Aggiornato l’Inventario regionale delle sorgenti di emissione in atmosfera della Toscana

La versione aggiornata dell’Inventario regionale delle sorgenti di emissione in atmosfera della Regione Toscana al 2017 (IRSE 2017) definisce anche gli scenari emissivi al 2022, 2025, 2027

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Il lavoro di redazione dell’aggiornamento 2017 dell’IRSE è stato gestito da ARPAT su mandato della Regione Toscana ed ha portato alla predisposizione dell’Inventario regionale per l’anno 2017, all’aggiornamento degli anni 1995-2000-2003-2005-2007-2010, alla definizione degli scenari emissivi al 2022, 2025, 2027 e alla speciazione delle emissioni di ossidi di azoto, polveri e composti organici volatili non metanici.

L’Inventario Regionale delle Sorgenti di Emissioni in atmosfera è una raccolta ordinata dei quantitativi di inquinanti emessi da tutte le sorgenti presenti nel territorio regionale, industriali, civili e naturali. Il database IRSE contiene, in particolare, informazioni dettagliate sulle fonti regionali di inquinamento, la quantità e la tipologia di inquinanti emessi. La stima delle emissioni è stata effettuata secondo la metodologia elaborata nell’ambito del progetto CORINAIR (CooRdination Information AIR) promosso e coordinato dalla DG XI della Comunità Europea.

Le sorgenti emissive incluse nell’Inventario sono classificate secondo la nomenclatura standard europea SNAP ’97 (Selected Nomenclature for Air Pollution) che, come livello di aggregazione più ampio, le divide in 11 macrosettori e sono distinte in:

  • sorgenti puntuali, che è utile localizzare direttamente sul territorio
  • sorgenti lineari, ovvero le principali arterie (strade, linee fluviali, linee ferroviarie)
  • sorgenti areali, che emettono su un’area ben definita (porti, aeroporti, depositi di materiale pulverulento, discariche, ecc.)
  • sorgenti diffuse, non incluse nelle classi precedenti che necessitano, per la stima delle emissioni, di un trattamento statistico.

Gli inquinanti presi in considerazione nell’inventario regionale delle emissioni e per cui è stata effettuata la stima su tutte le attività SNAP sono così aggregati:

  • Inquinanti principali (es. monossido di carbonio, composti organici volatili non metanici, ossidi di azoto, PM10, PM2.5, ossidi di zolfo, ammoniaca)
  • Metalli Pesanti (es. arsenico, cadmio, nichel, piombo, rame, zinco)
  • Gas Serra (metano, anidride carbonica, monossido di diazoto)
  • Benzene e IPA
  • Microinquinanti (es. diossine, furani, esaclorobenzene, policlorobifenili)
  • Altri inquinanti (es. acido cloridrico, acido fluoridrico)

Le informazioni contenute all’interno dell’aggiornamento al 2017 dell’inventario sono relative agli anni 1995, 2000, 2003, 2005, 2007, 2010, 2013, 2015 e 2017.

In questa notizia viene riportato un esempio delle informazioni ottenibili dall’Inventario delle emissioni 2017 sui livelli emissivi di alcuni inquinanti principali; in particolare, vengono presentate alcune elaborazioni delle emissioni totali regionali per i composti organici volatili non metanici (COVNM), gli ossidi di azoto (NOx), le particelle sospese < 10 micrometri (PM10), gli ossidi di zolfo (SOx) e l’ammoniaca (NH3).

I principali contributi emissivi a livello regionale per l’anno 2017

macrosettore snapDi seguito si possono osservare alcuni grafici che mostrano i principali contributi emissivi alle emissioni regionali relative all’anno 2017, aggregati a livello di macrosettore SNAP. Le percentuali riportate in grafico sono solo quelle superiori al 5%.

contributi-covnm.JPGLe emissioni regionali di composti organici volatili non metanici sono principalmente imputabili a

  • uso di materiali contenenti solventi sia in ambito commerciale che in ambito domestico (Uso di solventi, 39%),
  • vegetazione, zone umide e incendi (Altre sorgenti/natura, 28%),
  • combustione in ambito domestico del settore terziario e agricolo (Impianti di combustione non industriali, 15%),
  • trasporti stradali su gomma (Trasporti stradali, 9%).

contributi-ossidiazoto.JPGIl principale settore che contribuisce alle emissioni regionali di ossidi di azoto è quello dei trasporti stradali (Trasporti stradali, 59%), a questo si aggiungono

  • i processi di combustione funzionali alla produzione industriale (Impianti di combustione industriale e processi con combustione, 14%),
  • i trasporti non stradali come porti, aeroporti, ferrovie, fuoristrada usati in ambito agricolo e industriale (Altre sorgenti mobili e macchine, 11%),
  • la combustione in ambito domestico del settore terziario e agricolo (Impianti di combustione non industriali, 8%),
  • le attività di combustione negli impianti di produzione di energia e di trasformazione delle materie prime funzionali alla produzione di energia elettrica (ad es. petrolio) (Combustione nell’industria energia e trasformazione fonti energetiche, 5%).

