Il 21 e 22 ottobre 2026, a Pizzo Calabro (VV), Arpacal promuove la Giornata di studio del progetto VeBS «L’ambiente come cura. Genetica, epigenetica e ambiente nelle traiettorie di salute». Due giorni per capire come i luoghi in cui viviamo lasciano un segno nella nostra biologia e come un ambiente di qualità può aiutarci a stare meglio.
L’evento è organizzato su proposta di Arpa Calabria, in collaborazione con Arpae Emilia-Romagna, e chiude il progetto nazionale VeBS. Sarà l’occasione per presentare i risultati raggiunti e per aprire un confronto tra ricercatori, istituzioni e operatori della sanità e dell’ambiente.
Che cos’è il progetto VeBS
VeBS è un progetto del Piano nazionale complementare (PNC) dal titolo «Il buon uso degli spazi verdi e blu per la promozione della salute e del benessere». Il coordinamento scientifico è dell’Istituto Superiore di Sanità.
L’idea di fondo è semplice: parchi, boschi urbani, fiumi, laghi e coste non sono solo luoghi piacevoli, ma risorse per la salute pubblica. Il progetto ha messo insieme agenzie ambientali, università ed enti sanitari per studiare questi spazi e tradurre le conoscenze in strumenti concreti.
Il lavoro si è articolato in quattro Obiettivi:
- Obiettivo 1 – ISPRA: mappatura delle politiche regionali, andamento dei pollini, accessibilità al verde urbano pubblico.
- Obiettivo 2 – Casi studio: tre casi studio sul territorio e l’individuazione di biomarcatori di esposizione, effetto e suscettibilità nelle aree verdi e blu.
- Obiettivo 3 – CINSA: un atlante delle specie vegetali e linee guida per il rimboschimento multifunzionale.
- Obiettivo 4 – Comunicazione e formazione: sito web, divulgazione e formazione.
Arpa Calabria ha un ruolo centrale, esprimendo il coordinamento tecnico e ha scelto il tema della giornata conclusiva: il legame tra ambiente ed epigenetica.
L’ambiente che cura
Per anni proteggere l’ambiente ha significato soprattutto limitare i danni: meno smog, meno rumore, meno sostanze tossiche. Oggi la ricerca permette un passo in più. Gli ambienti sani, e in particolare le aree verdi e blu, non sono solo luoghi meno rischiosi: promuovono attivamente la salute.
Le aree verdi sono parchi, giardini, boschi urbani, filari di alberi e corridoi ecologici. Le aree blu sono mari, laghi, fiumi, zone umide e coste. Entrambe aiutano a muoversi di più, a stare meglio psicologicamente, a ridurre calore e rumore e a respirare aria migliore.
Il nostro DNA è come un grande libro di istruzioni. L’epigenetica studia i «segnalibri» che decidono quali pagine leggere e quali tenere chiuse, senza cambiare una sola lettera del testo.
Uno dei segnalibri più importanti è la metilazione del DNA: piccole etichette chimiche che accendono o spengono l’attività di alcuni geni. Influenzano processi legati a stress, infiammazione, metabolismo, plasticità del cervello e invecchiamento biologico.
La notizia è che questi segnalibri non sono fissi. Possono cambiare con l’ambiente, lo stile di vita, l’attività fisica, lo stress e le condizioni sociali. L’organismo dispone anche di strumenti, come una famiglia di enzimi chiamati Tet, capaci di rimuovere alcune di queste etichette.
In sintesi: un ambiente sfavorevole può lasciare un’impronta biologica, ma un ambiente sano può contribuire a rimodularla.
Se l’ambiente incide sui nostri meccanismi biologici, verde e blu vanno progettati, monitorati e gestiti come vere infrastrutture di salute pubblica. Non basta aumentare i metri quadri di prato o aprire un tratto di costa.
Servono qualità ecologica, accessibilità, sicurezza, continuità, manutenzione, controllo degli inquinanti e collegamento con i servizi sanitari e sociali. La sfida dei prossimi anni, concludono Iannone e Ciappetta, è portare queste evidenze nella pianificazione del territorio: meno consumo di suolo, più natura, più monitoraggio integrato e un’alleanza più solida tra ambiente, sanità e urbanistica.
È qui che il lavoro delle agenzie ambientali come Arpacal diventa decisivo: misurare la qualità degli ambienti significa anche prendersi cura della salute di chi li abita.
A Pizzo, due giornate con i protagonisti della ricerca
Mercoledì 21 ottobre: la sessione scientifica. Presiede Giacinto Ciappetta, coordinatore tecnico del progetto. Dopo i saluti istituzionali, la keynote lecture di Michelangelo Iannone, «L’ambiente che cura e la biologia della salute», apre una giornata che attraversa tutto il corso della vita, dall’infanzia all’invecchiamento.
Intervengono alcune tra le principali istituzioni scientifiche del Paese:
- Istituto Superiore di Sanità: Gemma Calamandrei su salute mentale e declino cognitivo, Ornella Punzo su clima e disuguaglianze, Simona Gaudi sull’interazione tra genoma e ambiente per una prevenzione di precisione.
- Dipartimento di Epidemiologia del SSR del Lazio: Manuela De Sario e Chiara Badaloni sulla salute in età evolutiva.
- Università di Bologna: Marco Domenicali sulla salute cardio-respiratoria.
- CINSA, Università di Parma: Nelson Marmiroli sui meccanismi molecolari dell’interazione tra ambiente e organismo.
- ARPAE Emilia-Romagna: Annamaria Colacci su «La memoria dell’ambiente» e l’eredità epigenetica.
- Università «Magna Græcia» di Catanzaro: Domenico Britti su animali sentinella, pesticidi e approccio One Health.
Giovedì 22 ottobre: i risultati del progetto. Presiede Teresa Benincasa, responsabile comunicazione di ARPA Calabria. ISS, ISPRA, CINSA, ARPA Abruzzo, ARPAE, il DEP Lazio, l’Università Cattolica e ARPA Calabria presentano i prodotti finali dei quattro Obiettivi: dalle mappe dell’accesso al verde all’atlante delle specie vegetali, fino agli strumenti di comunicazione e formazione.
Ad aprire i lavori sono attesi i saluti istituzionali di Regione Calabria, ISPRA e SNPA, Ministero della Salute e ARPAE Emilia-Romagna.
Per info:
Segreteria organizzativa ARPACAL – direzionegenerale@arpacal.it
www.vebs.it
Per approfondire: M. Iannone, G. Ciappetta, «Ambiente che cura: aree verdi e blu, epigenetica e salute», Ecoscienza n. 3, luglio 2026, pp. 8–9.