Una risposta alle sfide per la ripartenza, l’editoriale di Stefano Laporta per Ecoscienza 2/2021

Senza tutela dell’ambiente non c’è sviluppo sostenibile e, senza questo, non c’è una sana qualità di vita.

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Dopo un ultimo anno a dir poco problematico e complesso a causa della pandemia tuttora in corso, abbiamo capito tutti, anche chi non si occupa specificamente di ricerca ambientale, che senza tutela dell’ambiente non c’è sviluppo sostenibile e, senza questo, non c’è una sana qualità di vita.

Le indicazioni del governo sono chiare: la trasformazione del Ministero dell’Ambiente in Ministero della Transizione ecologica è un messaggio ben definito, una chiara presa di posizione rispetto alla quale tutto il sistema della ricerca pubblica italiana si è detto pronto e si sente ancor più responsabile. Da qui a 10 anni dovremo puntare su tecnologie innovative che siano anche in grado di “migliorare il potenziale di crescita della nostra economia” aumentando l’occupazione, come dichiarato in Senato dal presidente Mario Draghi. Sfida non da poco e non facile, soprattutto in questa fase del Paese che soffre di una crisi dovuta alle restrizioni rese necessarie a causa della pandemia in corso.

In questo contesto, lo strumento del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è un banco di prova decisivo. Per quanto ci riguarda, come Sistema nazionale di protezione dell’ambiente, c’è innanzitutto da semplificare e snellire la questione delle procedure amministrative. Questo tema è emerso chiaramente sia nell’evento di presentazione “Presto e bene” con il ministro Roberto Cingolani (17 marzo 2021), sia nei dibattiti che si sono susseguiti nelle tre giornate dedicate alla Transizione ecologica aperta (Tea, 29- 30-31 marzo), con i quali abbiamo voluto offrire un luogo comune di discussione aperta, necessario per affrontare le sfide che il Paese ha davanti e che il recovery plan ci pone, una discussione tra operatori del Sistema, stakeholder di riferimento e cittadini.

Oltre 1.000 persone hanno seguito l’evento di presentazione con il ministro, un preciso segnale dell’attenzione, dell’attesa e anche di una nuova sensibilità che si è creata attorno ai temi ambientali e alle soluzioni che una tale sinergia è in grado di offrire. Ho ribadito che non avremmo potuto essere esaustivi né fornire tutte le risposte, ma che ci impegneremo per rispondere al meglio con l’intento di essere pronti a centrare gli obiettivi del Piano che ci riguardano e ci coinvolgono.

La mia prospettiva di presidente anche del Snpa mi mostra quotidianamente alcune Agenzie regionali in difficoltà rispetto al carico di lavoro che viene loro richiesto, oltre a una disparità tra agenzie stesse che va colmata e ho più volte sottolineato la necessità di investire maggiormente nelle infrastrutture “abilitanti” – prima fra tutte il capitale umano – e nel sistema dei controlli pubblici ambientali.

Per realizzare tutto quello che il Piano ci chiede e poter contribuire alla ripresa post pandemica, devono essere potenziati alcuni settori (in primis, come ho detto, il sistema pubblico dei controlli ambientali) e definiti piani e progetti in tempi molto rapidi. La sfida che attende noi e il nuovo Ministero per la Transizione ecologica è importante e strategica, ne siamo tutti consapevoli e il programma del prossimo futuro si basa sulla massima operatività e soprattutto sulla collaborazione con gli enti e i centri di ricerca, con le amministrazioni centrali e periferiche e con gli stakeholder privati.

Oltre alle necessarie risorse finanziarie, c’è bisogno di un cambio di rotta nelle procedure amministrative, ma vorrei ricordare – questo da cittadino – che c’è bisogno anche di un cambio di prospettiva e di abitudini da parte di tutti noi, senza il nostro aiuto il mondo della ricerca e le strategie messe in campo avranno poco successo.

È emerso con chiarezza dai webinar Tea che oggi più che mai si rende necessario questo cambio di rotta, ogni azione dovrà puntare alla sostenibilità che deve anche essere strumento di crescita economica. “Transizione ecologica” significa anche cambiamento radicale negli stili di vita, nei cicli produttivi, che abbia la conservazione dell’ambiente come obiettivo imprescindibile. È importante in questo momento che si faccia informazione e si comunichi ai cittadini questo significato e l’importanza di attuare questo passaggio, cui siamo chiamati tutti a fornire un contributo e in cui il contributo di tutti può fare la differenza.

I seminari Tea hanno contribuito fortemente a comunicare e informare sul potenziale dell’Ispra e di tutto il Sistema e su come e quanto la ricerca pubblica del nostro Paese si sia da subito resa disponibile a fornire soluzioni e innovazioni. La tutela dell’ambiente è una responsabilità individuale e collettiva, perché “nessuno si salva da solo”, come abbiamo più volte sentito ripetere in questo ultimo anno e lo sviluppo sostenibile appare sempre di più l’unica strada da percorrere per uno sviluppo economico duraturo, per la protezione sociale e per la ripresa del nostro Paese.

Stefano Laporta
Presidente Ispra e Snpa

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