Gli obiettivi di sviluppo sostenibile in Italia

Il rapporto ISTAT per monitorare lo stato di avanzamento del nostro Paese verso gli obiettivi indicati dall'ONU

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L’United Nations Inter Agency Expert Group on SDGs ha proposto una lista di 244 indicatori che sono necessari per monitorare, in modo uniforme a livello mondiale, i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, a loro volta declinati in 169 sotto obiettivi. Si tratta sia di indicatori consolidati e disponibili per la maggior parte dei Paesi, sia di indicatori non ancora completamente definiti o correntemente prodotti.

In Italia spetta ad Istat il compito di definire le informazioni statistiche necessarie per monitorare gli obiettivi nel nostro Paese; a partire da dicembre 2016 sono infatti disponibili sul sito dell’istituto gli indicatori per l’Italia. A partire dal 2018, Istat produce inoltre un rapporto che presenta la posizione dell’Italia rispetto allo sviluppo sostenibile e che offre approfondimenti sia a livello territoriale sia socio-demografico. Il documento traccia anche un’analisi relativa ai legami tra obiettivi, sotto-obiettivi e indicatori. Ad aprile 2019 è stata pubblicata la seconda edizione del rapporto.

Se andiamo a vedere gli ultimi 5 anni (2012-2017) osserviamo lievi miglioramenti per gli obiettivi Sconfiggere la fame, Istruzione di qualità, Parità di genere, Energia pulita e accessibile, Imprese, innovazione e infrastrutture e Consumo e produzione responsabili. Peggiorano invece Salute e benessere, Città e comunità sostenibili e La vita sulla terra.

Il rapporto indica anche le posizioni regionali rispetto agli obiettivi: ecco che tra le aree più “avanti” sulla strada dello sviluppo sostenibile troviamo le Province autonome di Trento e Bolzano, la Valle d’Aosta, la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia e l’Emilia Romagna a cui si aggiungono, con un profilo medio alto, Toscana e Piemonte. Più in difficoltà invece Sicilia, Calabria e Campania.

Se si prendono in considerazione i singoli obiettivi emergono poi altre criticità regionali:

  • per l’obiettivo Sconfiggere la povertà: Liguria, Valle d’Aosta e Piemonte
  • per l’obiettivo Salute e benessere: Bolzano, Sicilia e Campania
  • per l’obiettivo Istruzione di qualità: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia
  • per l’obiettivo Acqua pulita e servizi igienico sanitari: Calabria e Sicilia

In generale le regioni del sud Italia non raggiungono alte performance negli indicatori riferiti a Imprese, innovazione ed infrastrutture, Lavoro dignitoso e crescita economica, Ridurre le disuguaglianze, Pace, giustizia ed istituzioni solide e Acqua pulita e servizi igienico sanitari. Le differenze tra Nord-Sud si manifestano invece in modo più sfumato per Sconfiggere la fame, Parità di genere, Energia pulita e accessibile, Città e comunità sostenibili, Consumo e produzione responsabili, Lotta contro il cambiamento climatico, La vita sott’acqua e La vita sotto la terra.

Andiamo a guardare più nel dettaglio gli obiettivi più propriamente ambientali.

Acqua pulita e servizi igienico sanitari
In Italia persistono inefficienze delle infrastrutture che causano ancora sprechi e perdite della risorsa idrica e carenze d’acqua, soprattutto in alcune zone del Paese; l’efficienza della rete di distribuzione dell’acqua potabile è in peggioramento. La percentuale (in termini di abitanti equivalenti) di carichi inquinanti di origine civile confluiti in impianti di tipo secondario o avanzato (44,2% del parco depuratori) è pari al 59,6% dei carichi inquinanti potenziali generati sul territorio.

