A 8 secoli dalla morte di San Francesco d’Assisi (1226-2026), patrono dell’ecologia e in ricordo del magistero di Papa Francesco, ARPAT ha raccolto in un Quaderno, l’esperienza toscana de “Il Filo verde del Giubileo sostenibile” promosso dal SNPA.
Il Quaderno contiene i contributi di esperti laici e religiosi e nasce dal desiderio di rendere disponibili ad un vasto pubblico gli esiti dei “Dialoghi sulla Terra e sul Creato – L’ecologia integrale al tempo della crisi climatica” , iniziativa realizzata dall’Agenzia in due diversi momenti, a Firenze e a Pisa. I due eventi hanno beneficiato del sostegno fattivo del Coordinamento Circoli Laudato si’ e sono stati un’occasione per fare rete con una serie di soggetti come la Città Metropolitana di Firenze, il Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, il Centro di Ricerche Agro-alimentari “Enrico Avanzi” di San Piero a Grado (Pisa), il Gruppo MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) di Pisa e il Conservatorio “Pietro Mascagni” di Livorno.
Il Quaderno si propone come uno strumento di riflessione critica sulla crisi climatica e, al contempo, un omaggio per commemorare gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, che continua a offrire un modello culturale capace di dialogare con le grandi sfide del nostro tempo: cambiamento climatico, perdita di biodiversità, crisi sociale e disuguaglianze globali.
La forza del messaggio di Francesco risiede nella sua semplicità e nella sua universalità, oltre che nell’essere precursore di una visione ecologica olistica che non pone l’uomo al centro. “Purtroppo, negli ultimi anni si sta facendo avanti un forte pensiero neo-antropocentrico, che si fonda sullo sfruttamento delle risorse, senza considerare le ripercussioni sul sistema in generale – commenta Pietro Rubellini, direttore generale di ARPAT –ed è indispensabile coltivare il pensiero critico e offrire occasioni di confronto. Le ripercussioni in termini quantitativi ma anche qualitativi dell’azione dell’uomo sono ormai sotto gli occhi di tutti. L’effetto più dirompente dell’azione dell’uomo è il cambiamento climatico. Ritenere di poter continuare lo sfruttamento del nostro bene comune senza considerare le ripercussioni sull’umanità in termini di salute, sicurezza, benessere sociale intragenerazionale ed intergenerazionale è davvero irresponsabile e miope. Dobbiamo “fermarci” e cambiare i nostri modelli di sviluppo: non possiamo più sottrarci alle nostre responsabilità”.