Legge Salvamare: intervista a Roberto Marini, delegato del WWF Italia per la Toscana

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L’associazione WWF ha accolto con favore la definitiva approvazione del DDL Salvamare, che ha coinvolto il WWF fin dalle fasi iniziali, per favorire l’approvazione di un testo mirato al raggiungimento degli obiettivi di tutela dell’ambiente, senza aggravio di costi e responsabilità per i pescatori.

Ne abbiamo parlato con Roberto Marini, delegato del WWF Italia per la Toscana, che esprime soddisfazione anche per il riconoscimento del ruolo delle associazioni ambientaliste nella promozione delle campagne di pulizia del mare e delle acque interne, nonché nella previsione di azioni mirate alla pulizia dei fiumi. 

La legge Salvamare, che consente ai pescatori di portare a terra i rifiuti raccolti durante le attività, è un primo passo , quali sono i vantaggi e gli aspetti critici della legge secondo WWF Toscana? 

La legge Salvamare è stata ideata per rispondere alla esigenza di dare una interpretazione chiara in merito alla possibilità o meno per i pescatori di portare a terra i rifiuti accidentalmente pescati. Bisogna, in primo luogo, chiarire che, anche prima dell’entrata in vigore di questa nuova legge, non esisteva un esplicito divieto di trasporto ma esclusivamente una interpretazione restrittiva del Codice dell’Ambiente nella parte in cui si occupava della qualificazione dei rifiuti. Il WWF Italia, che ha direttamente partecipato al processo di discussione della Salvamare, già nel corso dell’audizione tenutasi in Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, ha chiarito come la soluzione potesse essere trovata attraverso alcune piccole modifiche alla normativa vigente consistenti nella equiparazione dei rifiuti accidentalmente pescati ai rifiuti rinvenuti sulle spiagge che sono considerati rifiuti urbani e quindi soggetti ad una disciplina molto meno restrittiva con riferimento al trasporto e al conferimento, rispetto ai rifiuti speciali. Al contrario il DDL, nella sua prima versione, rendeva la materia ancor più complessa perché giungeva ad equiparare i rifiuti accidentalmente pescati non ai rifiuti urbani, bensì ai rifiuti prodotti dalle navi, a causa di una erronea interpretazione della Direttiva europa (UE) 2019/883 . Il WWF, anche in sinergia con alcune associazioni di categoria dei pescatori, ha avviato una intensa attività di interlocuzione istituzionale, riuscendo ad ottenere un recepimento della direttiva coerente con le finalità dalla stessa perseguita e, dunque, favorendo la modifica del testo della Salvamare. Il problema principale è stato risolto, almeno da un punto di vista formale e interpretativo. 

Gli aspetti critici della legge si traducono in due macro categorie: da un lato, la norma appare eccessivamente variegata trattando temi che vanno molto aldilà della ratio originaria e che tendono a renderne il contenuto poco omogeneo; dall’altro, in molti casi, richiama decreti ministeriali (ancora da emanare), che fanno dell’articolato una sorta di contenitore ancora da riempire. Si tratta, pertanto, solo di un primo passo perché sarà necessario lavorare per l’ottenimento in tempi brevi di decreti attuativi ben formulati. 

Cruciale per la biodiversità e per la tutela delle coste il tema della Posidonia oceanica trattata come semplice rifiuto urbano, quali sono le valutazioni da parte del WWF?

La Posidonia oceanica è una pianta importantissima, quando si trova in acqua, perché favorisce l’ossigenazione del mare e crea un habitat idoneo alla crescita dei piccoli pesci; ma anche dopo la sua morte, quando la troviamo spiaggiata, perché arricchisce l’ecosistema.
Permangono, tuttavia, una serie di lacune sulla gestione delle biomasse vegetali, di cui all’art. 5, perché non viene posto freno alla cattiva gestione della Posidonia oceanica spiaggiata, che rappresenta un elemento essenziale per la biodiversità degli ecosistemi costieri e garantisce una protezione naturale dall’erosione costiera.

