base dei dati della US Environmental Protection Agency.

I ricercatori hanno quindi potuto stimare l’aumento del rischio di ricovero e i costi corrispondenti associati all’aumento di 1 microgrammo per metro cubo nell’esposizione a breve termine a PM2,5 (un aumento esiguo) per ciascun gruppo di malattie. Gli indicatori considerati sono stati il rischio di ricovero ospedaliero, il numero di ricoveri, i giorni di degenza ospedaliera, i costi delle cure ospedaliere e post-dimissione, e il value of a statistical life (VSL) (il costo per evitare un decesso).

Per esempio, ogni aumento di 1 µg/m3 di PM2.5 era associato a 2.050 ricoveri extra ospedalieri e a 12.216 giorni di ospedale.

Leggi l’articolo in versione integrale su Micron.

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