Specie aliene, un mollusco asiatico nel fiume Arno

Viene raccolta e mangiata, ma è potenzialmente tossica. Il comune di Montelupo fa un’ordinanza per impedire questa pratica e interessa i comuni vicini e la Regione Toscana affinché intervengano in maniera analoga.

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Sinotaia quadrata

Il mollusco in questione è la Sinotaia quadrata, una specie di lumaca d’acqua dolce con una branchia e un opercolo, un mollusco gasteropode acquatico. Non autoctono in Italia, ma di origine asiatica.

Il Comune di Montelupo Fiorentino, segnala che negli scorsi mesi sia la polizia municipale dell’Unione dei Comuni dell’Empolese-Valdelsa, sia le pattuglie della locale stazione dei carabinieri, hanno fermato a più riprese e talvolta identificato i raccoglitori di questi molluschi trovati immersi in Arno. Sono tutti originari della Cina e arrivano prevalentemente dalla piana fiorentina o pratese e hanno dichiarato più volte di utilizzare i molluschi per scopo alimentare.

Le quantità raccolte sono stimate in diversi chili (dai 10 ai 20 cadauno) e fanno escludere il mero consumo personale, ma ipotizzare l’esistenza di un commercio dei molluschi a fini alimentari.

Questo comportadei problemi per la salute, infatti questa specie può essere consumata, se raccolta in acque pulite; ma non è il caso dell’Arno.

Lo stato delle acque del fiume Arno nel tratto in cui insiste il comune di Montelupo Fiorentino, secondo il monitoraggio periodico effettuato da ARPAT, non è certo dei migliori, come si può rilevare dalla tabella seguente, dove il punto di monitoraggio corrispondente a quel territorio è quello indicato come “Area Valdarno Inferiore Capraia e Limite”.

Tratto dalrRapporto ” Monitoraggio ambientale dei corpi idrici superficiali (fiumi, laghi, acque di transizione) – Risultati 2018″

Grazie alla collaborazione e alla disponibilità della Azienda USL Toscana Centro, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana e di alcuni volontari sono stati raccolti nel tratto di Arno interessato campioni di Sinotaia Quadrata.

È stato così possibile effettuare alcune analisi ufficiali finalizzate a valutare l’esistenza di un pericolo in caso di utilizzo a fini alimentari.

I referti escludono salmonella, epatite A, ma individuano alti livelli di carica batterica tali da esporre i consumatori di questi gasteropodi a rischi reali per la loro salute. Ad esempio per la Escherichia Coli il livello massimo consentito è 230 mnp/100g; mentre quello rilevato è 54.000 mnp/100g. Oltre 234 volte il limite.

Il fatto poi che la raccolta riguardi grandi quantità di prodotto apre il problema dell’utilizzo finale dei molluschi, per comprendere il quale il Comune auspica indagini specifiche.

Inoltre, ma non meno importante, è da tenere presente l’impatto sull’ambiente.  I molluschi sono una specie “importata” e non sappiamo ancora quali danni possono creare alla fauna e alla flora del territorio.

«Il nostro presidio continuo sui corsi d’acqua ha fatto emergere l’anomalo sviluppo del primo caso in Europa di coltivazione e raccolta di questo mollusco asiatico nell’ambiente naturale, da cui derivano problematiche per la salute pubblica della comunità cinese della Toscana centrale, per l’ambiente, e per l’invisibilità della probabile catena commerciale a valle della raccolta. Fenomeno che interessando il territorio di oltre 10 Comuni su almeno 3 province, per motivi di efficacia abbiamo deve essere affrontato dalla Regione con proprio provvedimento. Ringrazio i volontari che sia sulla Pesa che sull’Arno hanno dato fondamentale contributo a questa ricerca corale portata avanti da Montelupo Fiorentino insieme all’azienda sanitaria, all’istituto zooprofilattico sperimentale, alla polizia municipale e ai carabinieri», ha spiegato il vicesindaco e assessore all’ambiente del comune di Montelupo.

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