Il mare e la citizen science

Andare in vacanza al mare può essere l’occasione per contribuire alla ricerca e alla raccolta dei dati scientifici

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Il mare, per la sua immensa ricchezza di biodiversità ed anche per i problemi legati all’inquinamento, a partire dai rifiuti, rappresenta un ottimo terreno di sperimentazione per i progetti di citizen science, quei progetti cioè che coinvolgono i cittadini in osservazioni e ricerche scientifiche. Fare una vacanza al mare può quindi diventare un’occasione per contribuire alla raccolta di dati e alla ricerca, anche per i non addetti ai lavori.

L’Agenzia europea per l’ambiente (AEA) per prima integra l’attività istituzionale relativa alla Marine Strategy svolta dalle istituzioni di tutti i paesi rivieraschi europei, con un’iniziativa di citizen science per favorire la sensibilizzazione e quindi il coinvolgimento dei cittadini. Si tratta di Marine LitterWatch che consente agli utenti “volontari” di monitorare, identificare e segnalare tramite app gli oggetti di rifiuti marini trovati sulle spiagge utilizzando l’elenco standard previsto dalla Marine Strategy stessa, permettendo in tal modo la comparabilità dei dati raccolti dagli Stati membri nei mari regionali europei e nell’insieme dell’UE.

È seguendo il protocollo scientifico dell’Agenzia europea che Legambiente promuove ogni anno l’indagine Beach litter, invitando i suoi circoli, i volontari ed i cittadini a setacciare le spiagge italiane contando i rifiuti presenti e trasmettendo poi i dati raccolti all’AEA per completare il quadro a livello europeo. Con la stessa metodologia Legambiente promuove ogni estate Vele Spiegate, un campo di volontariato in barca a vela di una settimana nell’Arcipelago Toscano, che prevede la pulizia delle spiagge inaccessibili, il monitoraggio dei rifiuti, nonché l’avvistamento di cetacei.

Il protocollo standardizzato della Agenzia europea è alla base anche delle attività di Clean Sea, il progetto LIFE finalizzato ad accrescere l’attenzione del pubblico sul problema dei rifiuti presenti in mare e sulle spiagge. Il progetto sta infatti compilando una mappa, evidenziando le zone dove l’accumulo di rifiuti comporta un rischio per la biodiversità, attraverso l’aiuto di diportisti, subacquei, pescatori sportivi e ricreativi e tutti i frequentatori del mare invitati a compilare appositi questionari.

Il mare può attrarre l’interesse e la partecipazione dei cittadini anche per altri aspetti, a partire dall’immensa ricchezza di biodiversità; ne è un esempio il protocollo MAC (Monitoraggio Ambiente Costiero) della onlus accademica Reef Check, che si rivolge ai volontari subacquei interessati a contribuire alla salvaguardia del mare. I subacquei ricreativi, opportunamente preparati, osservano e verificano lo stato degli habitat marini costieri e delle scogliere coralline.

Prodotto utile in questo contesto è il volantino SOS: sostenibilità e sicurezza in mare realizzato nell’ambito di un accordo di programma tra Comando delle Capitanerie di porto e Ministero dell’ambiente finalizzato a promuovere la campagna di comunicazione ed educazione ambientale #PlasticfreeGC; il volantino, realizzato con la collaborazione dell’associazione Informare, fornisce semplici regole da seguire per la sicurezza e la sostenibilità del vivere il mare e offre anche spunti per poter partecipare a progetti di citizen science.

La ricerca Divers United for the Environment, iniziata nel 2017, ha lo scopo di stimare il grado di biodiversità degli ambienti marini lungo le coste del Mediterraneo, prendendo in considerazione la distribuzione di alcuni organismi considerati come indicatori. I dati sono raccolti da subacquei sportivi mediante la compilazione di una apposita scheda di rilevamento.

Le aree marine protette sono luoghi di particolare attenzione e si prestano ad un’attività di osservazione della biodiversità; si vedano ad esempio le due aree campane di Punta Campanella e del Regno di Nettuno che hanno creato specifici portali Web di citizen science per consentire la segnalazione di organismi marini e fenomeni di interesse naturalistico ed ecologico per l’ambiente marino riscontrati all’interno del perimetro dell’area marina da parte degli utenti, dai gestori di diving e di spiagge, ai pescatori professionisti e dilettanti, fino ai comuni cittadini che come bagnanti o subacquei ricreativi hanno sensibilità, interesse ed attenzione per la conservazione del proprio territorio e del mare. L’area marina protetta di Miramare ha invece lanciato il progetto terre@mare per unire ricerca applicata e turismo nel contesto del Golfo di Trieste. Il progetto usa il Web e i dispositivi mobili per censire, monitorare e mappare scientificamente risorse biologiche e non, per renderle disponibili a turisti, sea-watcher e bio-watcher marini e terrestri, che con la visita partecipano contemporaneamente al progetto scientifico.

Se mentre siamo in mare avvistiamo esemplari di mammiferi marini possiamo partecipare alla campagna “Cetacei, FAI attenzione!”, ideata da Tethys ONLUS con il contributo di “I Luoghi del Cuore” del Fondo Ambiente Italiano, che coinvolge i frequentatori del mare, chiedendo loro di segnalare agli esperti gli avvistamenti. I dati raccolti permettono la creazione di specifiche mappe, liberamente consultabili sul sito dedicato. Anche l’associazione Jonian Dolphin Conservation dal 2009 conduce campagne di osservazione e ricerca dei cetacei nel Golfo di Taranto, coinvolgendo turisti e cittadinanza a bordo di un catamarano, scientificamente supportati dal Dipartimento di Biologia Marina dell’Università di Bari.

Con Jelly watch, Jellyfish map o Jelly Watch Program è possibile segnalare la presenza di meduse nelle spiagge ed aiutare gli scienziati a definire mappe di distribuzione.

Ricordiamo che in Toscana per segnalare avvistamenti di squali, cetacei o tartarughe marine in difficoltà è necessario allertare subito la Capitaneria di Porto (numero blu 1530) che attiverà la rete regionale per il recupero dei cetacei e tartarughe, coordinata da ARPAT, a supporto dell’Osservatorio Toscano per la biodiversità. Se possibile, sarebbe utile corredare la segnalazione con fotografie e maggiori dettagli possibili sul ritrovamento. Si raccomanda di non toccare l’animale morto. Nel caso di ritrovamento di tartarughe marcate con targhetta in plastica è possibile mettersi in contatto con ente ed operatore indicati sulla stessa.

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