Plastica in mare: la Toscana tra informazioni ambientali e possibili azioni di contrasto

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La fotografia più recente dello stato delle nostre coste non lascia spazio a interpretazioni: la plastica resta la protagonista indiscussa dell’inquinamento marino. Per questo, l’Arpa Toscana ha deciso di mettersi in gioco, impegnandosi nel progetto europeo EPIC, dedicato allo studio e alla riduzione delle macroplastiche in mare, con l’obiettivo principale di intervenire prima che i rifiuti si frammentino ed entrino nella catena alimentare marina. 

Rifiuti spiaggiati

Secondo i dati raccolti da Arpa Toscana nel 2024, sulle spiagge toscane si trovano in media 489 rifiuti ogni 100 metri lineari, un valore enormemente lontano dall’obiettivo europeo dei 20 oggetti/100 metri fissato per raggiungere il Buono Stato Ambientale.

Il record negativo appartiene a Marina di Castagneto Carducci (LI), con 893 oggetti/100 metri, mentre la spiaggia più “virtuosa” è risultata Collelungo (GR), all’interno del Parco della Maremma, con 225 oggetti/100 metri. Non è un caso che sia un’area protetta: segno evidente di quanto la pressione antropica e la cattiva gestione dei rifiuti pesino sullo stato delle nostre coste.

Negli ultimi anni la situazione non è migliorata: il 2023 ha segnato il picco del decennio con 948 oggetti/100 metri, mentre solo nel 2020 – complice la pandemia e la conseguente riduzione della mobilità – si era osservata una temporanea diminuzione.

Microplastiche: un mare di frammenti invisibili

Non va meglio sotto la superficie. Il monitoraggio Arpa Toscana sulle acque marine superficiali nel 2024 ha rilevato 0,049 microplastiche per metro quadrato (m²), un valore 58 volte superiore al limite raccomandato dalla Convenzione di Barcellona (0,000845 oggetti/m²).

Il dato più elevato si registra a Donoratico (LI) con 0,116 oggetti/m². Le forme più comuni sono i frammenti (81%), in gran parte bianchi (76%), seguiti da fogli plastici e altri residui. Questi frammenti, prodotti dalla frammentazione delle macroplastiche, rischiano di entrare direttamente nella catena alimentare marina, con effetti ancora poco studiati ma potenzialmente devastanti sulla biodiversità e sulla salute umana.

Cosa dicono esperti e i rappresentanti delle associazioni che abbiamo consultato

Il quadro tracciato dai numeri trova eco nelle voci di esperti e ambientalisti che ArpaToscana ha incontrato.

  • Mariasole Bianco, biologa marina e autrice di Pianeta oceano, insiste sull’urgenza di ridurre l’uso della plastica monouso: “Bastano piccoli cambiamenti nelle nostre abitudini quotidiane per generare un grande impatto”.
  • Franco Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana, richiama invece la necessità di “cambiare rotta”, partendo dai dati della beach litter e lavorando su comportamenti individuali e collettivi.
  • Carlo Pretti, professore ed esperto di ecologia marina, sottolinea inoltre come l’aumento delle temperature nel Mediterraneo stia aggravando gli effetti dell’inquinamento da plastica sugli ecosistemi marini.

Il messaggio che accomuna tutti è chiaro: servono azioni concrete e un impegno comune, perché nessuno può tirarsi indietro.

Le azioni alla nostra portata

Gran parte dei rifiuti spiaggiati nasce da cattiva gestione e comportamenti scorretti. Ci sono però pratiche semplici ed efficaci che ciascuno può adottare:

  • ridurre o evitare l’uso di prodotti monouso (piatti, posate, cannucce, cotton fioc)
  • sollecitare i Comuni a installare cestini per la raccolta differenziata;
  • partecipare ad azioni di volontariato come le campagne di pulizia di Legambiente, WWF o EUBeachCleanup;
  • contribuire a iniziative di citizen science, come Piccoli gesti, grandi crimini di Marevivo;
  • informarsi e adottare comportamenti sostenibili nella vita quotidiana.

Sul fronte normativo, l’Europa ha introdotto la Direttiva SUP (Single Use Plastics) del 2019, che vieta diversi prodotti monouso, e nuovi regolamenti riguardanti microplastiche e pellet. In Italia, la Legge “SalvaMare” consente ai pescatori di riportare a terra i rifiuti raccolti durante le battute di pesca, mentre la Regione Toscana ha avviato iniziative per ridurre la plastica usa e getta sulle spiagge.

Ma la vera sfida resta globale. I negoziati per un Trattato mondiale contro l’inquinamento da plastica, svoltisi a Ginevra nell’agosto 2025, si sono arenati a causa dell’opposizione di una decina di Paesi strategici – tra cui Stati Uniti, Cina, India, Russia, Arabia Saudita e Brasile. Senza un accordo vincolante, la svolta storica necessaria per proteggere mari e oceani resta ancora lontana.

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