eDNA, confronto scientifico sul monitoraggio ambientale

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Il DNA ambientale, o environmental DNA (eDNA), consente di rilevare la presenza di specie animali, vegetali o di microrganismi attraverso le tracce genetiche che gli organismi lasciano nell’ambiente: cellule, muco, feci, peli, polline o altri residui biologici. È una tecnica consolidata nella ricerca sulla biodiversità e sempre più utilizzata a supporto dei monitoraggi ambientali.

Proprio alla valutazione di questo metodo è stato dedicato il Forum scientifico del progetto ALPIMED+ ECOTERR, coordinato da Arpa Liguria il 15 maggio a Cuneo. Il tema non è più soltanto la possibilità di usare l’eDNA, ma come renderne l’applicazione robusta, replicabile e confrontabile nei programmi di monitoraggio.

L’incontro ha riunito esperti di Ispra, Istituto Zooprofilattico del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta, Fondazione Edmund Mach, Università di Firenze, Milano-Bicocca e Molise, Arpa FVG, Regione Liguria e Arpa Liguria.

Dal campione al dato

Il principio è semplice: ogni organismo lascia una traccia genetica nell’ambiente in cui vive o transita. Raccogliendo un campione di acqua, suolo, sedimento o aria è possibile cercare quel DNA e ottenere indicazioni sulla presenza di una specie, anche quando non viene osservata direttamente.

Il materiale biologico viene concentrato, il DNA estratto e analizzato in laboratorio. Le analisi possono cercare una singola specie, ad esempio con tecniche mirate come la qPCR, oppure descrivere una comunità biologica più ampia attraverso il metabarcoding.

Il dato genetico richiede però un’interpretazione ecologica. La presenza di eDNA in un campione non indica automaticamente quanti individui siano presenti, né quanto siano vicini al punto di campionamento. Correnti, stagione, degradazione del DNA, contaminazioni e qualità delle banche dati genetiche sono elementi decisivi per una corretta lettura dei risultati.

Applicazioni nel progetto

Nel progetto ALPIMED+ ECOTERR, di cui Arpa Liguria è capofila, il metodo viene applicato a obiettivi diversi: la ricerca di specie di interesse conservazionistico, come lontra e puzzola; l’individuazione precoce di specie aliene invasive, come il gambero della Louisiana; il monitoraggio di patogeni, come il Ranavirus, rilevabili direttamente dall’ambiente.

L’eDNA non sostituisce i metodi tradizionali, come osservazioni dirette, fototrappole o rilievi sul campo, ma li integra. È particolarmente utile per specie rare, elusive o difficili da rilevare. Un esempio recente è il rilevamento nel Mediterraneo del cogia di De Blainville, o capodoglio pigmeo, individuato attraverso l’analisi del DNA ambientale senza avvistamenti diretti.

Un confronto transfrontaliero

Il Forum scientifico è uno dei quattro tavoli del PITER ALPIMED+ ECOTERR, progetto di cooperazione italo-francese finanziato dal programma europeo Interreg Alcotra 2021-2027. Accanto al forum scientifico si sono svolti il forum economico, quello dei cittadini e quello dei progetti, con l’obiettivo comune di contribuire alla definizione della Strategia Alpi-Mediterraneo 2030-2050.

Il confronto coordinato da Arpa Liguria e Regione Liguria ha permesso di condividere esperienze, criticità e prospettive di applicazione dell’eDNA nei contesti alpini e mediterranei, con l’obiettivo di rafforzare metodi validati e confrontabili a supporto della tutela della biodiversità.

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