contributi-ammoniaca.JPGLe emissioni regionali di ammoniaca sono originate principalmente da

  • le attività di produzione agricola (Agricoltura, 50%),
  • la produzione di energia geotermica (Estrazione e distribuzione combustione ed energia geotermica, 28%),
  • la combustione in ambito domestico, del settore terziario e agricolo di biomassa legnosa (Impianti di combustione non industriali, 13%),
  • le attività di gestione dei rifiuti (Trattamento e smaltimento rifiuti, 5%).

contributi-pm10.JPGLa maggiore fonte delle emissioni di PM10 in ambito regionale è la combustione in ambito domestico, nel settore terziario e agricolo principalmente di biomassa legnosa (Impianti di combustione non industriali, 73%), a queste si aggiungono le emissioni da

  • le attività di produzione industriale che non prevedono processi di combustione (Processi senza combustione, 6%),
  • i trasporti stradali (Trasporti stradali, 9%),
  • le attività di produzione agricola (Agricoltura, 5%).

contributi-ossidi-zolfo.JPGLe emissioni regionali di ossidi di zolfo derivano da attività che prevedono combustione:

  • le attività di combustione negli impianti di produzione di energia e di trasformazione delle materie prime funzionali alla produzione di energia elettrica (Combustione nell’industria energia e trasformazione fonti energetiche, 20%),
  • la combustione in ambito domestico, del settore terziario e agricolo (Impianti di combustione non industriali, 12%),
  • i processi di combustione funzionali alla produzione industriale (Impianti di combustione industriale e processi con combustione, 20%),
  • i trasporti non stradali come porti, aeroporti, ferrovie, fuoristrada usati in ambito agricolo e industriale (Altre sorgenti mobili e macchine, 14%).

A queste si aggiungono le emissioni derivanti dai processi produttivi in ambito industriale che non prevedono attività di combustione (Processi senza combustione, 32%).

livelli-emissivi-regionali.jpg

L’andamento temporale (trend) delle emissioni regionali

Una prima analisi dei trend per gli inquinanti esaminati mostra un generale decremento dei livelli emissivi regionali, in particolare in relazione agli ultimi anni presenti nell’inventario IRSE 2017. A tale decremento contribuiscono in maniera più o meno importante i diversi macrosettori.

Composti organici volatiliAlla riduzione delle emissioni di composti organici volatili non metanici contribuiscono principalmente

  • i processi industriali che non prevedono combustione (Processi senza combustione),
  • l’uso di solventi,
  • i trasporti stradali.

ammoniaca.JPGLa riduzione delle emissioni di ammoniaca è più evidente a partire dall’anno 2013 ed è principalmente connessa alla riduzione delle emissioni da produzione di energia geotermica e agricola.

ossidi-azoto.JPGLa riduzione delle emissioni regionali di ossidi di azoto è riconducibile alla riduzione dei contributi emissivi da attività di combustione in ambito industriale (Combustione nell’industria energia e trasformazione fonti energetiche, Impianti di combustione industriale e processi con combustione) e nell’ambito dei trasporti su strada.

pm10.JPGI livelli emissivi di PM10 sono quelli che, in termini assoluti, mostrano una riduzione minore tra gli anni 1995-2017 rispetto agli altri inquinanti analizzati.

Questo andamento è dovuto al fatto che la principale fonte emissiva, la combustione in ambito domestico, terziario e agricolo, principalmente di biomassa legnosa, mostra un andamento abbastanza costante nel tempo.

Le sorgenti che contribuiscono maggiormente alla riduzione delle emissioni di PM10, soprattutto a partire dall’anno 2007, sono i processi di combustione nell’industria energetica e di trasformazione, i processi industriali che non prevedono combustione, i trasporti stradali e le attività agricole.

ossidi-zolfo.JPGPer l’ossido di zolfo si assiste ad una riduzione delle emissioni per quasi tutti i macrosettori, in particolare, ovviamente, per quei macrosettori che comprendono attività di combustione quali

  • l’industria energetica e di trasformazione, il riscaldamento in ambito domestico e terziario (Impianti di combustione non industriali),
  • la produzione industriale (Impianti di combustione industriale e processi con combustione),
  • i trasporti stradali e i trasporti non su strada quali ad esempio porti, aeroporti, treni (Altre sorgenti mobili e macchine).

Per approfondimenti è possibile consultare le tabelle con i dati dei livelli emissivi regionali dei vari inquinanti (COVNM , ammoniaca, ossidi di azoto, PM10, ossido di zolfo).

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