Evento di presentazione del primo rapporto nazionale di Sistema dedicato alle attivazioni delle Agenzie Ambientali in contesti emergenziali, elaborato sulla base dei dati riferiti all’anno 2024 (6 novembre 2025, Fiera di Rimini, Ecomondo, Stand ISPRA/SNPA Spazio Talk Facciamo Circolare)
Nel 2024 le Arpa sono intervenute per 2.037 emergenze con possibili ricadute sull’ambiente. Di questi interventi, 314 sono classificati “di livello 1” (per eventi che richiedono risposte urgenti, ma non necessariamente immediate), 1.723 sono classificati “di livello 2” (interventi immediati, non differibili, per emergenze). È quanto traspare dal Primo rapporto del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente dedicato alle “attivazioni in emergenza”, presentato giovedì 6 novembre a Rimini nell’ambito di Ecomondo.
Il documento analizza la natura degli eventi che hanno richiesto l’attivazione emergenziale delle Arpa/Appa. Gli sversamenti, cioè immissioni nell’ambiente non autorizzate di reflui e rifiuti, risultano la casistica più frequente: circa 480 eventi sono classificati come “sversamento non riconducibile ad altre voci”, una categoria che comprende sversamenti che coinvolgono più matrici ambientali. Seguono gli incendi in attività produttive e i problemi legati ad attività agricole e zootecniche (circa 100 eventi per ciascuna di queste categorie).
Le acque superficiali sono la matrice ambientale in assoluto più impattata dalle emergenze ambientali su cui sono intervenute le Arpa (nel 53,7% degli interventi si tratta della matrice prevalentemente impattata). Seguono atmosfera (24,6%) e suolo (12,9%), mentre solo nel 3,6% dei casi mare e lagune sono la matrice prevalentemente coinvolta.
“I corpi idrici superficiali”, scrivono gli autori del Rapporto, “si confermano come la matrice ambientale più frequentemente coinvolta [negli interventi delle Arpa per le emergenze] e, conseguentemente, vulnerabile durante le situazioni di emergenza. La loro esposizione diretta agli agenti contaminanti, unita alla capacità di trasportare rapidamente le sostanze lungo corsi d’acqua anche estesi, li rende una matrice ambientale particolarmente sensibile e strategica, sia in fase di primo impatto che nella gestione post evento”. La vulnerabilità di questa matrice ambientale trova conferma nei numeri elaborati nel Rapporto, tanto che risalta la necessità di rafforzare le capacità di risposta del Snpa in emergenze che impattano le acque superficiali.
Le regioni in cui si sono verificati più interventi emergenziali sono la Lombardia (637 interventi), il Veneto (339), l’Emilia-Romagna (303), la Toscana (134), il Piemonte (113). È importante chiarire che non si tratta, in assoluto, del numero di emergenze ambientali che si sono verificate in ciascun territorio. Piuttosto, sono conteggiate quelle in cui le Arpa/Appa sono state attivate a supporto delle strutture di primo intervento (Forze dell’Ordine, Vigili del fuoco, Protezione civile) e sulla base delle modalità organizzative delle Agenzie, che possono variare da regione a regione.
Infatti – come spiegano i curatori del Rapporto – Ispra e le Arpa non sono enti di primo soccorso o di intervento diretto per proteggere la popolazione che si trova in condizioni di pericolo. Nelle situazioni di emergenza, svolgono attività tecnica a supporto delle forze di primo intervento, così come, nel valutare le conseguenze delle emergenze sull’ambiente, aiutano a comprendere il rischio per la popolazione che può derivare dalla compromissione delle matrici ambientali dovuta all’evento emergenziale.
Se si prendono in considerazione soltanto gli eventi di livello 2 che hanno richiesto un intervento sul campo (in alcuni casi le Arpa agiscono solo da remoto), le regioni con più interventi sono Lombardia (313 interventi), l’Emilia-Romagna (300), il Veneto (257), la Toscana (92), il Lazio (60).
Se, invece, si analizza soltanto una delle categorie di interventi emergenziali, cioè gli interventi per gli incendi (in particolare incendi in attività produttive e siti di gestione dei rifiuti), le regioni con più attivazioni delle Arpa sono Emilia-Romagna (51 interventi), Lombardia (45), Veneto (29), Lazio (25) e Campania (24).
Chiaramente – sottolineano gli autori del Rapporto, curato dalla Rete tematica “Emergenze ambientali” del Snpa – il numero di attivazioni in emergenza in ciascuna regione può essere significativamente influenzato dalle caratteristiche specifiche del territorio e dai fattori di pressione presenti a livello regionale, in particolare dalla densità abitativa, dall’estensione territoriale, dal numero di insediamenti industriali presenti.
Programma dell’evento di presentazione (Rimini, Ecomondo, 6 novembre 2025)
Rapporto attivazioni SNPA in emergenza: dati 2024





