Acque marine costiere del Lazio: qualità, impatti, balneabilità

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Arpa Lazio ha pubblicato il rapporto “Acque marine costiere del Lazio: qualità, impatti, balneabilità” che ha lo scopo di fornire un quadro generale dello stato dell’ecosistema marino costiero del Lazio, ponendo l’attenzione su alcuni dei numerosi aspetti che contribuiscono alla sua definizione e informando un pubblico vasto sull’impegno dell’Agenzia per garantire la salvaguardia dell’ambiente marino costiero nel rispetto delle direttive comunitarie.

L’ambiente marino costituisce un patrimonio prezioso che deve essere protetto e salvaguardato al fine di preservarne la vitalità, mantenere la biodiversità e garantirne l’utilizzo a un livello sostenibile, salvaguardando il potenziale per gli usi e le attività delle generazioni presenti e future.

Le aree marine costiere, in particolare, sono sede di ecosistemi molto complessi, caratterizzati da elevata diversità e produttività biologica, oltre che da una accentuata variabilità spaziale e temporale dei processi fisici e biogeochimici. I mari e l’ambiente costiero rappresentano, di fatto, importanti risorse economiche ed ecologiche e la conservazione dell’integrità di questi ambienti e dei loro equilibri interni è oggi l’obiettivo prioritario delle politiche di sviluppo sociale ed economico di ogni paese nel mondo.

Per secoli, enormi quantità di rifiuti e sostanze inquinanti prodotte dalle attività umane (rifiuti solidi, fanghi di fognatura, acque di scarico portate dai fiumi, petrolio e ricadute atmosferiche), veicolate attraverso i corsi d’acqua superficiali, le acque di falda, il dilavamento dei terreni e gli scarichi, sono finite nei mari, che hanno rappresentato il recettore finale sia di quanto viene “rilasciato” in maniera più o meno naturale sulla terraferma sia di quanto è immesso in maniera volontaria o accidentale. Molto di questo materiale si è diluito e disperso nelle profondità degli oceani, ma la salute ecologica delle acque costiere e delle zone marine scarsamente o nient’affatto collegate con il mare aperto può risultare gravemente pregiudicata dalla presenza di questo materiale. Forte urbanizzazione, sviluppo industriale costiero, espansione turistica, sovrasfruttamento delle risorse della pesca sono le principali forzanti antropiche che, non solo in Italia, hanno provocato, negli ultimi decenni, il degrado della qualità ambientale della fascia costiera.

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Nel corso di questi ultimi decenni è emersa la consapevolezza che le pressioni sulle risorse marine naturali e la domanda di servizi ecosistemici marini sono spesso troppo elevate e che, quindi, si manifesta l’esigenza di ridurre il loro impatto sulle acque marine, indipendentemente da dove si manifestino i loro effetti.

Gli enti preposti al controllo e alla salvaguardia ambientale di queste aree devono essere in grado di prevedere o, al più tardi, di riconoscere le situazioni di pericolo connesse alle attività antropiche, ma per fare ciò è necessario che essi abbiano a disposizione idonei strumenti e metodologie di indagine.

Tra i potenziali fruitori di una informazione aggiornata e attendibile sulle tematiche ambientali marine si può citare come esempio il personale delle Capitanerie di Porto, fondamentale supporto per le attività in mare al fianco degli operatori tecnici dell’Agenzia, spinto dalla necessità di conoscere, anche sul piano tecnico scientifico, l’origine e l’evoluzione delle criticità ambientali rinvenibili in mare. Portatori di interesse sono, ancora, gli operatori del settore turistico-ricreativo, sempre più sensibili alle tematiche ambientali e tra i primi interlocutori dei fruitori dei servizi turistici. Non ultimi vengono gli amministratori pubblici e gli addetti alla comunicazione, che necessitano di un orientamento sui problemi e sulle prospettive di un contesto ambientale così complesso, molto spesso non compreso per insufficiente o incompleta informazione.

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