Il WWF ha espresso critiche in merito alla soppressione, nella versione definitiva del testo, dell’art. 12 che introduceva importanti disposizioni in materia di prodotti che rilasciano microfibre in plastica. Qual era il significato e l’importanza di questo articolo?

Il testo definitivo, purtroppo, non include l’obbligo di etichettatura ambientale per il rilascio di microfibre dei prodotti tessili previsto inizialmente. L’articolo 12 prevedeva infatti che fosse consigliato, nel caso in cui fosse possibile, il lavaggio a mano e a secco per ridurre il rilascio di microplastiche  indicare sull’etichetta la dicitura “questo prodotto rilascia microfibre ad ogni lavaggio contribuendo all’inquinamento da plastiche del mare”.
Il WWF auspica che questi punti siano oggetto di successivi interventi del legislatore, con l’obiettivo di dare concreta attuazione ai nuovi principi costituzionali di tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi.
È chiaro che il problema principale, oltre che rimuoverla, è evitare che tanta plastica finisca in mare. Quindi, è fondamentale il discorso del filtraggio dei rifiuti dei fiumi, l’applicazione senza deroghe di un plastic free reale (con netta diminuzione dell’usa e getta), pratiche varie industriali che rilasciano plastiche, oltre a tutto il resto, prevenzione, educazione, pulizia, ecc. 

Come si dovranno attrezzare le autorità competenti nei porti ? Qual è la situazione in Toscana? 

Si deve rimandare alla norma rispetto ai porti dotati di impianti portuali di raccolta e piccoli porti in cui il conferimento rientra nel sistema comunale di gestione dei rifiuti urbani.
In questi casi, occorrerà che siano create apposite zone di conferimento materiale, ma la situazione è ancora in evoluzione a macchia di leopardo (in alcuni porti è attiva come a Livorno, in altri non ancora) e la stiamo monitorando con attenzione.

La promozione delle campagne di pulizia marine è uno dei temi trattati dalla legge, come vi state preparando?

La legge Salvamare necessita di essere implementata da provvedimenti successivi per definire concretamente come quale sarà il contributo delle associazioni, anche se, in generale, accogliamo con favore l’attenzione alle attività di educazione ambientale e preventive di sensibilizzazione e coinvolgimento diretto dei cittadini.

A questo proposito, WWF Italia promuove l’iniziativa Spiagge plastic free, a cui aderiscono molte realtà locali, inoltre, in Toscana, sulla costa livornese e maremmana, con eventi di pulizia.

E infine, la promozione dell’educazione ambientale nelle scuole e a favore dei cittadini, che costituisce un cavallo di battaglia per la vostra associazione, che cosa avete in programma su questi temi?

È attiva una campagna nazionale del WWF con Calzedonia riguardante la pulizia di spiagge e fondali dai rifiuti, con l’obiettivo condiviso di fermare la dispersione di plastica in Natura con oltre 100 appuntamenti organizzati dagli attivisti di WWF Italia lungo tutta la Penisola fino ad agosto 2022.

Abbiamo, inoltre, la campagna con WWF S.U.B. Save UnderWater Biodiversity che è una comunità, molto estesa in Italia, che si propone di connettere tutti i volontari e gli amici del WWF che esercitano attività subacquea ricreativa o professionale, apnea o anche più semplicemente snorkeling. L’obiettivo è adottare e divulgare buone pratiche di protezione ambientale marina, tramite attività didattica e interventi di recupero, dal fondo del mare, di reti fantasma e altri attrezzi della pesca perduti, fornendo soccorso e assistenza ad animali marini in difficoltà, segnalando situazioni di degrado e illegalità quali l’inquinamento e l’attività di pesca di frodo.
Infine, in materia di educazione ambientale, WWF organizza, in varie località della costa toscana (Val di Cornia, Livorno, Maremma, ecc.), lezioni sulla spiaggia e/o in strutture turistiche inerenti la tutela dunale, la sua flora e fauna, ed inevitabilmente il problema dei rifiuti plastici.

Si ringrazia per il contributo WWF Livorno e WWF Grosseto nonché lo Staff di Avvocatura del WWF Italia.

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