Energia pulita e accessibile
Negli ultimi dieci anni aumenta in modo considerevole il consumo di energia da fonti rinnovabili; nel 2014 infatti è già raggiunto l’obiettivo nazionale fissato per il 2020 (17%). Diminuisce la quota di popolazione che ha difficoltà a riscaldare adeguatamente l’abitazione, fino a raggiungere il 15,2% nel 2017. L’Italia si colloca su livelli doppi rispetto alla media UE.

Città e comunità sostenibili
Aumentano alcuni inquinanti atmosferici negli ultimi due anni, anche a causa delle condizioni atmosferiche; prosegue la diminuzione della quota di rifiuti urbani conferiti in discarica. Nel 2018 il 32,4% delle famiglie dichiara di avere molta o abbastanza difficoltà di collegamento con i servizi pubblici nella zona di residenza. Scende la quota di persone che dichiara di vivere in abitazioni con problemi strutturali o problemi di umidità (16,1%) e quella di chi lamenta rumore dai vicini o dalla strada (12,5%). Nei 109 capoluoghi di provincia la superficie adibita a verde fruibile è pari in media a 9,1 m2 ogni 100 di superficie urbanizzata. La spesa pubblica pro capite per la protezione delle biodiversità e dei beni paesaggistici si è ridotta di circa 20 euro pro capite negli ultimi dieci anni.

Consumo e produzione responsabili
La percentuale di rifiuti oggetto di raccolta differenziata è ancora sotto l’obiettivo previsto per il 2012 e molte sono le differenze regionali. La diffusione del Green Public Procurement risulta molto variabile a seconda della tipologia di bene/servizio. L’Italia raggiunge nel 2017 il livello più elevato di intensità turistica degli ultimi venti anni; cresce quindi anche l’incidenza del turismo sui rifiuti. Nel 2017, le presenze turistiche in strutture a maggiore sostenibilità sono pari al 20% circa. La presenza di questo tipo di strutture è maggiore nelle Marche, in Toscana e Umbria; meno diffuse in Sicilia.

Lotta contro il cambiamento climatico
Le emissioni pro capite di gas serra e altri gas climalteranti diminuiscono lievemente tra il 2015 ed il 2016; tre quarti delle emissioni sono generate dalle attività produttive (soprattutto industria manifatturiera seguita da Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata) e un quarto dalla componente consumi delle famiglie, soprattutto per il riscaldamento/raffreddamento e il trasporto. Si intensificano le calamità naturali, anche a causa dei cambiamenti climatici; nel 2017 è esposto a rischio di alluvioni, ovvero al rischio di danni alla persona (morti, dispersi, feriti, evacuati), il 10,4% della popolazione mentre il 2,2% è esposto a rischio di frane.

La vita sott’acqua
In Italia, la superficie delle aree marine protette è pari a 3.020,5 Km2. I tre quarti delle aree protette si trovano in Sardegna, Sicilia e Toscana. La percentuale di coste marine balneabili è pari al 66,9% nel 2017. La maggior parte degli stock ittici è in sovrasfruttamento.

La vita sulla terra
I boschi coprono il 31,6% del territorio nazionale, con un aumento della loro densità in termini di biomassa nel soprassuolo (da 95 a 111 t/ha). La crescita e la densificazione delle aree forestali migliora l’assorbimento del carbonio, ma è un processo in gran parte incontrollato, alimentato dall’abbandono e dal degrado dei paesaggi rurali dell’entroterra. Il consumo di suolo continua ad avanzare: il 7,65% del territorio nazionale è coperto da superfici artificiali impermeabili, ma quasi il 40% presenta un’elevata frammentazione, per il proliferare di barriere fisiche create dall’urbanizzazione. Aumentano le violazioni contestate in applicazione delle norme internazionali contro i traffici illeciti di specie protette.

Ricordiamo che a livello nazionale ogni anno anche l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (AsviS) effettua un monitoraggio della posizione del nostro paese nel raggiungimento dei 17 obiettivi – attraverso l’analisi di una serie di indicatori.

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